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Chiesa

È veramente necessaria la teologia speculativa?

Philippe Lissac

padre Serafino M. Lanzetta - pubblicato il 03/04/13

Perché non ci accontentiamo di accogliere semplicemente le verità rivelate, la Parola Divina?

La teo-logia è un discorso umano e razionale su Dio, in cui si cerca di affinare sempre più l’intelligenza nella comprensione della Rivelazione divina. La fede chiede di essere capita, di essere coltivata, di diventare cultura e così vita. La speculazione sui misteri di Dio, lungi dall’essere una pretesa di incasellare il Dio Onnipotente nei nostri schemi mentali, è piuttosto un modo per avvicinarsi a Lui con tutta la vita.


1. Si tratta di un tema molto importante e certamente bisogna anche dare una risposta appropriata. Infatti, la speculazione sulle cose della fede potrebbe essere minacciata da una pretesa, che in fondo il pensiero teologico liberale di inizio XX secolo, confluito poi nel modernismo, ci ha mostrato, la pretesa cioè di adeguare Dio, la sua verità soprannaturale, alla nostra intelligenza. Una costante tentazione è quella di ridurre il Cristianesimo stesso alla sua essenza. Si tenta, di volta in volta, di scoprire un aspetto che riassuma il tutto e presto però ne segni anche il suo superamento mediante la filosofia. Di solito questo “nocciolo” della fede cristiana viene ravvisato nel fare il bene. Gesù avrebbe riassunto il suo Vangelo nell’amore e in una sorta di moralismo, ma a discapito del suo stesso essere il Figlio di Dio uguale al Padre. Mentre Gesù è ridotto a un semplice uomo, il Cristianesimo e la fede sarebbero la magna carta dell’operosità, del bene. C’è senza dubbio un fondo di verità: la fede opera sempre per mezzo della carità. Ma, nell’intento degli interpreti, si desidera dire cos’è la fede e non invece ascoltare la fede che è.

Però, un discorso veramente teologico, che promana dalla verità di Dio e vi si adegua, non pretendendo di adeguarla a noi, è indispensabile.

2. Per entrare nel merito della necessità del discorso teologico sulla fede bisogna richiamare un dato previo. La fede con la quale l’uomo risponde all’invito di Dio a diventare suo figlio mediante i sacramenti è un assenso personale e libero a Dio che ci parla, la cui Parola è riconoscibile nella Chiesa. La fede ci fa assentire alle verità rivelate. È come dire: «Sì. Signore credo quello che mi dici mediante la Chiesa». Questa fede, che è al contempo risposta a Dio e accoglienza dei suoi misteri, esige che presti attento ascolto a ciò che Dio mi dice e a ciò a cui dico: «Credo». In altre parole, credere implica la mia intelligenza, senza la quale non capire né crederei. La fede chiede di credere pensando, meditando, contemplando. Già S. Agostino disse che bisogna credere per capire e capire per credere. Quanto più credo tanto più capisco e viceversa. Si principia dalla fede, fondati sull’autorità infallibile di Dio che mi parla, e si giunge all’intelligenza della fede, al desiderio vivo in ogni uomo di “leggere dentro”, o per dirla con S. Ireneo di “vedere Dio”. Proprio in quest’ottica dell’intelligenza della fede si colloca la teologia speculativa. La fede cristiana si caratterizza per un aspetto peculiare: non rifiuta la ragione, non la abolisce, ma la richiede, altrimenti, come diceva il b. Giovanni Paolo II, non diventa cultura e non genera una vita nuova, secondo la misura alta del Vangelo. La fede cristiana è adesione al Logos fattosi carne. Perciò, come la fede nobilita la ragione così la teologia nobilita la scienza e la ragione, nobilita l’uomo.

3. Una citazione di S. Gregorio Magno, fatta propria dal Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 94), ci aiuta a capire ancora meglio: «Le parole divine crescono insieme con chi le legge». Questo evidenzia la dinamicità della divina Parola. La Bibbia non è un libro scritto per il passato ma è la Parola viva del Dio vivente, detta a me che la leggo o l’ascolto. Leggendola e meditandola scopro sempre più dei tesori reconditi, che mi spingono ad aprire il mio cuore a Dio. La teologia, che parte dalla Parola di Dio, è contemplazione di questa divina ed eterna Parola di vita, ci fa “entrare” nel mistero e così rimanervi per poi donare agli altri quello che abbiamo ricevuto.

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