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Gli studi sulla Sindone: a che punto siamo?

DR
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Intervista al professor Bruno Barberis, presidente del Centro Internazionale di Sindonologia

A che punto sono le conoscenze scientifiche sulla Sindone? Quali sono i problemi ancora aperti? Il problema di maggior interesse, e al tempo stesso il più complesso, è quello della determinazione delle modalità di formazione dell'immagine. Ne parliamo con il professor Bruno Barberis, docente di Meccanica razionale presso l'Università di Torino e presidente del Centro internazionale di Sindonologia, alla vigilia dell'ostensione della Sindone di Torino.

“La ricerca scientifica sulla Sindone, intesa in senso moderno, ha avuto inizio solo nel 1898 – spiega il prof. Barberis -, dopo che la prima fotografia, scattata da Secondo Pia, oltre che a rivelare la caratteristica negatività dell’immagine su di essa impressa, consentì un esame dettagliato sia del telo che dell’immagine stessa. I medici furono i primi a mettere in evidenza le numerosissime ferite presenti sul corpo dell’uomo della Sindone che provano trattarsi dell’immagine lasciata dal cadavere di un uomo adulto dapprima flagellato e poi crocifisso, con caratteristiche e particolari che appaiono strettamente correlati con ciò che è descritto nei vangeli circa le torture e la crocifissione subite da Gesù di Nazaret. Sulle modalità di formazione dell’immagine (normalmente un cadavere non lascia alcuna traccia su un lenzuolo) numerose sono le ipotesi finora proposte. In nessun caso però i risultati sperimentali risultano veramente soddisfacenti (cioè strettamente comparabili con l’immagine della Sindone) e alcune caratteristiche appaiono fino ad oggi irriproducibili. I risultati ottenuti da diverse équipe di studiosi consentono però di affermare che è altamente probabile che l’immagine sia stata prodotta dal cadavere di un essere umano e di escludere che sia dovuta all’opera di un artista tramite l’uso di una qualsivoglia tecnica di riproduzione”.

“Il cammino scientifico è stato caratterizzato dal sorgere in tutto il mondo, in particolare nell’ultimo cinquantennio, di centri e gruppi di ricerca tra i quali particolare rilievo ha il Centro Internazionale di Sindonologia, fondato a Torino nel 1959, che ha il compito di coadiuvare l’arcivescovo di Torino, nella sua qualità di Custode pontificio della Sindone. In tempi più recenti gli studi e le ricerche si sono estesi anche ad altri campi come la biologia, l’informatica, la chimica e la fisica”.

In base alle conoscenze attuali, gli scienziati hanno stabilito “con certezza” che: “l’immagine ha caratteristiche simili a quelle di un negativo fotografico ed è estremamente superficiale interessando le fibre del tessuto per uno spessore dell’ordine del millesimo di millimetro; l’immagine è stata prodotta dal cadavere di un essere umano che ha subìto numerose torture tra le quali i supplizi della flagellazione e della crocifissione i cui segni sono visibili su di essa in modo anatomicamente perfetto; sulla Sindone sono presenti numerose macchie di sangue umano di gruppo AB prodotte da ferite di origine traumatica; non si tratta di un dipinto, né di un’opera realizzata mediante tecniche riproduttive conosciute; i pollini ritrovati sulla Sindone consentono di ritenere molto probabile un suo soggiorno in Palestina e in Anatolia prima del XIV secolo; l’immagine possiede peculiari caratteristiche tridimensionali; esiste una stretta correlazione (confermata con l’ausilio del computer) tra il volto dell’uomo della Sindone e l’iconografia del volto di Gesù del primo millennio; sul retro della Sindone è assente l’immagine corporea, mentre sono ben visibili le macchie di sangue”.

Permangono ancora elementi di incertezza. Barberis spiega quali: “l’età del lino: gli studi teorici e sperimentali successivi alla datazione medievale (1260-1390 d.C.) stabilita dagli esami effettuati nel 1988 con il metodo del C14 consentono di ritenere molto probabili alterazioni di vario genere (tessili, ambientali, biologiche, chimiche, ecc.) che, nel loro insieme, possono aver modificato considerevolmente il risultato della datazione, 'ringiovanendo' il telo; inoltre varie critiche sono state sollevate sulla correttezza dell’analisi statistica dei dati e sulla rappresentatività dei campioni prelevati”.
  
Infine gli scienziati non sono riusciti ancora a capire come si sia formata l'immagine corporea sul lenzuolo: tutte le teorie proposte fino ad oggi sono sempre risultate carenti o perché non sono state corredate da verifiche sperimentali serie o perché tali verifiche hanno evidenziato sulle immagini ottenute caratteristiche fisico-chimiche molto diverse da quelle possedute dall’immagine sindonica o al più solo parzialmente simili; il processo che ha causato la formazione dell’immagine sindonica rimane pertanto ancora non noto e per giungere alla sua identificazione saranno necessari ulteriori studi sia teorici sia sperimentali”.

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