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Perché la società non può dire sì al matrimonio gay?

padre Angelo Bellon, o.p. - pubblicato il 04/02/13

Il matrimonio è antecedente alla società ed è la sua cellula biologica.

1. Ci si domanda se la società possa omologare l’unione tra due persone omosessuali ad un matrimonio.A prescindere dal considerarlo un matrimonio, ci si chiede se possa riconoscere a due persone omosessuali che stanno insieme i medesimi diritti che riconosce ai mariti e alle mogli.

2. Per affrontare questo discorso è necessario ricordare che l’autorità civile ha come suo obiettivo la promozione del bene comune. Tra le varie risorse del bene comune c’è anche quella – ed è fondamentale – del ricambio generazionale, della conservazione della società stessa. Il matrimonio allora è un bene non solo importante, ma essenziale per la sussistenza della società. E poiché il matrimonio garantisce alla società uno dei massimi beni (quello della generazione ed educazione dei figli), è doveroso che la società riconosca quanto le viene dalla famiglia. È doveroso anzitutto che la riconosca anche sotto il profilo biologico perché è antecedente alla società stessa. Ed è per questo che deve tutelarla, pena una mancanza grave di giustizia, di un’inadempienza nei confronti di coloro che stanno contribuendo al più grande dei beni della società, quello della sua sussistenza.

3. Ora ci si chiede: l’unione omosessuale è antecedente alla società stessa? L’unione omosessuale garantisce la conservazione del massimo dei beni della società? Il minimo che si possa dire è che si tratta di un’unione che non può essere messa sullo stesso piano del matrimonio. E ugualmente il minimo che si possa dire è che la società non ha nei confronti di un’unione omosessualei medesimi doveri(obblighi di giustizia) che ha nei confronti della famiglia. Si tratta pertanto di realtà profondamente diverse l’una dall’altra. Lo sono in se stesse e lo sono nei confronti della società.

4. È vero che oggi ci troviamo di fronte a coppie eterosessuali e sposate che non intendono avere dei figli.
E sotto questo aspetto si potrebbe obiettare: perché una coppia eterosessuale che non vuole figli può essere riconosciuta come matrimonio e una coppia omosessuale no? Qui è necessario rilevare che ci si trova in condizioni oggettivamente diverse. Davanti alla società col matrimonio due persone si impegnano nell’istituto matrimoniale e famigliare secondo le finalità proprie del matrimonio e della famiglia, indipendentemente dalla riuscita o meno degli obiettivi intrinseci. Succede talvolta che col tempo la coppia cambia idea. E proprio perché ha accettato le regole intrinseche del matrimonio si trova poi ad accogliere volentieri un bambino che inizialmente era indesiderato. Invece per una coppia omosessuale non è possibile accogliere le regole intrinseche al matrimonio: manca la bipolarità sessuale che è indispensabile per la procreazionee perché i due possano raggiungere il vicendevole perfezionamento di diventare padre e madre.

5. Per questo la società, che ha dei doveri precisi e degli obblighi di giustizia verso la famiglia, non è obbligata allo stesso modo da una coppia omosessuale. Potrebbe legiferare sulle unioni omosessuali, come del resto legifera su tante altre contrattazioni, convivenze e associazioni. Ma, come si vede, si è su un piano ontologicamente diverso da quello del matrimonio. E proprio per questo va evitato di considerare l’unione omosessuale ad instardell’unione matrimoniale. Né la società può dire: per me che voi siate coppia eterosessuale oppure omosessuale è la stessa cosa. E questo perché il matrimonio è il vivaio della società.

6. Senza dire di altre motivazioni antropologiche ed etiche. Nel matrimonio c’è la donazione totale di sé senza riservarsi nulla, anche sotto il profilo biologico. Nell’unione omosessuale questa donazione totale non c’è. Se nel matrimonio si può parlare di espropriazione dell’io nei confronti del tu proprio in virtù del rapporto carnale nel quale ci si dona in totalità e proprio per questo si può parlare di adulterio e di infedeltà coniugale, nell’unione omosessuale non avviene questo esproprio, se non nella volontà. Il corpo non vi partecipa se non in maniera surrogata. Per questo non si può a rigore parlare di adulterio.

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