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Come Gesù, l’offerta di se stessi agli ultimi

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Enrique Garcia Medina

Chiara Santomiero - pubblicato il 21/03/13

Il papa al carcere di Casal del Marmo per la Messa in Coena Domini

“Mi sembra ci sia un congiungimento straordinario tra il significato della Messa in Coena Domini e il gesto di papa Francesco”: ha commentato così con Aleteia, il segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Mariano Crociata, la notizia diffusa dalla sala stampa vaticana secondo la quale Francesco, nel giorno di Giovedì santo, celebrerà la Messa all’Istituto penale per minori di Casal del Marmo a Roma.

Il 28 marzo, Giovedì Santo, informa la nota vaticana, il Santo Padre Francesco celebrerà al mattino nella Basilica di San Pietro la Messa Crismale, e al pomeriggio si recherà all’Istituto Penale per Minori di “Casal del Marmo” per la celebrazione della “Messa nella Cena del Signore”, alle ore 17.30. Com’è noto la Messa della Cena del Signore è caratterizzata dall’annuncio del Comandamento dell’amore e dal gesto della Lavanda dei piedi.

“Nel suo ministero come Arcivescovo di Buenos Aires – aggiunge la nota – , il cardinale Bergoglio usava celebrare tale Messa in un carcere o in un ospedale o in un ospizio per poveri o persone emarginate. Con la celebrazione a Casal del Marmo, il Papa Francesco continua tale uso, che dev’essere caratterizzato da un contesto di semplicità”. Le altre celebrazioni della Settimana Santa si svolgeranno invece secondo l’uso abituale. Anche papa Benedetto XVI aveva visitato l’Istituto di Casal del Marmo il 18 marzo 2007, celebrandovi la Messa nella Cappella del “Padre Misericordioso”.

“Nella Messa in Coena Domini – ha proseguito Crociata – c'è l'offerta anticipata di se stesso da parte di Gesù che poi si completerà sulla Croce”. E' quindi “un'espressione straordinaria da parte del papa ripetere questo gesto di donazione verso una categoria posta ai margini come i giovani nel carcere di Casal di Marmo”. E' la conferma, da parte del nuovo pontefice, “del valore programmatico di attenzione agli ultimi espressa fin dalle prime parole e dai primi gesti dopo l'elezione”.

Attenzione, però, ha precisato Crociata nell'incontro con i giornalisti “il significato dell'enunciazione 'la Chiesa per i poveri' deve essere intesa secondo quanto affermato dal Concilio e nell'enciclica Populorum Progressio di Paolo VI ripresa dalla Caritas in veritate di Benedetto XVI”. Come ha chiarito lo stesso papa, “la nostra condivisione con i poveri non nasce da vago umanitarismo, da filantropia” e “la Chiesa non è una ong”.

“La Chiesa – ha spiegato il segretario generale della Cei – è corpo di Cristo e seguace di Cristo che per primo è stato povero”. Il primato nella Chiesa “è di Dio e di Cristo”, la “vera ricchezza è Cristo che libera la Chiesa da ogni attaccamento terreno”. Per questo la Chiesa “apre il suo cuore con libertà a tutti e per primi ai poveri” con un'attenzione che “ha sempre avuto ma deve avere sempre di più”.

La presenza di un papa che viene dal sud del mondo “luogo geografico e condizione sociale a cui si unisce un cattolicesimo sociale fervoroso” aiuta a cogliere con più evidenza il paradosso di “un Occidente ricco e cristiano che costituisce una minoranza di privilegiati rispetto alla maggioranza di coloro che soffrono la fame nel mondo”. L'esempio di Francesco, ha concluso Crociata, deve spingere a “rinnovare un impegno verso gli ultimi che si fonda su una profonda matrice teologico-spirituale senza la quale la Chiesa si ridurrebbe, con tutto il rispetto e l'ammirazione verso queste ultime, a una ong”.

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