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Quando lo stupro è usato come strumento di violenza religiosa

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Corinne SIMON/CIRIC

Davide Medrano - pubblicato il 30/04/13

La Santa Sede all'ONU: nessuna denuncia delle violenze sessuali contro le minoranze religiose

Monsignor Francis Chulikatt ha denunciato il 17 aprile nella sede dell’ONU a New York che non si sta prestando sufficiente attenzione alla violenza sessuale perpetrata contro le minoranze religiose. Le dichiarazioni del presule sono giunte durante il dibattito sul tema "Violenza sessuale nei conflitti armati", sulla base della risoluzione 1325.


L’osservatore della Santa Sede si è riferito al resoconto recente presentato dal Segretario Generale, Ban Ki-moon, sull’uso dello stupro nei conflitti armati, ma ha considerato “deludente” che il testo “non abbia sottolineato gli attacchi compiuti contro le vittime menzionate sulla base della loro fede religiosa, malgrado la persistenza di tali atti praticamente in tutte le regioni del mondo”.


Ban Ki-moon ha consegnato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una lista con 12 Paesi che attualmente si trovano in guerra e dove si sospetta che esistano casi di violenza e abusi sessuali, soprattutto contro donne e bambine.

Tali Paesi sono Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Colombia, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Myanmar, Sud Sudan, Somalia, Siria, Yemen e la regione sudanese del Darfur. 

Ci sono Paesi in cui avvengono atti di violenza sessuale in periodi successivi alle crisi, come in Bosnia-Erzegovina, Liberia, Libia, Nepal, Sierra Leone, Sri Lanka e Timor Est.


Monsignor Chullikatt si è riferito ai dati del rapporto e ha lamentato i continui episodi di violenza sessuale, che non fanno altro che schiavizzare e torturare le vittime. “Le donne possono e devono svolgere un ruolo più importante come alleate della pace!”, ha esclamato.

Tra i crimini, ha citato lo stupro, la sterilizzazione forzata, il sequestro a scopo di sfruttamento sessuale e la schiavitù sessuale. “Sono solo alcuni degli atroci atti di violenza che attentano essenzialmente contro le donne e le bambine”.

I motivi che portano a queste barbarie sono a suo avviso numerosi. In alcuni casi servono come strategia per dislocare popolazioni, al fine di avere accesso alle risorse naturali o favorire il traffico di stupefacenti; altre volte diventano un modo di indirizzare l’odio per una certa etnia o funzionano come rappresaglia politica ed economica.

In questo senso, ha esortato il Consiglio di Sicurezza a compiere una serie di azioni per affrontare il tema della violenza sessuale nei conflitti. Ad esempio, ha proposto di incentivare l‘educazione e una maggiore coscienza etica nelle forze armate, perché non permettano questi crimini, ma ha anche suggerito campagne di sensibilizzazione a favore della donna nella società.

Dall’altro lato, ha chiesto che la violenza sessuale venga inclusa nella definizione degli atti proibiti negli accordi di cessate il fuoco e sia monitorata come parte dei meccanismi stabiliti in questi patti. “Occorre prendere le misure idonee per riaffermare il divieto puro e semplice di questi crimini, così come la responsabilità penale di coloro che li commettono”.

Allo stesso modo, ritiene necessario e urgente offrire aiuto (materiale, sociale e spirituale) a tutte le vittime. “La violenza sessuale ha conseguenze fisiche e psicologiche devastanti, a volte anche mortali”.

Pensando a questo, ha proposto “l’accesso a servizi di accompagnamento di gravidanza sicura”, dato che in questi Paesi predomina “la cruda realtà della soppressione della vita umana, la morte del bambino innocente ancora non nato”.

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