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Dimissioni di una papa…è possibile?

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Era mai accaduto prima nel corso della storia?

Quando un uomo diventa papa, lo è per tutta la vita a meno che non decida di dimettersi. L'attuale Codice di Diritto Canonico prevede specificatamente una situazione in cui il papa può volersi dimettere: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti” (n. 332 §2).

È il papa che promulga il Codice di Diritto Canonico, e avrebbe la capacità di dimettersi anche se il diritto canonico non lo prevedesse.

Ci sono almeno altri quattro esempi di papi che si sono dimessi. La storia dei primi due si interseca. Teofilatto di Tuscolo divenne papa Benedetto IX nel 1032, all'età di 20 anni, per l'influenza politica di suo padre. Nel 1045, diede le dimissioni per una consistente somma di denaro e conferì il papato al suo padrino, un sacerdote di nome Giovanni Graziano, che divenne papa Gregorio VI. Poco più di un anno dopo, tuttavia, nel 1046, un sinodo di vescovi lo accusò di simonia (il peccato di comprare o vendere un ufficio ecclesiale, chiamato così da Simon Mago, che cercò di comprare gli ordini sacri in Atti 8:18-20), e anch'egli si dimise.

Quanto al terzo esempio, è quello di Pietro da Morrone, nato in una famiglia povera e che divenne monaco benedettino a 17 anni, venendo poi ordinato sacerdote. Condusse per molti anni una vita assai disciplinata modellata sull'ascetismo di San Giovanni il Battista. Dopo che i dodici cardinali incaricati del compito di eleggere un nuovo papa a seguito della morte di papa Niccolò IV non erano riusciti per due anni ad accordarsi su un candidato, Morrone fece recapitare loro un messaggio per cui Dio avrebbe inviato un serio castigo sulla Chiesa se non avessero scelto il nuovo pontefice entro quattro mesi. Spinti ad agire, i cardinali elessero all'unanimità Morrone come papa. Egli accettò, venne consacrato vescovo (era solo sacerdote) e divenne papa Celestino V nel luglio 1294.

Nell'arco di cinque mesi, tuttavia, e dopo una serie di decisioni poco felici, si convinse che Dio lo stava richiamando alla vita precedente da eremita. Poiché alcuni membri della Chiesa nutrivano ancora perplessità sul fatto che un papa potesse dimettersi legittimamente, emise un decreto dichiarando definitivamente la possibilità per un papa di dimettersi, e poi lo fece nel dicembre 1294. Il suo immediato successore, papa Bonifacio VIII, temeva che Celestino V potesse essere una minaccia al suo potere. Bonifacio fece imprigionare Celestino, che finì per morire in carcere. Pochi anni dopo, a seguito della morte di Bonifacio, Celestino venne canonizzato da papa Clemente V.

L'ultima volta che un papa aveva dato le dimissioni era stato nel XV secolo. Quando Gregorio XII venne eletto al soglio pontificio dopo la morte di Innocenzo VII nel 1406, ci fu un'altra persona che affermava di essere papa ad Avignone (Francia). Pur reclamando falsamente il papato, l'antipapa francese stava creando una grande confusione nella Chiesa. Quando venne eletto, Gregorio XII concordò sul fatto che si sarebbe dimesso se l'antipapa francese avesse fatto lo stesso, permettendo allo stesso tempo alla Chiesa di eleggere un nuovo pontefice. Dopo molti anni di impasse apparve un secondo antipapa. Alla fine la situazione si risolse quando Gregorio XII autorizzò il Concilio di Costanza e diede le dimissioni. Il Concilio depose entrambi gli antipapi ed elesse un nuovo pontefice, Martino V).

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