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Benedetto XVI torna in Vaticano per vivere nel monastero Mater Ecclesiae

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Aleteia - pubblicato il 02/05/13

Papa Francesco pubblicherà un'enciclica partendo da una bozza di Ratzinger?

Questo giovedì papa Francesco darà il benvenuto in Vaticano a Benedetto XVI, che d'ora in poi vivrà presso il ristrutturato monastero "Mater Ecclesiae". Il pomeriggio del 28 febbraio, infatti, Ratzinger, dopo aver rinunciato al ministero petrino, aveva lasciato il Vaticano per ritirarsi nella residenza pontificia di Castel Gandolfo.

Ad attendere Joseph Ratzinger all'eliporto vaticano, intorno alle 17.00, ci saranno il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il cardinale decano Angelo Sodano. Benedetto XVI percorrerà poi in macchina poche centinaia di metri per raggiungere la sua nuova e definitiva residenza, dove  ad accoglierlo ci sarà papa Francesco (Il Sismografo, 2 maggio), “gesto benevolo coerente con quanto sinora ha fatto per costruire con il predecessore un rapporto collaborativo, leale, familiare” (Il Messaggero, 1° maggio). Benedetto XVI ha già ribadito che intende condurre un’esistenza isolata, continuando a sentirsi unito alla Chiesa grazie alla preghiera. Nel monastero potrà dedicarsi agli studi biblici, al pianoforte e agli scritti teologici. Allo scopo, è stata attrezzata per lui una spaziosa biblioteca con tutti i suoi volumi.

È stato Giovanni Paolo II a volere un monastero in Vaticano, nella “Casetta Giardini”, “un edificio di inizio Novecento con cappella, coro, laboratorio, cucina, refettorio, dodici celle, biblioteca, foresteria, parlatorio, infermeria e un piccolo orto” (Corriere della Sera, 26 aprile). Abiteranno con Joseph Ratzinger le quattro Memores Domini che lo assistono e l'arcivescovo Georg Gänswein, mentre alloggerà altrove la segretaria Birgit Wansing, che continuerà tuttavia ad aiutarlo ogni mattina nella stesura dei documenti. Nell’edificio c’è anche una stanza pronta per ospitare suo fratello, don Georg, ogni volta che questi vorrà fargli visita.

Dal 1994 al 2012 il monastero ha accolto clarisse, carmelitane scalze, benedettine e visitandine. Madre Sofia Cichetti, priora benedettina, ha affermato che Ratzinger aveva chiesto alle monache di pregare per lui. “Da quello stesso monastero dove tanto si è pregato per lui, sarà lui a pregare per il suo successore e per tutta la Chiesa”, ha scritto L'Osservatore Romano.

Sta quindi per iniziare l'inedita “coabitazione” del papa emerito e del suo successore. Si incontreranno? Papa Francesco, quando ne sentirà il bisogno, lascerà la residenza di Santa Marta in cui continua a risiedere per andare dall’altra parte dei giardini vaticani a trovare il suo predecessore? Se è difficile dare una risposta al quesito, ciò che è certo è che tra i due è già iniziata una certa collaborazione, almeno sul piano teologico.

Come infatti Ratzinger scrisse la sua prima enciclica, la “Deus caritas est”, nel Natale 2005 rimodellando un testo sul quale stava lavorando il suo predecessore Giovanni Paolo II, così papa Francesco potrebbe dare presto alle stampe – si dice entro il prossimo autunno – la sua prima enciclica intervenendo su una bozza dedicata al tema della fede che Benedetto XVI gli ha consegnato durante il loro ultimo incontro, avvenuto a Castel Gandolfo il 23 marzo (La Repubblica, 30 aprile).

La bozza ratzingeriana, di circa 30-40 cartelle, ha avuto “una genesi fulminea”. Nell'ottobre scorso, aprendo l'Anno della Fede, Benedetto XVI ha chiesto all’ufficio dottrinale dell’ex Sant’Uffizio di lavorare su una prima bozza che avesse al centro il tema della fede alla luce dei suoi interventi in merito, testi papali ma anche libri, in primis il volume del 1968 “Introduzione al cristianesimo”. “I teologi vaticani, dopo poche settimane, gli hanno inviato un testo che ha rimandato indietro chiedendo un ulteriore lavoro. La seconda bozza gli è stata consegnata circa un mese prima dell’annuncio della rinuncia al soglio di Pietro. Ratzinger l’ha tenuta con sé, per poi consegnarla a Bergoglio dicendogli di decidere lui cosa farne”. Oltretevere si dice che il testo “è completo”, “dottrinalmente ineccepibile e ben fatto”.

Per la vaticanista Marina Ricci, la coesistenza in Vaticano di Benedetto XVI e Francesco rappresenta un fatto “molto positivo” e pone davanti a “un percorso nuovo della vita della Chiesa”. Non si è infatti in una situazione di conflitto, ma davanti al “miracolo di un'amicizia” (Il Sussidiario, 1° maggio).

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