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Stile di vita

Tradimenti on-line in aumento: la Rete all'attacco della famiglia

Philippe Lissac / Godong

Lucandrea Massaro - pubblicato il 19/04/13

Infedeltà frutto della cultura consumistica, secondo don Paolo Gentili, direttore dell'ufficio CEI per la pastorale familiare

Internet è sempre di più il luogo dei social network, delle comunità. E' un luogo – ce lo ricorda giustamente il cyberteologo padre Antonio Spadaro – che viene sempre più abitato, in particolare dalle giovani generazioni. In quanto tale è anche occasione per conoscere altra gente, come una moderna piazza, ma anche luogo di trappole e tentazioni. E' il caso di un fenomeno sempre più importante – anche economicamente – come i siti specializzati negli incontri. Non solo per single, ma pensati per chi, da sposato, voglia “concedersi una avventura”. E' un fenomeno redditizio che è sbarcato anche in Italia come confermato anche dai giornali nazionali (Huffington Post, 10 aprile).

Dietro c'è una cultura della relazione intesa in modo consumistico, senza alcuna vera idea della persona e di come mettersi al servizio. E' un tema molto delicato che mina la famiglia. Per questo Aleteia ha chiesto un parere a don Paolo Gentili, direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI.

Don Paolo, i social network favoriscono quasi naturalmente questo tipo di comportamenti, ma è significativo che l'idea stessa di fedeltà coniugale sia messa in discussione così esplicitamente. E' indicativo di un nuovo modo di immaginare impegno e famiglia. Cosa ne pensa?

Don Paolo Gentili: E' cambiato il modo di fare comunicazione. I nuovi strumenti del web consentono ampie possibilità di comunicare ma questo può incontrare con facilità i momenti di fragilità della vita quotidiana, situazioni che possono rompere le relazioni. Non si può immaginare un mondo senza social media, dobbiamo lavorare sull'educazione al dialogo dentro le coppie, un dialogo spirituale che aiuti ad uscire dall'isolamento in cui le coppie sono immerse nelle nostre città, spesso lontani da una solida comunità cristiana. E' un fenomeno in crescita, di cui tenere conto. Bisogna ovviamente ripartire dal Vangelo, e dal tema della custodia innanzitutto da parte dei sacerdoti che possono sostenere le coppie di sposi, giovani e non, durante la loro vita. Bisogna inoltre riscoprire ed educare alla virtù della prudenza nell'uso di questi strumenti di comunicazione.

Lo stesso accesso alla pornografia online – è stato rilevato in recenti studi (Aleteia, 8 aprile) – cambia la percezione dei rapporti sociali, causando un indebolimento dei legami di coppia, c'è un percorso pastorale che aiuti le giovani coppie anche sotto questo punto di vista?

Don Paolo Gentili: Indubbiamente esiste il male, e sta crescendo in certe vie di comunicazione, ma soprattutto colpisce il vuoto che si crea nella coppia. La buona vita di coppia è l'approfondimento del mistero della persona amata nel corso degli anni contro una certa cultura del consumismo e dell'edonismo. C'è una originalità di forme nella pornografia quando invece c'è da riscoprire la novità nella persona amata, contro la strumentalizzazione della persona. Nella pornografia c'è un occultamento della bellezza interiore. Bisogna riannunciare la bellezza nelle rughe, nella lacrime del rapporto, la persona rivela un mistero che richiama il Mistero di Cristo. Bisogna recuperare una innocenza dello sguardo, perché è nell'occhio di chi osserva che si coglie la bellezza altrui. Nella pornografia c'è sempre una tentazione di possesso e di reificazione della persona, è uno stile di vita basato sulla superficialità. Bisogna educare alla profondità dei rapporti umani.

Come affronta la Chiesa italiana il tema della famiglia? Quali sono le principali sfide oggi?

Don Paolo Gentili: Ci sono diversi fronti su cui la CEI si interroga e opera.  Innanzitutto la coppia e famiglia, la bellezza dell'amore per sempre, che ha bisogno di una conversione continua. Abbiamo recentemente pubblicato un documento “Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia” che si occupa – alla luce del Magistero – di favorire un percorso di accompagnamento degli adolescenti e dei fidanzati. Con particolare attenzione alla custodia della corporeità nei ragazzi e poi al “dopo”, per i giovani sposi che poi diventano genitori a loro volta: “è la comunità cristiana il soggetto dell'annuncio della bellezza dell'amore sponsale” ci ricorda papa Francesco. La relazione coniugale si sostiene nella comunità, nel pane eucaristico. Oggi invece si vive nell'isolamento della coppia e delle stesse persone all'interno della famiglia. Gli strumenti della comunicazione che sembrano un modo per uscire dall'isolamento, senza una comunità e una educazione alla prudenza, in realtà tagliano ancora più le relazioni con gli altri.

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