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“Le donne sono spinte dall’amore”

© Alain PINOGES / CIRIC
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Rivendicare un ruolo nella Chiesa per il servizio alla persona

“Gli Apostoli e i discepoli fanno più fatica a credere. Le donne no”: è quanto ha sottolineato papa Francesco nell'udienza del mercoledì ricordando come le donne siano state le prime testimoni della Resurrezione. “Le donne sono spinte dall’amore e sanno accogliere questo annuncio con fede – ha affermato il pontefice -: credono, e subito lo trasmettono, non lo tengono per sé, lo trasmettono”.

Questa è, secondo Francesco, la missione “delle mamme, delle donne! Dare testimonianza ai figli, ai nipotini, che Gesù è vivo, è il vivente, è risorto”. Ma questo ci fa riflettere anche, ha aggiunto il papa, “su come le donne, nella Chiesa e nel cammino di fede, abbiano avuto e abbiano anche oggi un ruolo particolare nell’aprire le porte al Signore”.

Su questa riflessione, Aleteia ha chiesto il contributo di suor Eugenia Bonetti, comboniana, da anni impegnata nel portare avanti la lotta delle religiose di tutta Italia contro la tratta delle donne e Maria Giovanna Ruggieri, presidente dell'Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche, un organismo che ha superato il secolo di vita e raggruppa 5 milioni di donne nel mondo.

Cosa vi suggeriscono le parole di Francesco?

Bonetti: L'atteggiamento delle donne che vanno alla tomba di Gesù e la trovano vuota è proprio quello che ci accompagna quando, come ci invita papa Francesco, andiamo verso le “periferie esistenziali”, verso le persone ferite dalla vita: pensiamo di trovare un “corpo morto” e invece troviamo donne e uomini vivi, che aspettano l'annuncio di un Cristo capace di vincere la morte e la loro umiliazione. Chi più di un cuore di donna è capace di avvicinarsi con tenerezza a questi luoghi di sofferenza e di abbandono? E' quanto ci suggerisce il papa con questa riflessione. E' un grande incoraggiamento per la nostra opera quanto ci sta dicendo in questi giorni e soprattutto la domenica di Pasqua, nella quale ha denunciato esplicitamente la tratta degli esseri umani. Il 15 marzo scorso le suore hanno celebrato 10 anni di presenza al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, a Roma, dove sono trattenuti per mesi gli immigrati. Ogni sabato pomeriggio, per 10 anni, le suore si sono recate da donne che – in un periodo in cui si parla tanto di dignità delle persona -, sono trattenute tra sbarre e cemento, senza speranza e senza futuro. Non abbiamo mai mollato, anche se possiamo fare molto poco. Una volta una suora nigeriana, alla superiora che le chiedeva cosa facesse a Ponte Galeria, ha risposto: “facciamo ciò che faceva la Madonna sotto la Croce: non poteva cambiare niente di quella sofferenza, ma era lì”. Farsi presente per dire “non sei sola, non sei solo”: questo è il cuore di chi si mette sul cammino di chi fa fatica e il Papa ci ricorda che questo è il ruolo peculiare delle donne che sono “spinte dall'amore”. Anche lui lo ha detto ai ragazzi di Casal del Marmo: “lo faccio con il cuore”.

Ruggieri: C'è una “felice” attenzione del papa Francesco al femminile nella Chiesa che ci è di incoraggiamento e di stimolo nel nostro impegno, così come l'aver sottolineato il problema della tratta degli esseri umani che è una delle priorità nell'opera di sensibilizzazione che l'Umofc svolge nelle varie parti del mondo sul tema della dignità della donna. Proprio la settimana prossima si svolgerà in Messico la Conferenza latinoamericana dedicata alla tratta delle donne e alla violenza contro di esse, che ha in Ciudad Juarez una città simbolo anche per l'impegno di denuncia della Chiesa. Le donne che si recano al sepolcro sono proprio l'immagine di quel “genio femminile” che davanti alla morte, alle situazioni difficili se non disperate, non “getta la spugna” e continua ad operare. Non hanno esitazioni le donne che si recano alla tomba di Gesù, sanno che devono compiere il dovere di curare il suo corpo morto e proprio questa capacità di non perdersi d'animo, di stare sempre all'erta, ne fa le prime destinatarie della Resurrezione. Come ha sottolineato il papa, la Bibbia e il Vangelo sono pieni di storie di donne forti: Maria è stata la prima a dire “sì” a Dio, accettando con coraggio la sfida di quella maternità eccezionale nella sua vita. Mi piace che il papa abbia rilevato che il compito della testimonianza è delle madri e delle donne in generale: spesso nella Chiesa si sottolinea solo il ruolo della donna come sposa e madre, che è essenziale, ma ci sono e ci sono state tante donne che pur non essendo madri hanno dato un contributo rilevante all'edificazione della comunità ecclesiale così come di quella civile.

C'è un problema di riconoscimento del ruolo delle donne nella Chiesa?

Bonetti: Dobbiamo ammettere che nel passato è mancato spesso un riconoscimento del ruolo della donna nella Chiesa, ma questo non va rivendicato per una questione di protagonismo. La donna non cerca “il proprio posto” per se stesso ma il “proprio posto” per mettersi al servizio degli altri. Per questo occorre trovare una terminologia nuova, inclusiva della specificità dell'uomo e della donna, insieme nella Chiesa per vivere ed annunciare il Vangelo. Le donne, anche se non valorizzate, ci sono sempre state: in tante hanno offerto nel servizio agli altri quella “maternità” senza la quale la Chiesa sarebbe stata sterile, meno “madre” e più “maestra”. Le donne aiutano a mantenere l'equilibrio e a riscoprire che Gesù non ha fatto distinzioni – tanto che, come ha detto il papa, ha affidato proprio alle donne, coloro alle quali non era riconosciuta dalla legge la facoltà di testimoniare, l'annuncio della Resurrezione – e, anzi, se ha avuto qualche preferenza, è stata per chi era più umiliato e disprezzato, uomo o donna che fosse.

Ruggieri: Recuperare l'attenzione al contributo delle donne nella Chiesa non si gioca in termini di rivendicazione ma di costruzione della stessa Chiesa come corpo di Cristo, secondo l'immagine conciliare della Lumen Gentium: se una parte del corpo non funziona, anche il resto del corpo funziona male. Invece mettere in atto la reciprocità significa valorizzare, “trafficare” i talenti di ognuno al servizio di tutta la comunità. Quando Francesco dice che le donne credono e testimoniano perché “sono spinte dall'amore” mette in evidenza quella capacità delle donne di andare oltre il tangibile, di seguire l'intuizione contro la razionalità prettamente maschile, che a volte è squalificata a sentimentalismo o fantasticheria, ma che è invece un modo di affiancarsi all'esperienza umana, coinvolgendosi nella testimonianza con tutte se stesse. Spero che l'attenzione del papa al ruolo della donna sia una grande spinta alla sua valorizzazione specie in quei contesti del mondo, come l'Africa, il Medio Oriente oppure tanti luoghi del continente asiatico, dove questa consapevolezza è meno presente se non negata.

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