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I due marò italiani: nessuno dimentichi la loro generosità

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Intervista a mons. Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l’Italia

Dall'inizio della vicenda dei due marò italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre accusati in India di aver ucciso due pescatori, “la Chiesa Ordinariato militare si è fatta presente nella vita personale e familiare dei due giovani, cercando di non perdere la comunicazione del cuore che si realizza con tutti i militari italiani, in particolare con quelli impegnati nelle missioni più delicate”. Monsignor Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l'Italia, segue da vicino la vicenda dei due militari italiani e inizia con queste parole la sua riflessione su un caso che ha provocato anche una crisi diplomatica tra Italia e India.

“Come comunità cristiana – dice – dobbiamo continuare a credere che anche il dolore può diventare una cattedra di speranza. La loro sofferenza non sarà inutile, dobbiamo far sì che ognuno, per ciò che può e per le proprie competenze, non dimentichi la generosità dei nostri soldati, che hanno una grande capacità di donarsi”.

“Quando è capitato l'incidente – racconta mons. Pelvi – la mia prima preoccupazione è stata quella di mettermi in contatto con i due giovani. Ho inviato subito un cappellano militare a tempo pieno in India perché, condividendo le sofferenze di ogni giorno si ritrova quella speranza che apre il cuore alla preghiera. Ho ricevuto commoventi lettere dai due miliari, dalle quali ho imparato a conoscerli. È iniziata così una relazione cuore a cuore e come Chiesa castrense, tramite il cappellano inviato, ci siamo subito impegnati nel contattare anche le famiglie dei pescatori morti nell’intento di alleggerire la tensione popolare nata nei primi giorni dall'incidente, a Kerala. Si è creato un rapporto che ha portato a una serenità nelle relazioni, si è tranquillizzata l'atmosfera, c'è stata una partecipazione al dolore delle famiglie dei due pescatori. L'Ordinariato ha preso su di sé il carico di manifestare l'affetto dell'Italia intera alle famiglie dei due pescatori, con due borse di studio a sostegno di due giovani delle rispettive famiglie dei pescatori. Sono stati segnali importanti per far comprendere la partecipazione al dolore e la solidarietà dei militari italiani per coloro che vivono in situazioni di povertà e disagio”.

L'Ordinario militare parla anche del rapporto di affetto e di sostegno costruito in questo tempo con le due famiglie, Girone e Latorre. “Abbiamo vissuto numerose iniziative di preghiera nei diversi enti militari sia della Marina che delle altre Forze armate. Massimiliano e Salvatore vengono da due famiglie credenti. In alcune lettere che custodisco gelosamente – racconta mons. Pelvi – i due ragazzi esprimono il dolore e la lontananza dalle loro famiglie, ma al contempo questa dolorosa esperienza ha aperto il loro cuore ad una fede più matura e a momenti di preghiera più intensi”.

Come li ha visti i due marò recentemente?

Mons. Pelvi: Massimiliano e Salvatore avvertono l'esigenza di una presenza amica da parte di tutti gli italiani. Non sono scoraggiati perché sono ricchi di ideali, convinti che il servizio al bene della Patria vada custodito. Chiedono il sostegno nella preghiera e si augurano che ci sia una soluzione rapida della vicenda. Certo avvertono una grande sofferenza per il distacco dalla famiglia, particolarmente dai loro figli. Non si aspettavano di dover tornare in India, ma obbediscono al loro status militare. Ciò diventa un debito da parte delle Istituzioni, particolarmente quella militare, perché non siano lasciati soli.

Qual è il ruolo della Chiesa in questa vicenda?

Mons. Pelvi: Un supplemento di preghiera e di fraterna vicinanza per farli sentire più sereni e fiduciosi in una soluzione positiva della vicenda. Come comunità cristiana continueremo a sostenere concretamente sia le famiglie di Salvatore e Massimiliano sia quelle dei due pescatori.

Come pensa debba risolversi la situazione?

Mons. Pelvi: Ultimamente i due ragazzi mi hanno detto che la situazione si risolverà con il dialogo e la serenità di rapporti tra i due Stati. La decisione del governo italiano di rimandare i due marò in India non deve essere letta assolutamente in chiave conflittuale, così facendo non faremmo del bene alla Verità. Questa vicenda invoca l’approfondimento, nell’odierno contesto della globalizzazione, del diritto internazionale, con particolare attenzione ai principi della giurisdizione dei singoli Stati rispettosi della “Convenzione Onu sul diritto del mare”. Tra gli Stati si auspica una maggiore cooperazione nella lotta alla pirateria marittima.

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