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Cosa ci insegna la rinuncia di Benedetto XVI?

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È il papa ad essere al servizio della Chiesa, non il contrario

La scelta di Benedetto XVI di rinunciare al pontificato insegna cosa vuol dire davvero servire la Chiesa e qual è il reale compito del papa. Con la scelta della rinuncia, ha infatti ricordato che è il papa ad essere al servizio della Chiesa, non viceversa. La funzione del successore di Pietro è dunque di servizio, e un servizio lo si può svolgere al massimo grado “proprio facendosi da parte, proprio tornando a separare l'uomo (in questo caso Joseph Ratzinger) dalla funzione di Papa che gli era stata conferita dai cardinali sotto ispirazione dello Spirito Santo” (Vino Nuovo, 28 febbraio).

Se si ha la certezza che la Chiesa è di Cristo ed è affidata a Lui, si può fare tutto, “anche lasciare la sedia vuota” “perché venga un altro. Perché è certo che verrà e sarà come deve essere, mentre tu vai ad aprire la porta a qualcuno che bussa. E mostri a tutti – a chi è seduto e a chi verrà – che forse bisognerebbe alzarsi, perché è l'ora e il momento, e troppe cose premono da fuori” (Il Sussidiario, 28 febbraio).

L'idea di sacerdozio di Joseph Ratzinger, del resto, non coincide mai con l'attaccamento a un ruolo o a una carriera, tendenza negativa contro la quale ha sempre messo in guardia anche gli uomini di Chiesa (Avvenire, 28 febbraio), richiamando invece alla “vera umiltà cristiana, mai separata dal coraggio”, quella che ha guidato il gesto del pontefice, “conseguenza di un ascolto che il Papa ha continuamente con il Signore”, come ha sottolineato il Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia (Radio Vaticana, 17 febbraio). Come ha ricordato anche il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, la scelta del papa di rinunciare è dunque “un esempio enorme di distacco dal potere” e “una lezione per tutta la Chiesa a “rientrare nella vita semplice, contemplativa” (Radio Vaticana, 27 febbraio).

 Papa Ratzinger lascia dunque la lezione che “si riceve la vita quando si è disposti a donarla completamente e illimitatamente a Cristo, per appartenere a Lui e non a se stessi, per sempre”. La decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero non revoca questo “per sempre”, perché, come ha spiegato il pontefice stesso, resterà “in modo nuovo presso il Signore Crocifisso” (Vatican Insider, 27 febbraio). Per questo, padre Cantalamessa ha sottolineato che i fedeli non devono sentirsi disorientati perché “il vero capo della Chiesa è Gesù Cristo, quindi la sede non è vacante nel senso profondo” (Radio Vaticana, 27 febbraio).

Rinunciando al pontificato, Benedetto XVI ha quindi messo in pratica “la libertà dei figli di Dio, il coraggio di andare controcorrente” per il bene della Chiesa e “nella libertà di chi segue una coscienza sempre orientata verso l’Assoluto, con il coraggio di restare sulla Croce ma in modo diverso, a rischio di non essere capito”, perché amare la Chiesa vuol dire anche “avere la forza di fare scelte difficili e sofferte” (Avvenire, 28 febbraio).

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