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Chiesa

La nostra gioia, la nostra speranza! Una riflessione per la Pasqua

Maria Di Lorenzo - pubblicato il 30/03/13

La Resurrezione è la base del cristianesimo

Duemila anni fa, i primi cristiani, un gruppo di uomini e donne che seguivano e accompagnavano Gesù di Nazareth nel suo ministero pubblico, confessavano con gioia che il Crocifisso, colui che era stato ucciso appeso a una croce, aveva cambiato la loro vita. Li aveva sottratti a una vecchia condizione umana trasformandoli in uomini e donne nuovi: con una nuova mentalità, un nuovo modo di essere e agire nel mondo. Da quel momento hanno creduto, confessato, proclamato e celebrato che Gesù era vivo, che il Cristo era risorto, che l’ultima parola di Dio “Padre” sulla vita di suo Figlio non era la morte, che la resurrezione di Gesù significava il trionfo della vita sulla morte, il trionfo del bene sulla manifestazione e l’esperienza del male nel mondo. Questi fatti portano alla storia umana la visione di un nuovo orizzonte e la possibilità di vedere la speranza che non muore.

Trasformati da colui che era morto e ora confessano come vivo, possono confessare questo fatto proprio per il cambiamento che egli ha portato nella loro vita. I primi cristiani vanno nel mondo per condividere e predicare con parole e azioni la buona novella della Resurrezione. Allo stesso tempo, consegnano per iscritto le proprie confessioni di fede, oltre ai fatti storici avvenuti nella loro piccola, nuova, fraterna ed eucaristica comunità di credenti.

Tutto questo mostra che la Resurrezione è, più che un corpo dottrinale, la base del cristianesimo. È una nuova esperienza di vita trasformata, di vita in abbondanza, e una manifestazione contro il male, il peccato e la morte. La resurrezione che celebriamo è una convinzione manifestata e sostenuta con un nuovo stile di vita. Attraverso di essa, i cristiani si dedicano e sperano nella costruzione di un mondo migliore, ovvero un mondo più divino nella sua profonda umanità.

Mediante la Resurrezione di Cristo, il cristianesimo, così come ogni cristiano, propone un mondo più equo: più giusto, più solidale, più visibile, più fraterno, più umano. I cristiani sono contro ogni manifestazione del male, contro ogni esperienza disumana e disumanizzante, contro ogni aggressione all’umanità, contro qualsiasi cosa che danneggi l’immagine e somiglianza di Dio nelle sue creature.

La Resurrezione, quindi, è una confessione di fede. È la festa liturgica, ma soprattutto l’impegno personale ed ecclesiale di essere nel e per il mondo, ogni giorno; uno spazio/tempo di speranza nella disperazione, un segno di gioia nella tristezza, uno spazio di misericordia tra le tante forme di egoismo, divisione e violenza, un’opportunità di pace nella guerra, nel dolore e nella morte. È questo il compito evangelico della Chiesa. In esso risiede la ragion d’essere e di esistere della comunità cristiana, ed è questo che le dà la sua identità e la sua missione nel mondo.

Mai prima d’ora è stato più opportuno, più utile e anche più impegnativo celebrare la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo – la nostra celebrazione con lui e in lui – in un mondo in crisi, in una società con strutture nuove e trasformate. Mai prima d’ora c’è stata l’urgenza attuale di vivere e condividere cosa significhi confessare che Cristo vive!

“Pasqua” (dal greco Pascha) deriva dalla parola ebraica che significa “passaggio”: “passaggio” attraverso il Mar Rosso, “passaggio” dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia, dalla vita senza Cristo a una vita in Lui; dall’odio all’amore, dall’indifferenza a un impegno solidale, da un mondo senza Dio a uno costruito per l’umanizzazione che è deificazione.

Possano questi giorni della celebrazione del “passaggio” significare il rinnovamento del nostro impegno cristiano più importante in modo personale ed ecclesiale: essere per un mondo in crisi un segno della vita nuova e abbondante che Cristo ci offre. Buona Pasqua! Beata Pascha!

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