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“Conclusa” la conversione al cattolicesimo di Magdi Allam

© Christophe SIMON / AFP
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La Chiesa non è un partito a cui togliere il consenso se non piace il programma

Conclusa”. Così considera la sua conversione al cattolicesimo Magdi Allam, che nel 2008 aveva ricevuto battesimo, cresima ed Eucaristia a San Pietro da papa Benedetto XVI durante la veglia pasquale. L'ex giornalista ora parlamentare europeo, che il giorno del battesimo aveva aggiunto al suo il nome “Cristiano”, ha spiegato dalle pagine de “Il Giornale” che si tratta di “una scelta estremamente sofferta”, che ha subito “un'improvvisa accelerazione” di fronte alla realtà di due papi e alla “papalatria” che ha infiammato l'euforia per Francesco facendo archiviare rapidamente Benedetto XVI (Il Giornale, 25 marzo).

La Chiesa, denuncia Allam, è “fisiologicamente relativista” – “il suo essere contemporaneamente magistero universale e Stato secolare ha fatto sì che la Chiesa da sempre accolga nel suo seno un'infinità di comunità, congregazioni, ideologie, interessi materiali che si traducono nel mettere insieme tutto e il contrario di tutto” – e “fisiologicamente buonista, mettendo sullo stesso piano, se non addirittura anteponendo, il bene altrui rispetto al bene proprio, compromettendo dalla radice il concetto di bene comune”.

Ciò che più di ogni altro fattore lo ha allontanato è però “la legittimazione dell'islam come vera religione, di Allah come vero Dio, di Maometto come vero profeta, del Corano come testo sacro, delle moschee come luogo di culto”. Allam si dice convinto che l'islam sia “un'ideologia intrinsecamente violenta”, e ancor più convinto che l'Europa finirà per esserle sottomessa “se non avrà la lucidità e il coraggio di denunciare l'incompatibilità dell'islam con la nostra civiltà e i diritti fondamentali della persona, se non metterà al bando il Corano per apologia dell'odio, della violenza e della morte nei confronti dei non musulmani, se non condannerà la sharia quale crimine contro l'umanità in quanto predica e pratica la violazione della sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà religiosa”.

Nel 2006, Allam diceva però di “concordare pienamente” con l'approccio di Benedetto XVI nei confronti della religione islamica, volto a verificare in primo luogo la “condivisione di alcuni valori fondanti” della comune umanità, partendo dal rispetto per i diritti fondamentali della persona, “piattaforma comune” che può unire le persone al di là della fede, dell'etnia e della cultura di appartenenza (Passi nel deserto, 5 luglio 2006).

L'errore di Magdi Allam sembra essere proprio quel relativismo di cui accusa la Chiesa. “Chi non è relativista accetta l'insegnamento della Chiesa, il catechismo, il Magistero quando gli piace ed eventualmente anche quando non gli piace si tratti di fede o di morale, di islam o di rapporti prematrimoniali”. Sia il progressista che l'ultraconservatore, invece ha commentato Massimo Introvigne, li accettano “solo quando coincidono con le loro soggettive opinioni” (La Nuova Bussola Quotidiana, 26 marzo). “Non si può scegliere: o ci si converte a tutta la dottrina cattolica, o non ci si converte affatto. Il Catechismo non è il piatto dei formaggi dove scegliere solo quello che ci piace”.

Il rischio di posizioni come quella dell'ex giornalista è dunque quello di concepire la Chiesa come fosse un partito politico, “al quale si accorda una fiducia perché possa realizzare un proprio programma, salvo poi togliere quella fiducia in caso contrario”. Questo atteggiamento è “la più grande tentazione di ogni cristiano”, “da sempre”. “Era quella di Giuda: misurare Gesù (e la sua Chiesa) in base alla sua capacità di rispondenza alle proprie aspettative” (Tempi, 25 marzo).

La radicalità anti-islamica e identitaria di Allam sembra allora null'altro che un’altra faccia della “mentalità buonista” che rimprovera alla Chiesa; entrambe, in fondo, “chiedono alla Chiesa la stessa cosa: realizzare una loro idea, non se stessa”.

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