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Arcivescovo di Philadelphia: abusi sessuali, inaccettabili

Silvia Gattas - pubblicato il 17/04/13

Sui fatti di Boston: “Il male esiste e alcuni lo scelgono”

Lo scandalo degli abusi sessuali commessi da religiosi, le sfide della Chiesa di Papa prancesco, la richiesta di trasparenza nello Ior, il tema della libertà religiosa e una ferma condanna agli attacchi terroristici di Boston: “Il male esiste, e alcuni lo scelgono”. Intervista a tutto campo ad Aleteia dell’arcivescovo di Philadelphia, monsignor Charles Chaput.

Arcivescovo Chaput, Philadelphia è stata scossa dallo scandalo degli abusi sessuali. Quanto ha colpito negativamente i fedeli, e quale ritiene possa essere una via d'uscita?

Mons. Charles Chaput: In realtà, credo che l'espressione “scossa dallo scandalo” dovrebbe essere evitata insieme a molti altri cliché dei media. Le persone si sono abituate a titoli terrificanti e alla droga della rabbia. Poi si fermano a pensare chiaramente a come avvengono queste tragedie e al modo migliore per evitarle in futuro. Lo scandalo degli abusi nella Chiesa non ha scuse. Bambini innocenti insieme alle loro famiglie sono stati feriti terribilmente. Come Chiesa, noi – e per “noi” intendo in primo luogo noi vescovi – dobbiamo alle vittime il nostro dolore per ciò che hanno subito, le nostre preghiere e il nostro sostegno materiale per aiutarli a guarire. I cattolici di Philadelphia hanno trascorso l'ultimo decennio frustrati dai peccati e dagli errori che sono avvenuti. Sarebbe un miracolo se il loro morale non fosse a terra. La via d'uscita per questo tipo di problema è che i vescovi e gli altri leader cattolici agiscano con onestà, umiltà e giustizia nel trattare con le vittime e nel rinnovare la Chiesa. Con il tempo, questo tipo di testimonianza è l'unica cosa che guarisce.

Come pensa che papa Francesco dovrebbe procedere in questo campo? Cosa gli suggerirebbe?

Mons. Charles Chaput: Il papa sembra sapere molto bene cosa fare. Non ha bisogno dei miei consigli. I suoi modi sono semplici, diretti e onesti. La gente anela a questo tipo di leadership, sia nella Chiesa che in qualsiasi altro contesto. Viviamo in un groviglio moderno di relazioni pubbliche, marketing e controllo di messaggi. Qualsiasi leader che dica semplicemente la verità, e la dica in modo facile, è come pioggia nel deserto.

Quali crede che siano le questioni principali che la Chiesa moderna – e il nuovo papa – deve assolutamente affrontare?

Mons. Charles Chaput: La preoccupazione di Benedetto XVI per l'incapacità, o il rifiuto, dell'uomo moderno di credere in Dio è stata profondamente saggia. La fede ci dà un senso oltre a nutrire l'anima; crea la speranza. La fede ci libera dalla paura e da una preoccupazione ossessiva per noi stessi. Questo tipo di libertà ci permette di vedere davvero la dignità degli altri, e quindi di agire con carità nei loro confronti. A volte, tuttavia, la “chimica” può operare al contrario. Quando agiamo per amore, per nessun'altra ragione che alleviare la sofferenza di un altro essere umano, quell'amore ci cambia. Ci porta alla speranza che il bene possa essere realizzato, che il mondo possa cambiare. E quando speriamo, apriamo la nostra immaginazione e la nostra anima a cose più alte di noi stessi. Ciò permette a Dio di offrire il seme della fede. Per questo penso che la speciale enfasi posta da papa Francesco sul servizio ai poveri, sulla misericordia e sulla necessità di agire semplicemente per amore tocchi il cuore moderno in modo molto potente.

“Riforma” è una parola che abbiamo sentito spesso durante il Conclave. Secondo lei, in che modo dovrebbe procedere il papa con la riforma della Curia?


Mons. Charles Chaput: Mi sono sempre piaciute le parole dell'architetto del Bauhaus, Mies van der Rohe: “Meno è di più”. La semplicità funziona, nella vita e nelle organizzazioni. Non è sempre possibile, e non è l'unica capacità di cui ha bisogno un leader, perché le persone sono complesse, ma è un principio importante da applicare al compito di riformare.

Cosa pensa della cosiddetta “banca vaticana”, lo IOR? La sua trasparenza è una delle preoccupazioni dei vescovi americani?

Mons. Charles Chaput: La chiarezza a livello finanziario è una cosa positiva, molto positiva. Le risorse della Chiesa appartengono in definitiva al suo popolo, vivente e defunto. La Chiesa amministra queste risorse per il suo popolo. Usa le risorse per applicare il Vangelo a suo nome. I leader ecclesiali hanno quindi il dovere di esercitare la trasparenza e la disciplina finanziaria richieste dalle migliori pratiche di affari.

Come guida di una grande arcidiocesi degli Stati Uniti, trova difficoltà nel suo rapporto con la Santa Sede? Cosa pensa debba cambiare a Roma?

Mons. Charles Chaput: Sono sempre stato benedetto da ottime relazioni con Roma. La maggior parte dei leader con cui ho avuto a che fare in Vaticano nei miei anni di ministero episcopale sono stati ammirevoli, davvero ammirevoli, nello svolgere le loro responsabilità. Sono preoccupato soprattutto della mia conversione e riforma, e del rinnovamento della Chiesa a Philadelphia. Già pensare a questo è sufficiente.

Qual è l'importanza della libertà religiosa?

Mons. Charles Chaput: Quanti credono in una religione, agendo da soli e in comunità, mantengono vivi i migliori ideali di una Nazione. Meno libertà religiosa ha un popolo, più l'anima di una società muore. Alla fine, non ci sono “persona umana”, diritti umani o dignità umana senza un Dio vivente a garantirli.

Come commenta l'attentato di Boston?

Mons. Charles Chaput: Il male esiste e alcuni lo scelgono. Il risultato è sempre una forma di sofferenza, qualche attacco odioso contro la vita innocente. L'unica risposta a questo odio è vivere in modo più puro e zelante come discepoli di Gesù Cristo. Non possiamo controllare il mondo, ma possiamo guidare gli altri sulla via dell'amore con la nostra testimonianza. È l'unica risposta duratura a una tragedia come quella di Boston.

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