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Perché nella Chiesa cattolica ci sono tanti ordini religiosi?

Julio de la Vega-Hazas - pubblicato il 17/04/13

Ci sono ordini dediti alla preghiera, all'istruzione, alla cura dei malati... contemplativi, mendicanti, apostolici, ordini centenari e giovani...come mai?

In primo luogo permettetemi di riformulare la domanda, che diventa “Perché ci sono tanti istituti religiosi?”. Il motivo è che quelli che spesso vengono chiamati “ordini” in realtà si dividono in ordini e congregazioni religiose, con tratti peculiari e un distinto regime giuridico. È evidente che in questo caso si parla dell'insieme (di ordini ce ne sono pochi, sono molte di più le congregazioni).

Nel corso di tutta la storia della Chiesa, gli istituti non sono stati fondati dalla gerarchia ecclesiastica. Ci sono sicuramente casi in cui il fondatore è stato un vescovo, ma anche in questi casi il suo contributo nella fondazione si è distinto dall'attività episcopale. In nessun caso la loro esistenza obbedisce a un disegno o a un decreto “dall'alto”. Li hanno fondati delle persone, nella maggior parte dei casi sante, che si sono sentite depositarie di quello che viene chiamato un carisma, ovvero una particolare grazia destinata non al proprio progetto, ma a contribuire al bene comune della Chiesa. Nel caso di un carisma fondazionale, il contributo è quello di creare un'istituzione che, attraverso la consacrazione dei suoi membri, sviluppi un'attività spirituale e in molti casi assistenziale finalizzata al servizio al prossimo, e alla Chiesa e ai suoi fedeli in generale.

Qual è il ruolo della gerarchia ecclesiale? In primo luogo è un ruolo di approvazione: deve verificare che i fini e i mezzi dell'istituzione che si crea siano conformi alla sua dottrina, positivi e appropriati al fine che persegue. In secondo luogo, la gerarchia, come autorità su tutti i fedeli, veglia perché si mantenga sempre lo spirito che muove l'istituzione, ma non fonda né – salvo situazioni eccezionali – governa direttamente queste istituzioni.

Quanto detto mostra due aspetti importanti. Il primo si riferisce agli spazi di libertà esistenti nella Chiesa cattolica. C'è una fede, una sola Chiesa guidata dal papa e governata da lui e dai vescovi, ma in questo contesto c'è libertà di iniziativa. La stessa domanda che si formula per gli istituti religiosi si può trasferire ad altri tipi di istituzioni: associazioni di fedeli, confraternite, ecc. Per la Chiesa tutta questa varietà non è un problema, quanto piuttosto un arricchimento – presuppone apporti in molti aspetti –, un segno di libertà e una garanzia della vitalità che si vive al suo interno.

Il secondo aspetto si potrebbe riassumere con la nota espressione – evangelica (Gv 3,8) – per cui lo Spirito soffia dove vuole. I carismi derivano in ultima istanza da chi è l'anima e quindi il vivificatore della Chiesa: lo Spirito Santo. Ciò non vuol dire che si tratti di un soffio arbitrario: l'elenco che viene menzionato nella domanda – ci sono contemplativi, mendicanti, dediti all'insegnamento, all'assistenza ai malati, ecc. – fa capire che coprono necessità diverse, e in un modo o nell'altro arrivano a diversi tipi di persone. La Chiesa come tale deve vegliare perché non ci sia nulla di falso che si introduce sotto le spoglie di un carisma, ma una volta verificato questo è la vitalità stessa dei diversi istituti che mostra l'attività dello Spirito Santo. Se qualcuno fosse di troppo, sarebbe la Provvidenza divina a lasciare che si estinguesse. È ovvio che anche l'infedeltà umana può sprecare un frutto dello Spirito, ma in questo caso si incaricherebbe della nascita di nuovi focolai di vitalità cristiana, sia come istituto religioso che con un altro tipo di configurazione.

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