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Rinuncia di Benedetto XVI: non si è papi fino alla morte? (III)

Jesús Colina - pubblicato il 25/02/13

Altre domande e risposte su Benedetto XVI e il Conclave

Proponiamo oggi quattro nuove domande. Due arrivano dai lettori dell'edizione spagnola: essere papa non è un mandato divino? Si può rinunciare? Lo sconcerto è inevitabile. Questa situazione inedita può tuttavia aiutare tutti a comprendere più e meglio la missione del papa.


Alcune domande hanno una risposta, altre non ancora. Ti invitiamo a partecipare: invia anche tu le tue domande ad Aleteia!

Le prime quattro possono essere lette qui, quelle successive qui.


Essendo un mandato divino, com'è possibile che il papa rinunci? Il pontificato non dura per sua natura fino alla morte?


Un mandato divino per l'esercizio di una missione non significa che questo esercizio debba aver luogo per tutta la vita. Accade, ad esempio, ai vescovi del mondo, che per indicazione del Codice di Diritto Canonico (n. 401) hanno il dovere di presentare la propria rinuncia al papa al compimento del 75° anno di età.

Nel caso del vescovo di Roma, il Codice non prevede questo obbligo, ma al numero 332 apre alla possibilità che il Romano Pontefice presenti la sua rinuncia a condizione che questa “sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”.


Se  prevede questa possibilità, è semplicemente perché il papa può trovarsi in situazioni che gli impediscono di esercitare in modo adeguato il suo ministero come successore di Pietro. È già accaduto in passato, e ora Benedetto XVI, in piena libertà e coscienza, ritiene di non avere le forze sufficienti per affrontare le grandi sfide della Chiesa. In questi giorni ha spiegato a varie persone, come il premier Mario Monti o il Presidente del Guatemala Otto Pérez Molina, che questa decisione era molto difficile ma che l'ha presa unicamente per il bene della Chiesa.

Quando Dio affida una missione a una persona, tiene conto della coscienza della persona stessa. Per Giovanni Paolo II l'esercizio del ministero di vescovo di Roma doveva passare attraverso l'offerta personale della sua vita come papa, fino all'ultimo istante. E il popolo di Dio ha potuto beneficiare in modo straordinario della testimonianza della sua vita e morte.

Benedetto XVI ha seguito un processo interiore di discernimento. “L’Osservatore Romano” ha mostrato come questo percorso sia stato lungo, parlando di una risoluzione già presa nel suo ultimo viaggio in Messico e a Cuba, nel marzo 2012. Si tratta quindi di una decisione in coscienza, prevista dal Diritto Canonico, e come più volte ripetuto da lui stesso “per il bene della Chiesa”.

Quali sono le sfide che dovrà affrontare il nuovo papa?


Benedetto XVI offre già una risposta a questa domanda nella dichiarazione con la quale ha annunciato la propria rinuncia, riconoscendo la sua mancanza di vigore “per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo”.

Come si può vedere, le due grandi sfide del papa sono il governo della Chiesa e l'evangelizzazione. Per quanto riguarda il primo aspetto, il suo successore dovrà portare avanti l'opera di riforma della Chiesa intrapresa da questo papa su questioni delicate e importanti come l'integrità morale dei pastori (dopo lo scandalo dei casi di pedofilia e abusi), le disfunzioni nella Curia Romana…


Quanto all'opera di evangelizzazione, l'annuncio al mondo di Gesù Cristo vivo implica molti aspetti: l'illuminazione delle coscienze sulle grandi questioni etiche (come quelle legate alla famiglia e alla vita), il dialogo con le altre religioni, la promozione ecumenica dell'unità dei cristiani, l'impegno nel campo della giustizia sociale…

Quando un papa rinuncia, continua ad essere infallibile?


È la domanda posta dal New York Times: “When a Pope Retires, Is He Still Infallible?”.
 L'articolo menziona la risposta di padre Federico Lombardi S.I., che ha spiegato come il successore di Benedetto XVI assumerà il ministero di vescovo con le piene funzioni di un papa, mentre Joseph Ratzinger, come vescovo emerito di Roma, smetterà di avere la facoltà di emettere pronunciamenti dogmatici.

La domanda del “New York Times” richiede forse una spiegazione su ciò che significa l'infallibilità papale. Lo stesso Benedetto XVI lo ha spiegato nel suo libro-intervista “Luce del mondo”.

“Il concetto dell'infallibilità è andato sviluppandosi nel corso dei secoli. Esso è nato di fronte alla questione se esistesse da qualche parte un ultimo organo, un ultimo grado che potesse decidere. Il Concilio Vaticano I – rifacendosi ad una lunga tradizione che risaliva alla cristianità primitiva – alla fine ha stabilità che quell'ultimo grado esiste. Non rimane tutto sospeso! In determinate circostanze e a determinate condizioni, il Papa può prendere decisioni in ultimo vincolanti grazie alle quali diviene chiaro cosa è la fede della Chiesa, e cosa non è”.

“Il che non significa che il Papa possa di continuo produrre 'infallibilità'. Normalmente, il Vescovo di Roma si comporta come qualsiasi altro vescovo che professa la propria fede, la annuncia ed è fedele alla Chiesa. Solo in determinate condizioni, quando la tradizione è chiara ed egli sa che in quel momento non agisce arbitrariamente, allora il Papa può dire: 'Questa determinata cosa è fede della Chiesa e la negazione di essa non è fede della Chiesa'. In questo senso il Concilio Vaticano I ha definito la facoltà della decisione ultima: affinché la fede potesse conservare il suo carattere vincolante”.


È interessante che la domanda sia stata posta dal quotidiano di New York. In questa città si ritiene spesso che ci siano due istituzioni infallibili: il papato e… il New York Times!


Come si chiamerà Benedetto XVI dopo la rinuncia?

La domanda non ha ancora una risposta certa. È ovvio che il nome di Benedetto XVI passerà alla storia insieme a Joseph Ratzinger, ma visto che ci sarà un altro papa si opterà probabilmente per un altro tipo di titolo.

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