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Ripensare l’economia per dare futuro

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Il Premio internazionale “Economia e Società” della Fondazione “Centesimus annus”

Un premio per incoraggiare opere di carattere economico e sociale che si contraddistinguono per il contributo originale all’approfondimento e all’applicazione della dottrina sociale della Chiesa e siano – nota importante – comprensibili al grande pubblico. E’ l’iniziativa con scadenza biennale promossa dalla Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice  e presentata questo giovedì nella sala stampa vaticana.
 
La prima edizione del “premio internazionale Economia e società” dell’importo di 50 mila euro è stato assegnato ex equo, come ha informato il presidente dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica), cardinale Domenico Calcagno, alle opere “Ciudania, migraciones y religion. Un dialogo etico desde la fe cristiana” (San Pablo 2007) del gesuita Julio Luis Martinez Martinez, docente di teologia morale e filosofia sociale e rettore della Pontificia Università Comillas di Madrid e al testo “L’economia del bene comune” (Città Nuovam 2007) di Stefano Zamagni, docente di economia politica all’università di Bologna.
Alla selezione hanno partecipato 60 testi di 13 paesi di tutti i continenti editi in varie lingue.
 
Il premio sarà consegnato il prossimo 24 maggio a Roma nell’ambito dell’annuale convegno internazionale della Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice dedicato a “Rethinking solidarity for employment: the challenges of the twenty-first century”.
 
“Trattandosi della prima edizione del premio – ha affermato Calcagno – i testi selezionati hanno una funzione programmatica per la fisionomia del premio stesso. La qualità delle opere premiate, il loro valore dottrinale sono ‘indizi’ che il Premio intende offrire, un aiuto reale per chi desidera approfondire la conoscenza della dottrina sociale della Chiesa”.
 
L’idea della Fondazione che promuove il premio è legata all’enciclica “Centesimus annus” promulgata da Giovanni Paolo II il 1° Maggio 1991 in occasione del centenario dell’enciclica di Leone XIII “Rerum Novarum”. La Fondazione di diritto vaticano e senza scopo di lucro, ha spiegato il presidente Domingo Sugranyes Bickel, è nata nel 1993 e celebra quindi quest’anno il ventesimo anniversario dalla fondazione. I suoi aderenti – circa 400 – sono principalmente imprenditori e professionisti che “desiderano contribuire attivamente alla creazione di una nuova cultura economica e sociale secondo gli indirizzi della Centesimus annus e della Caritas in veritate”. Per la metà sono italiani mentre rappresentanze significative provengono da Stati Uniti, Canada, Germania e Malta. La Fondazione gestisce un patrimonio di 5 milioni di euro e tra i suoi obiettivi, oltre all’organizzazione di corsi di formazione ad hoc anche online e alla promozione di iniziative per sviluppare la presenza della Chiesa cattolica nei vari ambiti della società, c’è la raccolta di fondi per il sostegno dell’attività della sede apostolica che ogni anno vengono consegnati al pontefice.
 
“L’attività della Fondazione – ha rilevato Sugranyes Beckel rispondendo alle domande dei giornalisti – non si pone come un ‘libro di ricette’ per l’economia in una fase di grave crisi ma vuol essere un buon accompagnamento e questo è un momento favorevole perché c’è attesa da parte delle imprese per ripensare modalità e modelli di sviluppo”.
 
La crisi economica che sta vivendo il mondo occidentale, ha sottolineato mons. Giuseppe Antonio Scotti, membro della giuria selezionatrice, “rende evidente a tutti quanto questo ‘pensare all’economia’ sia indispensabile per dare speranza e futuro a tutti”.
 
Per questo motivo vengono premiate opere originali e interessanti, “non un testo che sia un catechismo della Dottrina sociale della Chiesa, diventandone quasi una sintesi, bensì un testo che apra prospettive nuove sulle quali è doveroso soffermarsi”. Gli autori selezionati, ha concluso Scotti sono “autori ‘profetici’ cioè persone che sanno dire all’uomo contemporaneo ciò che dice Dio sulla realtà economica”.
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