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Allarme infertilità maschile: un giovane su tre a rischio

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Intervista al professor Carlo Foresta: occorrono maggiore prevenzione e informazione

Un giovane su tre in Italia è a rischio di infertilità, ma del fenomeno si parla poco. Occorrono informazione, prevenzione e comunicazione per affrontare una patologia particolarmente diffusa.

Il professor Carlo Foresta è Ordinario di Endocrinologia e direttore del Servizio per la Patologia della Riproduzione Umana di Padova. In questa intervista ad Aleteia fa il punto della situazione sul fenomeno.

Professor Foresta, può fornirci dei dati sul fenomeno dell’infertilità maschile? Qual è l’attuale situazione?
 
Carlo Foresta: Possiamo distinguere intanto una prima valutazione epidemiologica di come stia evolvendo il potenziale di fertilità del giovane maschio italiano. Attraverso studi di tipo epidemiologico che la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) sta sviluppando, come quello di Androlife – un progetto importante che mira a dare ai giovani l’informazione su quali siano le patologie del sistema riproduttivo, i loro fattori di rischio e come prevenirle – cerchiamo di dare un segnale chiaro sugli stili di vita che sono compatibili con la fertilità. Ad oggi, con certezza, il rischio di infertilità riguarda il 33% dei giovani. Questo non significa che non siano fertili, ma che abbiano le condizioni che possono evolversi in infertilità se non si interviene adeguatamente. Un altro dato preoccupante è questo: oltre il 50% delle coppie è infertile e questo vede in gioco anche la patologia del maschio; la cosa diventa ancora più rilevante se si considerano le coppie che ricorrono a tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita.

Da tutto questo emerge chiaramente che ci deve essere un impegno sostanziale delle Istituzioni alla comunicazione e alla prevenzione, perché si potrebbero evitare almeno il 60% dei cicli di fecondazione in vitro che vengono eseguiti. La nostra attività si concentra molto sulla comunicazione e sulla prevenzione ben sapendo che la “paternità” non ha semplicemente il significato del recupero di uno spermatozoo, ma si inquadra in un contesto molto più ampio, ovvero di un valore di coppia e di famiglia. Dal nostro punto di vista la tecnologia dovrebbe trovare spazio solo in quei casi nei quali non esiste null’altro da fare. Se noi lavoriamo attraverso questi canali della comunicazione e della prevenzione, parte delle coppie che oggi si sottopongono alla fecondazione assistita potrebbero trovare soluzioni grazie alle vie naturali. Infine, c’è l’aspetto dell’economia sanitaria: eseguire tecniche di fecondazione in vitro – che hanno ricadute sulla psicologia e sull’equilibrio delle coppie e che possono avere anche delle complicanze – ha un costo che è piuttosto elevato. Vogliamo dunque lanciare un appello affinché sulle patologie del sistema riproduttivo maschile si faccia una campagna di sensibilizzazione.

Il vostro è uno dei centri di eccellenza in Italia e non solo. Quali sono i risultati che le vostre ricerche hanno portato?

Carlo Foresta: Abbiamo diversi temi che seguiamo con grande attenzione. Il primo è quello delle malattie rare, principalmente genetiche, che si associano all’infertilità, come la sindrome di Klinefelter, che trova nel nostro Centro un punto di riferimento a tutto campo. Seguiamo oltre 500 pazienti provenienti da tutta Italia. La sindrome di Klinefelter non è solo infertilità, ma è un corteo clinico e sintomatologico che va seguito con attenzione e, anche in questo caso, è preziosa l’attività di prevenzione che offriamo ai pazienti in modo rapido e coordinato con tutti gli studi relativi al metabolismo, alla normalità della funzione scheletrica ed endocrina. Abbiamo proposto, e siamo gli unici in Italia, la diagnosi del primo globulo polare dell’ovocita in donne affette da malattie genetiche note. Qualora la coppia non voglia sottoporsi alla diagnostica pre-impianto sull’embrione, per poi eseguire la scelta dell’embrione sano, si può in alcuni casi – anche se l’operazione è complessa – selezionare l’ovocita sano, e abbiamo possibilità di ottenere embrioni non affetti.

Inoltre le nostre ricerche si concentrano sulle malattie sessualmente trasmesse. Noi siamo stati tra i primi a dimostrare come il Papilloma virus può essere una causa di infertilità perché quando è presente nel liquido seminale aderisce agli spermatozoi e ne provoca una riduzione della capacità fecondante. La nostra ipotesi è stata suffragata da altri risultati che hanno dimostrato come esista anche la possibilità che il Papilloma virus possa essere causa di poli-abortività. E’ un capitolo molto interessante e soprattutto che riguarda molti pazienti. Il tema apre una dialettica importante perché in Italia, ad oggi, la vaccinazione nei confronti del Papilloma virus è prevista soltanto per le giovani ragazze di 13 anni, per contrastare il tumore del collo dell’utero in età adulta. Noi vogliamo sottolineare che la vaccinazione dovrebbe coinvolgere anche il giovane maschio: perché, in ogni caso, rimane il portatore del virus, poi perché anche il maschio può avere manifestazioni cliniche Papilloma virus dipendenti compresa l’infertilità e quindi diamo un segnale chiaro all’utilizzazione del vaccino anche per il maschio. Il nostro Centro approfondisce inoltre il fenomeno dell’involuzione endocrina del testicolo nell’età adulta. Mentre per la donna la menopausa è un fenomeno ormai chiaro, con tutte le più moderne possibilità di valutazione degli effetti collaterali da essa indotti, poco o nulla sa l’uomo del suo declino funzionale del testicolo e non ha un punto di riferimento per informazioni su questo. In tal senso abbiamo costruito un percorso che conduce gli uomini ultrasessantenni nel loro stato funzionale endocrino del testicolo – sessualità, prostata, metabolismo. Dunque, nel nostro Centro si fanno medicina, prevenzione e comunicazione.

Quali sono i principali fattori che portano ad un rischio di infertilità maschile?

 Carlo Foresta: I giovani devono sapere che, a prescindere dalle classiche malattie del testicolo che provocano infertilità, ci sono dei fattori molto importanti che sono sostanzialmente collegati allo stile di vita: il primo riguarda l’obesità, considerata un nemico molto forte del funzionamento dell’apparato genitale maschile, in termini di produzione di ormoni, spermatozoi e sessualità; il secondo riguarda l’uso-abuso di sostanze alcooliche o droghe; il terzo è relativo ad una vita sedentaria. A tutto ciò dobbiamo aggiungere la possibilità delle malattie sessualmente trasmesse. Soltanto il 50% dei giovani, pur avendo partner cangianti, utilizza una protezione. Negli ultimi anni, si è dunque assistito ad un incremento di queste patologie. Infine, vorrei ricordare ai giovani che il sistema riproduttivo è fortemente influenzato dal fumo e, recentemente, abbiamo appurato che anche la temperatura ha un effetto negativo sulla produzione di spermatozoi.

Qual è la linea di confine tra ricerca scientifica e morale?

Carlo Foresta: Sono molto perplesso quando la fertilità viene cercata a tutti i costi, nelle condizioni in cui anche la fisiologia si è esaurita. Non amo la ricerca della fertilità in persone che hanno superato i limiti fisiologici della fertilità stessa. Questo perché non si può considerare patologia un evento naturale e quindi sono perplesso su tutte quelle condizioni surrogate che vogliono necessariamente portare alla creazione di embrioni in persone che hanno perso la capacità di procreare. Altresì sono molto perplesso nell’utilizzazione di tecniche di fecondazione assistita in coppie che possono avere normalmente un figlio ma alle quali, solo perché dopo 4-5 tentativi non sono riusciti ad averlo, viene proposto di ricorrervi. Bisogna invece illustrare, informare e comunicare alle coppie che la fertilità non è un qualcosa che si può chiedere a tutti i costi. Non lo trovo un modo etico di agire.

[SITO WEB DEL CENTRO: www.ccgm.it]

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