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"Lottare contro la corruzione è lottare contro la crisi dell'Occidente”

JUAN MABROMATA

Chiara Santomiero - pubblicato il 27/03/13

Spadaro presenta “Guarire dalla corruzione” del cardinale Bergoglio

“Guarire dalla corruzione” è il titolo della riflessione del cardinale Bergoglio pubblicata a Buenos Aires l'8 dicembre del 2005 e proposta ora dall'editrice Emi nella traduzione in italiano con una postfazione di Pietro Grasso, presidente del Senato e già procuratore nazionale della Commissione antimafia. Il volume è stato presentato il 26 marzo presso la sede della Civiltà cattolica a Roma insieme ad un'altra riflessione di papa Francesco su “Umiltà, la strada verso Dio”.

Alla presentazione sono intervenuti padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà cattolica; Lucetta Scaraffia docente a l'Università La Sapienza di Roma ed editorialista de L'Osservatore Romano, don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Lorenzo Fazzini, direttore Editrice Missionaria Italiana.

“Lottare contro la corruzione è per papa Francesco lottare contro le radici della crisi dell'Occidente” che è anche economica ma non solo. E' il pensiero di padre Spadaro a conclusione di un itinerario che parte dalla visione di Chiesa di Jorge Mario Bergoglio. Secondo Bergoglio la malattia spirituale della Chiesa è l'autoreferenzialità: “se la Chiesa rimane chiusa in se stessa, autoreferenziale, invecchia”. E l'autoreferenzialità, ha sottolineato Spadaro attingendo al pensiero di Bergoglio, nasce dalla “muraglia di un'ideologia difensiva” che vede il mondo come un nemico, da un cuore “arroccato nella soddisfazione della sua autosufficienza da non permettere di farsi mettere in discussione”. E' il frutto secondo papa Francesco di un “cuore corrotto”.

“Il libro sulla corruzione di papa Francesco – ha avvertito Spadaro – è un libro di teologia e spiritualità, non un'analisi sociologica”. Infatti la corruzione è identificata nella “stanchezza della trascendenza”, nell'indulgere a una “frivolezza molto più grave che un peccato di lussuria o di avarizia” perché l'uomo così frivolo “elimina Dio dalla sua vita”.

Il corrotto vive “irretito dentro se stesso e impedisce rapporti umani veri: tanto che non ha amici ma come dice Bergoglio, solo complici, 'utili idioti'”. E questo vale anche dentro la Chiesa quando la vita consacrata diventa una forma di “mondanità spirituale” che il papa definisce “il pericolo maggiore, la tentazione più perfida, anche peggio della lebbra infame”.


Espressioni forti che evidenziano, secondo Lucetta Scaraffia, “l'aspetto 'severo' di papa Francesco che si traduce in un non 'fare sconti' indirizzato a un percorso di ascesi spirituale”. La corruzione, infatti “rende accettabile il peccato nell'anima di ciascuno ma anche nella cultura complessiva”. In questo, la docente universitaria intravede una grande complementarietà con l'insegnamento di papa Ratzinger, nonostante siano “molto diversi per background culturale”. “Benedetto XVI – ha sottolineato Scaraffia – ci ha dato gli strumenti per leggere la corruzione nella cultura che ci circonda mentre Francesco ci dice come essa sia anche dentro di noi e come fare per combatterla”. In questa complementarietà è il segno della “ricchezza della Chiesa nella quale esistono sensibilità diverse che in passato hanno dato vita ai grandi ordini religiosi e più di recente ai movimenti”, ricchezza che non viene colta dall'esterno e “purtroppo contrappone Francesco a Benedetto”.


La corruzione è, non di meno, un peccato anche sociale come ha ricordato don Luigi Ciotti dopo essersi soffermato sull'analisi di Francesco della corruzione come “chiusura e resistenza dell'anima all'impegno e al cambiamento”, che nasce da un cuore che “preferisce il realismo del 'meno' alla promessa del 'più'”. Si tratta di un peccato di “non corresponsabilità” perché non basta “commuoversi davanti alle tragedie, occorre muoversi”. La lotta alla corruzione necessita per Ciotti prima di tutto di un “grande investimento educativo e culturale” sul tema della reciprocità, dell'essere collegati alla ricerca del bene comune per tutti. Perché altrimenti la corruzione diventa “il brodo di coltura del crimine organizzato”. “Nessuno – ha affermato il presidente di Libera – può sfuggire al presente”. Occorre “abitare il tempo” e “questo tempo ha bisogno di speranza, come ha ricordato papa Francesco”. “Ma anche noi – ha concluso Ciotti – possiamo essere segni di speranza attraverso la corresponsabilità”.

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