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In che modo si prega?

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Dove e quando occorre rivolgersi a Dio?

La preghiera è un rapporto che si basa sull’amore, tra Dio e l’essere umano, che è la sua creatura. Non esiste un unico modo per pregare, perché la preghiera ha il suo centro e affonda le sue radici nel più profondo della persona.

1. La preghiera è una necessità dell’essere umano, insita nella sua natura, che porta in sé una sete d’infinito, la nostalgia di Dio e un desiderio d’amore.

L’uomo sa che non può, da solo, far fronte al suo bisogno fondamentale di comprendere il mondo. Anche se ha sempre nutrito, e tuttora nutre, l’illusione di bastare a se stesso, nella vita quotidiana, vive l’esperienza contraria: in effetti non può bastare a se stesso.

Egli ha bisogno di aprirsi all'altro, a qualcosa o a qualcuno che possa dargli ciò che gli manca. Deve uscire da se stesso, per dirigersi verso Colui, che solo è in grado di colmare l’ampiezza e la profondità del suo desiderio.

L’uomo porta in sé una sete d’infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca della bellezza, un desiderio d’amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto. L’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E l’uomo sa che può rivolgersi a Dio, che può pregarLo. San Tommaso d’Aquino, uno dei più grandi teologi della storia, definisce la preghiera come: “l’espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio”. Questa attrazione verso Dio, che Dio stesso ha instillato nell’uomo, è l’anima della preghiera, che deriva poi da tante forme e modalità differenti, a seconda della storia, del tempo, del momento, della grazia e anche del peccato di ciascun fedele.

In effetti, la storia dell’uomo ha conosciuto diverse forme di preghiera, avendo sviluppato diverse forme di apertura verso l’Altro, verso l’Aldilà. Ecco perché possiamo riconoscere la preghiera come un’esperienza comune e presente in tutte le religioni e in tutte le culture.

2. Non esiste un solo modo di pregare. Per questo motivo, capita spesso che sorgano dei malintesi. In effetti, pregare non è assolutamente facile…



La preghiera non è legata a una situazione particolare, ma si trova comunque iscritta nel cuore di ogni persona e di ogni cultura. Naturalmente, quando parliamo di preghiera come esperienza dell’uomo come tale, dell’homo orans, è necessario tenere presente che si tratta di un atteggiamento interiore, prima ancora di essere una serie di pratiche e di formule. Si tratta di un modo di porsi davanti a Dio, ancor prima che la preghiera divenga il compimento dell’atto del culto o la recitazione delle parole.

La preghiera ha il suo centro e affonda le sue radici nel più profondo della persona: per questo non è facilmente decifrabile, e per lo stesso motivo, spesso si presta a malintesi e mistificazioni. Così possiamo comprendere l’affermazione: “Pregare è difficile”. In effetti, la preghiera è per eccellenza l’espressione della gratitudine, del tendere verso l’Invisibile, l’Inatteso e l’Ineffabile. Per noi, l’esperienza della preghiera è una sfida, una “grazia” a invocare, un dono di Colui al quale ci rivolgiamo.


3. L’essenziale nella preghiera è porsi di fronte a Dio, in modo personale, come Sua creatura.

In ogni epoca storica, l’uomo esamina se stesso e la sua situazione tramite la preghiera, al cospetto di Dio, da Dio e in rapporto a Dio. Egli fa l’esperienza di essere una creatura che ha bisogno d’aiuto, incapace di procurarsi da solo il compimento della sua stessa esistenza e della sua speranza. Ludwig Wittgenstein ricordava che “pregare significa sentire che il senso del mondo è fuori dal mondo”.

La preghiera trova una delle sue maggiori espressioni nel gesto di inginocchiarsi, nella dinamica di questo rapporto con Colui che dona un significato alla nostra esistenza, in altre parole Dio. E’ un gesto che contiene un’ambivalenza importantissima: potrei essere costretto a inginocchiarmi, come forma d’indigenza e schiavitù, ma potrei anche inginocchiarmi spontaneamente, dichiarando così i miei limiti, e quindi il mio bisogno dell’Altro. E’a lui che confesso di essere debole e bisognoso, “peccatore”.

Nell’esperienza della preghiera, l’essere umano esprime tutta la coscienza di sé, tutto ciò che riesce a comprendere della propria esistenza e, allo stesso tempo, si volge completamente verso l’Essere, guardandolo in volto; orienta la sua anima verso questo Mistero dal quale si aspetta il compimento dei suoi desideri più profondi, l’aiuto per superare l’indigenza della sua stessa vita.
L’essenza della preghiera si trova nell’azione di volgere il proprio sguardo verso un altro, di dirigersi “oltre”. E’ l’esperienza di una realtà che va oltre ciò che è tangibile e contingente.

Tuttavia, è solo in Dio che la ricerca dell’uomo si rivela pienamente realizzata. La preghiera, che è apertura ed elevazione del cuore a Dio, diventa così un rapporto personale con Lui. E anche se l’uomo dimentica il suo Creatore, il Dio vivo e vero non smette mai di richiamare l’uomo verso l’incontro misterioso che è la preghiera. Come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, al punto 2567: “Questo passo d'amore del Dio fedele viene sempre per primo nella preghiera; il passo dell'uomo è sempre una risposta. A mano a mano che Dio si rivela e rivela l'uomo a se stesso, la preghiera appare come un appello reciproco, un evento di alleanza. Attraverso parole e atti, questo evento impegna il cuore. Si svela lungo tutta la storia della salvezza”.

Tags:
pregare
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