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Tanti cattolici tra gli elettori di Grillo

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Tra polemiche e speranze, l'Italia cerca una stabilità politica

L'exploit del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo alle consultazioni elettorali del 24 e 25 febbraio è stato dovuto anche al sostegno dei cattolici.

Un'indagine Ipsos ha infatti mappato il voto dei credenti che si sono recati alle urne rilevando come ai grillini sia andato il 19,9% dei consensi di chi dice di frequentare la Messa ogni domenica. Pdl e Pd sono i primi partiti con il 24% dei voti, mentre la formazione di Bersani ha fatto registrare un calo di dieci punti rispetto a dicembre 2012, e il partito di Berlusconi ha perso dal settembre 2011 l'11% dei voti dei praticanti (Famiglia Cristiana, 5 marzo).

Il successo di Grillo sembra dettato da “una reazione spontanea e di massa ad una situazione di stallo economico e politico” in cui “un'intera generazione avverte il logorarsi dei propri desideri di realizzazione professionale, politica e umana”, ma anche da “una vistosa volontà di divorzio, definitivo e senza ritorno, da un'intera leadership politica – di governo e di opposizione – alla quale ritira ogni legittimazione e ogni diritto di rappresentanza”, leadership ritenuta incapace di governare ma soprattutto giudicata moralmente inadeguata ad occupare qualsiasi funzione, perché “interamente orientata alla propria esclusiva autoconservazione” (Il Sussidiario, 4 marzo).

Il M5S si è attirato ad ogni modo anche aspre critiche. Per Conseil Représentatif des Institutions juives de France, che rappresenta la comunità ebraica francese, Grillo è un “demagogo populista”, “controverso e razzista”, “profondamente antisemita e antisionista”, e le tesi del Movimento potrebbero far precipitare di nuovo l’Italia “in un periodo buio della sua storia”. Nei suoi comizi, Grillo ha descritto lo Stato di Israele come “Attila” e “dittatura militare” (Tempi, 6 marzo).

L'11 gennaio anche la Comunità ebraica di Roma ha lamentato “l’approccio rozzamente antisionista” di Grillo. In un articolo, Stefano Gatti ha ricordato che negli spazi online del M5S è consuetudine trovare commenti come: “Fosse per me prenderei a cannonate Israele da mattina a sera e gli farei rimpiangere i metodi usati dallo zio Adolf”, “The Shoà Must Go On”, “Sono il popolo maledetto da Dio”, “È brutto da dire non sono razzista o fascista, Hitler era sicuramente un pazzo malato, ma la sua idea di eliminare gli ebrei era di eliminare la loro dittatura finanziaria”.

Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, le ricette proposte dal programma economico del M5S ridurrebbero l’Italia a un Paese “tra l’agreste e il bucolico”, e sono da disapprovare “sia per le richieste di tipo ambientale sia per la cancellazione di tutti i programmi infrastrutturali”, perché non sarà quello che creerà posti di lavoro e risolverà i problemi attuali (Tempi, 6 marzo).

Per alcuni, Grillo e i suoi seguaci farebbero bene a rispolverare le parole pronunciate dall'allora cardinale Joseph Ratzinger nel 1986, che alla domanda “Che cosa minaccia oggi la democrazia?” rispondeva: “Innanzitutto l'incapacità di fare amicizia con l’imperfezione delle cose umane, il desiderio di assoluto”. Un mondo perfetto, si sottolinea, non esiste. Sono dunque morali solo i programmi politici che suscitano il coraggio di ammettere l’imperfezione e il continuo stato di pericolo delle cose umane, mentre è immorale l’apparente moralismo che mira ad accontentarsi solo del perfetto (Tempi, 6 marzo).

Indipendentemente dalle opinioni su Grillo, l'Italia si trova ora in un momento particolarmente delicato. Il M5S non intende dare la fiducia a nessun Governo, votando legge per legge. Per padre Michele Simone, notista politico de “La Civiltà Cattolica”, “è una forma difficile da perseguire”. “Date le difficoltà che ci sono a mettere insieme un minimo di numero sufficiente in Parlamento, dovrebbero tutti fare un passo indietro e mettere al centro il Presidente della Repubblica” (Radio Vaticana, 2 marzo).

Sembra “molto probabile” che il presidente Napolitano affidi al segretario del Pd Bersani l'incarico esplorativo, anche se ogni ipotesi è prematura. Il Capo dello Stato sta registrando tutte le posizioni delle forze politiche per stabilire il da farsi. Come ha affermato, “bisogna dare un Governo all’Italia”, “rivotare non mi interessa” (Avvenire, 7 marzo).

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