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Perché il papa è il vescovo di Roma?

Aleteia - pubblicato il 20/03/13

È un titolo meramente onorifico o governa davvero la diocesi?

1. Tra i titoli del papa, quello di “vescovo di Roma” è il primo. Anche quando Roma era ridotta in rovine ai tempi dei barbari, anche quando il papa risiedeva lontano da Roma, anche quando era in esilio, non si è mai pensato di dissociare la funzione pontificale da quella episcopale.

È stato in Galilea, e non a Gerusalemme, che Gesù, dopo la sua resurrezione, ha dato ai suoi apostoli la missione di annunciare il Vangelo a tutte le Nazioni.

Il libro degli Atti degli Apostoli ci mostra che il Vangelo si è diffuso proprio quando Roma è diventata il centro di gravità della Chiesa. Dall'altro lato, che sarebbe stato della Chiesa in una Gerusalemme devastata dai romani nell'anno '70, come Gesù aveva annunciato?

 La storia del papato, dopo oltre mille anni, ha conosciuto casi di martiri, come Pietro, ma anche di esiliati: Cleto, Clemente, Cornelio e Lucio all'epoca della persecuzione romana, Liberio ai tempi di Costantino, Silverio al tempo dei barbari.

Nel corso dei secoli, prima dello scisma del 1054, Costantinopoli era una città infinitamente più brillante di Roma. Pur essendo orgogliosa della sua grandezza, Costantinopoli non ha mai rivendicato il primato.

In seguito, nell'arco di settant'anni, in un'epoca in cui la Francia ha esercitato una grande pressione sul papato, i successori di Pietro hanno risieduto ad Avignone (1309-1377). Santa Caterina da Siena si rivolse duramente a papa Gregorio XI perché tornasse a Roma. Alla fine accadde. Anche in quei tempi turbolenti, tuttavia, non si mise mai in questione se il vescovo di Avignone fosse il papa. Allo stesso modo, i “papi avignonesi” non hanno mai preso il titolo di vescovi di Avignone.

Già nell'era moderna, Napoleone I deportò Pio VI a Valence-sur-Rhône (Francia), dove il papa morì. Proseguì con Pio VII, che deportò a Genova e poi a Fontainebleau. Quando Roma venne minacciata dai piemontesi, Pio IX si rifugiò a Gaeta, ma tornò a Roma il prima possibile, questa volta con l'aiuto dei francesi.

Dopo l'annessione di Roma al regno d'Italia, il papa si ritenne “prigioniero” in Vaticano. Protestò ma rimase lì. Come Pio XII durante la II Guerra Mondiale, anche se temeva di essere rapito dai nazisti.



2. Il papa ha autorità sui vescovi, ma è innanzitutto un vescovo. Un vescovo è sempre in relazione a una diocesi, anche se, in certi casi, si tratta di diocesi in cui non ci sono più cristiani.



Il Concilio Vaticano I, con il riconoscimento dell'infallibilità, corre il rischio di separare il papa dai vescovi. In realtà non esiste un quarto grado nel sacramento dell'ordine, oltre ai diaconi, ai sacerdoti e ai vescovi. La relazione dei vescovi con il papa si esprime mediante la formula cum Petro et sub Petro: “in comunione (cum) con Pietro e sotto (sub) l'autorità di Pietro”. Se il papa smettesse di essere vescovo di Roma, questo equilibrio si spezzerebbe.

Ogni vescovo è sempre in relazione a una diocesi concreta. Se sono al servizio della Santa Sede o se si tratta di vescovi ausiliari, questa diocesi spesso non ha che un'esistenza storica, i cristiani vi sono scomparsi. Si tratta di una finzione che ha almeno il vantaggio di mostrare che un vescovo è sempre legato a un territorio e a un popolo concreto.


Un papa che non fosse più vescovo di Roma sembrerebbe piuttosto un Segretario Generale dell'ONU.



3. La cattedrale del papa è la basilica di San Giovanni in Laterano. Per il governo della diocesi, il pontefice è aiutato da un cardinale “vicario”.



Poco dopo il ritorno da Avignone, i papi risiedettero nella basilica di San Giovanni in Laterano. Quattro concili ecumenici portano il nome del Laterano. Quando il palazzo crollò, papa Gregorio XI si rifugiò in Vaticano, accanto alla tomba di San Pietro, ma la cattedrale di Roma continuò ad essere San Giovanni in Laterano.



Anche se il papa allora non usciva mai dal Vaticano, Pio XII si recò nei luoghi colpiti dal bombardamento del 19 luglio 1943, come la regina d'Inghilterra dopo il Blitz.


Quando annunciò un concilio ecumenico, papa Giovanni XXIII lanciò un sinodo per la Chiesa di Roma.
 Giovanni Paolo II, nel corso del suo lungo pontificato, ha avuto l'occasione di visitare, domenica dopo domenica, tutte le parrocchie di Roma.
 Alcuni giorni dopo la sua elezione, papa Benedetto XVI si è recato a San Giovanni in Laterano per prendere possesso come vescovo di Roma. Nella sua omelia ha dichiarato: “Voglio cercare, con tutto il cuore, di essere il vostro Vescovo, il Vescovo di Roma”. Una settimana dopo ha riunito i sacerdoti e i diaconi e ha insistito sulla necessità di formare a Roma una vera Chiesa locale.

Per il governo quotidiano della diocesi, il papa è aiutato da un cardinale “vicario”. La residenza del cardinale e i servizi diocesani sono situati accanto alla basilica di San Giovanni in Laterano. Il papa celebra lì la Messa del Venerdì Santo, durante la quale i sacerdoti della diocesi rinnovano i loro impegni.


4. I cardinali, anche se sono in tutto il mondo, appartengono alla diocesi di Roma e sono titolari di una chiesa romana.



Nel governo della Chiesa universale, il papa è assistito da alcuni consiglieri. Nel corso dei secoli, questi sono stati solamente sacerdoti della diocesi di Roma. A partire dal Medioevo, i cardinali hanno formato un gruppo determinato, chiamato in seguito il “Sacro Collegio”. Arcivescovi che governavano diocesi più o meno lontane da Roma hanno iniziato a farne parte, senza lasciare la propria diocesi. Per sottolineare chiaramente che è la Chiesa di Roma che ha la missione, secondo la bella formulazione di Ignazio di Antiochia, di “presiedere nella carità” tra tutte le Chiese, i cardinali diventano titolari di una chiesa nella diocesi di Roma.



“Papa” e “vescovo di Roma”: due espressioni che convergono in una sola persona. Per questo papa Benedetto XVI, nell'omelia già citata, ha affermato: “In quanto cattolici, in qualche modo, tutti siamo anche romani”.

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