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Cos’è accaduto 2000 anni fa?

Aleteia - pubblicato il 30/03/13

Riflessione sulla pasqua di padre Francesco Occhetta S.J.

Manca un corpo alla contabilità della morte, i conti non tornano e l’evento più certo della vita è stato falsificato. Questo mistero della nostra fede invece di semplificare le cose sembra però che le complichi. In gioco non c’è tanto la risurrezione come idea ma una persona risuscitata. Lo aveva detto a Marta: "io sono la Risurrezione e la vita" (Gv 11,25). In quest’ordine preciso: prima la risurrezione e poi la vita. Prima viene la risurrezione, da tutte le nostre tombe e dalle nostri morti, poi la vita, anzi la sua vita che entra nelle nostre morti e le risorge. La Pasqua è la festa del corpo. Quel corpo è stato così tanto amato da risorgere per la forza che sprigionata l’amore di Dio.

In realtà la cultura contemporanea alla risurrezione dei copi non crede più. Durante due secoli il leitmotiv è stato quello di convincerci che "Dio è morto". Se dunque è morto non può essere risorto. Allora surroghiamo l’incontro con la risurrezione allontanando la morte con l’estetica, l’eterna giovinezza. Così la fede nella risurrezione non dice tanto il nostro futuro ma come stiamo vivendo il presente.
Perché nei racconti del Vangelo nello stesso momento una persona vede Cristo risorto e la sua vicina no? Certamente la Scrittura e le grandi scuole di spiritualità io penso a quella di Ignazio di Loyola, ci dicono almeno una cosa importante: il bene maggiore per me non è una vita lunga, un infinito sopravvivere; l’essenziale non sta nel non morire, ma nel vivere già una vita risorta. L’eternità è già entrata in noi molto prima che accada, entra con la vita di fede, entra con i gesti di amore entra con la vita buona (bella, sensata).

È stato scritto che "Dobbiamo avere più paura di una vita sbagliata che della morte". La seconda preghiera eucaristica, la più antica, afferma: "ammettili a godere la luce del tuo volto". È il verbo godere che è centrale, la risurrezione risponderà al nostro bisogno di felicità. Perché di felicità ne hanno bisogno i nostri giorni. Cos’è accaduto 2000 anni fa? La Resurrezione è un evento meta-storico, ma lascia tracce nella storia, la gran parte di queste tracce sono indirette: il sepolcro vuoto, la testimonianza delle donne, una comunità che si riunisce, la missione degli apostoli…


La Scrittura riporta un’esperienza reale che è già simbolica. Per questo non è strano che la mediazione tra i due linguaggi si trovi nell’espressione ōfthe, "si fece vedere", "si fece vedere" è un verbo attivo, causativo – è diverso da "fu visto" (passivo).
Il riconoscimento avviene come un incontro, un camminare insieme, un mangiare insieme. Non solo visione, ma incontro personale. Dall’iniziativa di Cristo scaturisce poi la missione. Il primato non spetta ai segni (condizioni di possibilità) ma a Cristo. Senza questa iniziativa, gli Apostoli non sarebbero mai giunti alla fede.


Qual è stata l’esperienza degli Apostoli? L’esperienza spirituale dei discepoli non è stata unicamente soggettiva, ma ripetuta e condivisa.
 Come diceva Dag Hamerskjöld: "il viaggio più lungo è il viaggio interiore", cioè in se stesso… non per rimanerci, ma appunto per emigrare, per uscire da se stesso e aprirci alla Pasqua del Signore che sarà anche la nostra.

(PADRE FRANCESCO OCCHETTA S.J. , CONSULENTE ECCLESIASTICO NAZIONALE UCSI)

Tags:
gesù cristopasqua cristianarisurrezione
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