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Polemiche sul Conclave: scoppia il caso Mahony

Aleteia - pubblicato il 19/02/13

Può scegliere il pontefice chi ha coperto dei sacerdoti abusatori?

Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa getta la sua ombra anche sul Conclave che dovrà decidere il successore di papa Ratzinger.

«Per un Papa che si ritira in monastero, c’è un porporato contestato che entra nella Cappella Sistina. Roger Mahony, accusato di aver coperto i preti pedofili della sua diocesi, è tra i i 117 cardinali che eleggeranno il successore di Benedetto XVI. Contro di lui infuria la campagna di un gruppo cattolico di sinistra (Catholics United), rilanciata dalla stampa americana. Immediata l’eco dentro e fuori gli Stati Uniti, con molte voci schierate contro l’ex arcivescovo di Los Angeles. Per il Washington Post, Mahony è “fortunato a non essere in prigione”. La “sua continua preminenza riflette la cultura dell’impunità nella Chiesa cattolica un decennio dopo che la sua tolleranza e complicità nell’abuso dei bambini è stata svelata”» (La Stampa, 19 febbraio).

«A fine gennaio la diocesi ha pubblicato 12mila pagine di documenti fino a quel momento segreti su come il cardinale aveva gestito i casi di 122 sacerdoti accusati di molestie. “Leggere questi documenti”, aveva dichiarato monsignor Gomez, voluto da Benedetto XVI alla guida della diocesi proprio per fare chiarezza sul problema, “è stata un’esperienza brutale e dolorosa”» (Famiglia Cristiana, 18 febbraio).

Non mancano voci contrarie. «Secondo il Los Angeles Times, l'alto prelato più volte senza successo tentò di ottenere dal Vaticano la rimozione di preti accusati di abusi. I documenti pubblicati dall'arcidiocesi rivelano infatti che il cardinale si trovò spesso davanti un muro: la burocrazia romana incline ai ritardi e riluttante ad affrontare un problema potenzialmente esplosivo. Mahony ha ammesso sul suo blog la sofferenza provocata dalle critiche Degli ultimi giorni: “Per essere onesto fino in fondo non posso dire di avere raggiunto il punto in cui posso pregare per ulteriori umiliazioni. Sono allo stadio in cui chiedo la grazia di sopportare l'umiliazione subita al momento”» (Vatican Insider, 18 febbraio).

La situazione non è di facile soluzione. «Solo il Papa o lo stesso Mahony, rinunciando a venire a Roma per partecipare al Conclave, possono risolverla. Questa seconda possibilità, cioè un passo indietro del cardinale, è quella che ci si aspetta per mettere subito la parola fine alla questione. La faccenda tuttavia rischia di complicarsi, perché altri cardinali hanno ammesso colpe circa la copertura di abusi sessuali, come il primate di Irlanda Sean Brady e l'ex arcivescovo di Bruxelles Godfried Daneels, entrambi elettori in conclave» (Eco di Bergamo, 18 febbraio).

Il caso Mahony rimanda inevitabilmente a vicende che hanno gravemente colpito l'opinione pubblica e la credibilità della gerarchia vaticana. «Non si può dimenticare, in questo quadro ciò che è accaduto con Marcial Maciel Degollado il fondatore dei Legionari di Cristo, che Ratzinger cercò di processare Maciel – e fu ostacolato – durante gli ultimi anni di regno di Giovanni Paolo II; il 19 maggio 2006 gli fece comminare una sospensione a divinis, e lo obbligò a una vita di penitenza e preghiera. Ma ancora nel 2005 la Segreteria di Stato, guidata dal cardinale Angelo Sodano, e dal Sostituto Leonardo Sandri (che era stato Nunzio apostolico in Messico, luogo d’azione di Maciel, sia pure per un breve periodo nel 2000) impartiva direttive alla Sala Stampa della Santa Sede affinché provvedesse a smentire le accuse che con sempre maggiore frequenza i giornali scrivevano contro padre Maciel e a respingere ogni addebito nei suoi confronti» (La Stampa, 19 febbraio).

Secondo il cardinale Velasio De Paolis che Benedetto XVI incaricò di “commissariare” i Legionari di Cristo: «“Mahony andrebbe consigliato da chi è in grado di capire la situazione alla luce della verità. La prassi è il ricorso alla persuasione”» (La Repubblica, 19 febbraio).

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