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Il papa e le sirene di Ulisse

don Enrico Finotti - pubblicato il 10/04/13

Chi è il vescovo di Roma e successore di san Pietro?

Chi è il Papa? È una domanda importante del catechismo, che un cristiano cattolico deve porsi e alla quale deve saper bene come rispondere: Il Papa, Vescovo di Roma e successore di san Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità della Chiesa. È il vicario di Cristo, capo del collegio dei Vescovi e pastore di tutta la Chiesa, sulla quale ha, per divina istituzione, potestà piena, suprema, immediata e universale (Catechismo della Chiesa Cattolica-Compendio n. 182).

Il racconto omerico di Ulisse ci può illuminare sul ruolo del Papa nella Chiesa. L’eroe dell’Odissea doveva superare un tratto di mare pericoloso per il richiamo potente delle Sirene, che avevano fatto naufragare contro gli scogli molte navi. Ulisse allora pensò uno stratagemma: decise di turare gli orecchi dei suoi marinai per renderli sordi all’insidioso richiamo, dopo aver comandato loro di legarlo saldamente all’albero maestro della nave con l’ordine di non scioglierlo se non dopo lo scampato pericolo. Egli infatti doveva poter udire il canto delle Sirene, in modo da poter indicare quando l’insidia fosse cessata. Così fece, la nave percorse la giusta rotta e i marinai furono tutti salvi.

L’analogia è evidente. Tutti i cristiani sono salpati sulla nave della Chiesa mediante il battesimo e su di essa attraversano l’oceano della storia. Il suono insidioso delle Sirene ammalia costantemente la navigazione della Chiesa: filosofie, ideologie, opportunità storiche e politiche, influsso di grandi leader, condizionamenti sociologici, trame di ogni genere, interessi di parte, potenze economiche, false ipotesi scientifiche e peregrine tesi teologiche, ecc. Il Signore però non ha voluto tappare gli orecchi dei suoi discepoli, ma, nel rispetto della loro libertà, ha permesso che ognuno potesse udire durante la navigazione il canto di tutte queste Sirene. Molti cristiani ne sono riparati, come quei marinai impiegati nelle stive e addetti ai remi, ma molti altri si trovano a poppa e a prua e su quella posizione alta e scoperta odono bene il suono ingannatore. Sono i teologi, i pastori, gli intellettuali, i governanti: tutti coloro insomma che sono esposti alla spinta dei venti e ne devono interpretare la direzione. Molti di essi non hanno resistito e hanno abbandonato la nave con scialuppe e, ormai lontani, sono periti nei vortici del mare in tempesta: sono le eresie e gli scismi che per assecondare i potenti richiami di un’epoca o illusi di una migliore rotta hanno fatto abbandonare e hanno essi stessi abbandonato la Chiesa, arca di salvezza. Gli umili e i semplici invece sono privilegiati ed è più facile la loro fedeltà. Ma ecco che il Signore vuole assicurare divinamente la stabilità della sua Chiesa: chiama Pietro e lo lega mani e piedi a Lui stesso, che è l’albero maestro della nave. Lo prepara con queste parole profetiche: «In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la vesta da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi» (Gv 21, 18).

Cristo rende Pietro in tutto solidale col Suo Mistero pasquale di morte e risurrezione, infatti l’albero della nave è simile all’albero della Croce e, sulla croce, anche Pietro consumerà il suo sacrificio. Pietro legato al palo dell’albero maestro della nave-Chiesa non può che assecondare il soffio dei venti dello Spirito Santo che gonfia le vele di quell’albero maestro e spinge la Nave verso il Regno dei cieli. Pietro è quindi in una totale simbiosi con Cristo e col suo Spirito e i suoi movimenti sono legati alla volontà di Colui che solo è il Pastore invisibile della Chiesa. In tal modo Pietro, né può lasciare la Chiesa, dal momento che «Dove è Pietro lì è la Chiesa», né la può dirottare verso orizzonti diversi da quelli del Regno di Dio. La sua forza è essere stato legato dal Signore. Non la carne e il sangue, ossia la sua intelligenza, le sue prospettive umane, le sue doti e neppure la sua santità danno garanzia alla Chiesa, come né la sua imperizia o il suo peccato la possono sostanzialmente minacciare. Egli è il Legato, il Vicario di Cristo, il suo alter Ego: così legato Pietro non può che aderire al pensiero di Cristo e agire sotto la mozione dello Spirito Santo. Egli potrà solo continuare a proclamare senza reticenze: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). La navigazione della Chiesa allora è divinamente assistita in Pietro: la sua presenza e azione sarà indefettibile e il suo insegnamento infallibile, conforme alle parole del Signore: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18).

Ma anche Pietro rimane libero, la sua personalità è rispettata, il suo carattere identico, la sua storia e la sua formazione non sono cancellate. Egli quindi ode il canto delle Sirene, sente l’attrazione di quel suono dolce, ma ingannevole. Anzi, la sua posizione più elevata lo espone maggiormente a sentirne le variazioni sofisticate con tutto il loro fascino e la loro potenza di convinzione. Egli inoltre ode il vociare, talvolta assordante, dei suoi compagni di viaggio, soprattutto di coloro che gli stanno vicini presso il timone della nave e che dalla coperta scrutano l’orizzonte e tendono l’orecchio, talvolta con imprudenza, al suono nemico e all’attrazione fatale. Essi, come ai piedi della Croce di Gesù, gli gridano: cambia rotta! – frena! – accelera! – stai sbagliando tutto! – non ti accorgi del pericolo? – non sei attento ai segni dei tempi! e le opinioni di tutto il mondo sembrano travolgere la fragilità di colui che è appeso al legno. Egli ascolta, combatte e soffre. Infatti, anche egli poteva aver condiviso quelle filo-sofie, aver percorso quelle vie, anch’egli, a suo tempo, poteva aver gridato a Pietro e con ansia sincera, essere stato alquanto perplesso sulle Sue scelte. Ma ora non è più così. Egli deve dire «Non possumus». E lo deve dire ai suoi compagni, quelli che prima erano dalla sua parte e che ora forse non lo riconoscono più. E continuamente, suo malgrado, deve insistere e ripetere «Non possumus». Egli è legato, non sa come, ma un Altro lo sta conducendo, e i venti di quell’albero, al quale è legato, soffiano lì dove neppure Lui pensava: sono i venti del Paraclito, che continuamente spirano dal Signore Risorto, immolato e glorioso.

Personalità tra le più diverse si succedono nei Romani Pontefici, ma dal momento della loro scelta, sono misteriosamente imbrigliate da Colui che ha cinto Pietro e che continua a legare a sé i suoi Successori nel medesimo mistero d’amore e di verità. Ed ecco allora la sofferenza del Papa, di ogni Papa: una sofferenza unica, fino al martirio. Uno spasimante attrito lacera i Sommi Pontefici Romani, legami invisibili li attraggono irresistibilmente verso il Signore, mentre il suono assordante delle Sirene sale da ogni parte e chiede violentemente adesione. Ma la brezza dello Spirito Santo allontana nel momento opportuno la forza dello inganno, solleva il Suo animo e, vigorosa, conduce la Chiesa nella rotta infallibile verso il Regno ferendo divina-mente le onde del mare infido della storia.

Per questo il Sommo Pontefice, chiunque sia, è la sicura norma prossima della fede, costituito da Dio, e tutti i figli della Chiesa hanno la mirabile grazia di poter trovare il Lui la salda roccia, che è Cristo, in ogni tempo, in ogni frangente e soprattutto nelle tempeste e nelle notti tumultuose del mondo. Ma, come sempre la Chiesa ha fatto, è necessario che una preghiera incessante salga a Dio per Pietro (At 12,5), affinché il suo ministero, non solo sia valido, come non può che essere in un Pontefice legittimo, ma anche quanto più possibile fruttuoso per tutta la Chiesa. Infatti, come riceviamo con sicura certezza i santi Sacramenti dal ministero autentico dei sacerdoti e tuttavia preghiamo per loro, affinché crescendo in santità, li amministrino alla maniera dei Santi, così tutti i giorni nel divin Sacrificio la Chiesa prega per il Papa, non perché dubiti sul venir meno della validità dei suoi atti autentici, ma perché, sempre più pervaso della santità di nostro Signore Gesù Cristo, come è chiamato nel protocollo – Sua Santità – usato nel rivolgersi a Lui, sia pienamente il Vicario in tutto aderente al Cuore del divin Maestro.

[Questo articolo apparirà sul numero di marzo/aprile 2013 di Liturgia “Culmen et fons”]

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