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Boston, quando una festa si trasforma in tragedia

JOHN MOTTERN

Aleteia - pubblicato il 16/04/13

La Chiesa denuncia la crescente cultura della violenza

Quella che doveva essere una giornata di festa si è trasformata in un orrore. Due ordigni piazzati a pochi metri dal traguardo della maratona di Boston (Stati Uniti) sono esplosi provocando tre morti – tra i quali un bambino di 8 anni che aspettava l’arrivo del papà, uno dei partecipanti – e più di 140 feriti, alcuni molto gravi. Varie sono state le amputazioni di arti a seguito delle esplosioni.

L’attentato si è verificato alle 15.00 ora locale, le 21.00 in Italia. Al momento si parla di “una potenziale indagine di terrorismo” (Tempi, 16 aprile). I feriti sono stati colpiti da biglie d’acciaio e chiodi, a indicare che si è trattato di bombe a frammentazione artigianali, preparate da persone che volevano uccidere provocando mutilazioni e ferite atroci. Lo si deduce anche anche dal fatto che gli artificieri hanno individuato altre bombe inesplose nascoste in sacche nelle quali si trovavano anche dei cuscinetti a sfera.

In mezzo allo shock, i maratoneti si sono improvvisati infermieri aiutando il personale medico ad avvolgere gli arti delle persone ferite con lacci emostatici. Molti hanno continuato la propria corsa oltre il traguardo per donare sangue al Mass General Hospital. Altri gesti di solidarietà hanno rischiarato un po’ le tenebre: alcuni bostoniani hanno creato un documento Google in cui hanno inserito il loro indirizzo e si sono resi disponibili a ospitare i podisti venuti da lontano, molti abitanti sono scesi in strada con acqua, cibo e coperte per i maratoneti e alcuni ristoranti hanno messo fuori il cartello “Entrate e pagate solo se potete”.

La Chiesa cattolica ha espresso subito sdegno e cordoglio per l’accaduto. “Se quelle bombe fossero scoppiate un’ora prima avrebbero potuto causare ancora più vittime”, ha affermato Bob Maloney, un sacerdote della chiesa di Our Lady of the Victories (Agenzia Sir, 16 aprile). Hanno iniziato la maratona, la gara podistica più antica del mondo dopo quella di Atene, più di 23.000 atleti, e 17.600 avevano già tagliato il traguardo al momento della prima detonazione.

Quella di questo lunedì era la 117ma corsa, svoltasi nel Patriot’s Day, il giorno in cui gli americani festeggiano l’anniversario della battaglia di Lexington e Concord, i primi combattimenti della guerra d’Indipendenza americana. Più di mezzo milione di spettatori accorre in genere all’evento sportivo di 26,2 miglia, che segna l’inizio della primavera ed è un giorno di festa, con le scuole chiuse e la città avvolta in un clima di vacanza. Le bombe hanno riportato alla mente gli attentati dell’11 settembre 2001. “Oggi tristemente non si riesce più ad essere increduli come allora” (Il Sussidiario, 16 aprile).

L’Arcidiocesi di Boston, guidata dal cardinale Sean Patrick O’Malley, ha diffuso su Facebook e Twitter una nota affermando che la Chiesa cattolica si stringe a Boston e a tutti gli “uomini di buona volontà” nel “dolore profondo per gli atti insensati di violenza” avvenuti, ricordando anche il “coraggio e l’eroismo di molti, soprattutto gli uomini e le donne dei dipartimenti di polizia e vigili del fuoco e dei servizi di emergenza che hanno risposto in pochi istanti a questi tragici eventi” (Agenzia Sir, 16 aprile).

“Il tragico epilogo della maratona di Boston ci ricorda che il male esiste e che la vita è fragile”, ha commentato il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale statunitense. “La crescente cultura della violenza nel nostro mondo e anche nel nostro Paese richiede misure di sicurezza sagge da parte dei funzionari governativi e un esame di coscienza da parte di tutti noi per vedere cosa possiamo fare personalmente per promuovere la pace e il rispetto per l’altro nel nostro mondo”.

Le esplosioni sono avvenute cinque ore dopo la partenza della maratona, quando all’arrivo stavano giungendo i partecipanti non professionisti, almeno un’ora dopo il termine della gara competitiva (Avvenire, 15 aprile). L’ultimo miglio della maratona era dedicato ai sopravvissuti della recente strage nella scuola di Newtown, ma è ancora presto per stabilire un nesso con le esplosioni.

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