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Senza un Governo, l’Italia rischia a livello politico ed economico

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Le forze politiche si avvicendano al Quirinale per le consultazioni

Dopo l'elezione dei presidenti di Camera e Senato, la sfida più urgente che si prospetta in questi giorni alle forze politiche italiane è la formazione del Governo. Dalle elezioni del 24 e 25 febbraio non è emersa una maggioranza solida che possa prendere in mano le redini del Paese, e il compito di dargli una guida salda non sembra dei più facili.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha avviato il 20 marzo le consultazioni delle forze politiche, ricevendo per primi proprio i neoeletti presidenti delle due camere del Parlamento, Pietro Grasso per il Senato e Laura Boldrini per la Camera. Grasso ha riconosciuto la “necessità assoluta di dare un Governo al Paese”, indicando che si percorreranno “tutte le strade per raggiungere questo obiettivo”. “Sta a Napolitano esplorare le strade. Napolitano intende risolvere subito. Non spetta a noi, spetta a lui”, ha aggiunto la Boldrini (Avvenire, 20 marzo).

La formazione del Governo è una questione urgente non solo a livello politico, ma anche per le sue implicazioni economiche. Il sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo ha infatti ricordato che nella valutazione dei mercati “non contano solo i fondamentali, ma anche le prospettive politiche e di governabilità di un Paese. Se non avremo un Governo stabile, solido e autorevole nei prossimi giorni, ci sarà una grande tentazione da parte dei mercati di liberarsi del debito italiano, di cui una percentuale dal 33 al 40% è in mano estera” (Tempi, 20 marzo).

A suo avviso, “l'unica soluzione” è “un esecutivo che unisca Bersani e Berlusconi”. “L’alternativa qual è? Spacchiamo il M5S? La proposta di Bersani mira a questo”, ha aggiunto, commentando che dal punto di vista della deontologia democratica parlamentare “avere una strategia che punti a spaccare un gruppo è la cosa peggiore da fare”.

Parlando con Grasso e la Boldrini, il Presidente Napolitano avrebbe fatto intendere che potrebbe dire al segretario del Pd Bersani di provare a raccogliere una maggioranza tornando dopo 72 ore per riferire il numero a cui è arrivato. “Un incarico-lampo. E se i conti non tornano, si passa oltre”. Bersani potrebbe anche ritirarsi, suggerendo al Presidente di affidare un mandato esplorativo a una figura istituzionale, come il presidente del Senato Grasso (Avvenire, 21 marzo). 
Il momento dell'incontro tra Napolitano e Bersani sarà quindi “il momento della verità”, quello in cui il secondo dovrà “dire chiaro” al primo “se insiste nel chiedere l'incarico di formare il nuovo Governo oppure se ne ha avuto abbastanza e si è rassegnato a fare un passo indietro” (Il Sussidiario, 21 marzo)

Attualmente i numeri per un Governo di sinistra, almeno al Senato, “non ci sono”, e Napolitano “è stato chiarissimo” nel dire che “non si può permettere di affidare un incarico senza i numeri”. Esiste invece “oggettivamente” lo spazio per un tentativo di mandato a Grasso, che da un lato potrebbe certificare l'assenza di una maggioranza disponibile a supportare un Governo Bersani e dall'altro potrebbe avere maggiori spazi di manovra alla ricerca di diverse intese: “non più il Movimento 5 Stelle come interlocutore privilegiato (anzi quasi unico), ma anche Scelta civica e centrodestra”, per “un Governo istituzionale di emergenza, in nome della crisi economica e non ostile all'Europa”. Oltre a ciò, “un Grasso che trasloca a Palazzo Chigi lascerebbe libera la poltrona più alta di Palazzo Madama, consentendo una redistribuzione d'incarichi che veda un esponente del centrodestra (Quagliariello?) alla seconda carica dello Stato e un democratico al Quirinale dopo Napolitano”.

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