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Ex transgender: se il problema è psicologico la chirurgia non serve

© SHUTTERSTOCK
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“Le sole mani alle quali dovremmo affidarci sono quelle di Dio”

“È giunto il momento di mettere a nudo l’inganno”: “è pura follia continuare ad avallare una procedura chirurgica, fallimentare e causa di grandi sofferenze, come risposta a un disturbo che è di natura psicologica”. “Un uomo sottoposto a terapia ormonale e intervento chirurgico non diventerà mai una donna: non è possibile. Le donne possono essere solo un dono di Dio, creato per motivi molto speciali”.

Chi parla così è Walt Heyer, ex transgender, che il 13 aprile è intervenuto a Brescia alla presentazione dell’edizione italiana di “Paper Genders. Il mito del cambiamento di sesso”, il libro in cui racconta la sua storia.

“Non posso che essere vicino alla sofferenza dei transgender, ma un atteggiamento di comprensione non basta: è necessario un supporto psicologico e psichiatrico che li aiuti ad affrontare i loro problemi”, ha confessato (La Nuova Bussola Quotidiana, 16 aprile). “Molti terapeuti non sanno o non vogliono esplorare le problematiche legate all’infanzia. Non è accettabile che si ignorino deliberatamente fattori che sono frequentemente alla base dei disturbi psicologici responsabili dell’incredibile tasso di suicidi tra i transgender: il 30%”.

L’idea che il fenomeno transgender abbia una base biologica è scientificamente infondata. “È quindi necessario smettere di credere, e far credere, che la chirurgia possa offrire soluzioni: farlo significa collaborare con la manifestazione di un disturbo delirante e venire meno alla responsabilità di rendere accessibili trattamenti efficaci”.

Dopo aver vissuto per 8 anni come donna, Heyer ha capito di aver commesso “un tremendo errore”. “Per questo ora voglio mettere in guardia altre persone dal ricorso alla chirurgia”. Nel suo caso, ha riconosciuto, la valutazione psicologica che precede il processo di cambiamento di genere è stata “molto frettolosa”. Il disturbo dissociativo di cui in realtà soffriva è stato diagnosticato solo 10 anni dopo l’intervento chirurgico.

Varie persone che sono state spinte a credere di potersi affidare alla chirurgia per risolvere i loro problemi scrivono al sito web di Heyer, che ha circa 60.000 contatti annui. “Molti si vergognano o hanno paura a esprimersi pubblicamente, molti di loro vivono ai margini della società, cercando rifugio nell’alcool e nella tossicodipendenza; ma, attraverso i contatti sul web mi confidano di essere amaramente pentiti e chiedono aiuto per potere tornare alla loro identità originaria”.

Per Heyer, l’incontro con Dio nella preghiera è stato “fondamentale” nel ritrovare se stesso. “La forza della preghiera aprì i miei occhi e compresi che la chirurgia era stata un errore; nello stesso tempo anche il mio cuore si aprì e scoprii che Dio era lì per risanarmi”. “Ho sbagliato a mettere la mia vita nelle mani di un chirurgo e ho imparato che le sole mani alle quali dovremmo affidarci sono quelle di Dio. Così oggi a 72 anni sono un testimone la cui esperienza diretta dice che proporre il cambiamento di genere come trattamento è forse il più grande inganno che la medicina abbia mai perpretato. Gesù Cristo ci aspetta con la braccia aperte, pronto a risanare le nostre vite infrante. Io ne sono la prova. La mia forza è quella della verità: oggi sono l’uomo che Dio ha creato, Walt Heyer, maschio, rinnovato e risanato dalla potenza, dalla grazia e dall’amore di Gesù Cristo”.

Per Dale O'Leary, da anni una delle giornaliste e conferenziere più impegnate negli Stati Uniti nel seguire gli sviluppi della cosiddetta teoria del genere – che sostiene l'assenza di un legame biunivoco tra sessualità biologica e identità sessuale – e le sue applicazioni a livello legislativo, quella del “gender” è un'“ideologia promossa a livello globale”.

Anche l'esperta ha esortato a tener conto in primo luogo del fatto che “non c'è una base biologica o genetica” per gli impulsi di tipo omosessuale o la dimensione transgender. “Nella maggior parte dei casi si tratta di problemi che hanno origine in traumi dell’infanzia. E di fronte a queste ferite è importante offrire accoglienza e aiuto, anche ai genitori. Dobbiamo avere un cuore che sana – quanti pregano per le persone che soffrono per questi problemi? –, mostrando misericordia, insieme a una prospettiva di guarigione e di speranza” (Avvenire, 15 aprile).

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