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Chiesa

La Chiesa in ascolto del pianeta “giovani”

Radio Vaticana - pubblicato il 02/02/13

Il Pontificio Consiglio per la cultura e le “Culture giovanili emergenti”

C’è anche un hashtag già pronto – #Reply2Ravasi -, dove inviare domande e osservazioni sulle culture giovanili emergenti: il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, invita con forza la Chiesa a mettersi in ascolto delle nuove generazioni e alle “Culture giovanili emergenti” dedica la prossima assemblea plenaria del suo dicastero, che si terrà in Vaticano dal 6 al 9 febbraio.

È avvenuto un salto generazionale, secondo il cardinale Ravasi, che è particolarmente evidente nel campo della comunicazione. «"Già in partenza, infatti, mi accorgo che il loro udito è diverso dal mio: mi sono persino esposto all'ascolto di un cd di Amy Winehouse per averne la prova immediata. Eppure in quei testi così lacerati musicalmente e tematicamente emerge una domanda di senso comune a tutti". Per Ravasi la lingua dei giovani "è diversa dalla mia, e non solo perché usano un decimo del mio vocabolario", "la loro comunicazione ha adottato la semplificazione del twitter, la pittografia dei segni grafici del cellulare; al dialogo fatto di contatti diretti visivi, olfattivi e così via hanno sostituito il freddo 'chattare' virtuale attraverso lo schermo"» (TmNews, 31 gennaio).

La modalità comunicativa dei giovani scolpisce anche la loro individualità. «La logica informatica del save o delete “regola anche la loro morale che è sbrigativa”. Appaiono come “‘sconnessi’ dall’insopportabile complessità sociale, politica, religiosa che abbiamo creato noi adulti”» (Radio Vaticana, 31 gennaio).

Una fotografia, tuttavia, che sembra cogliere i giovani solo in parte: «Ma noi giovani siamo molto di più. Siamo la passione di gettare il cuore oltre l’ostacolo, siamo l’esperienza di un abbraccio all’amico a cui teniamo di più, siamo la musica che ascoltiamo nelle orecchie e ci capisce, siamo la speranza che non ci abbandonerà mai di una vita felice, ricca di sorpresa, mai uguale. Una vita tra innovazione e tradizione. Forse è questo il segreto: ci piace guardare avanti, ci piace avere l’Iphone e il profilo Facebook, ma ci piace anche andare al bar a prendere un caffè con il cornetto, ci piace leggere su Twitter i messaggi del Papa, ma ci piace soprattutto parlare con il frate della nostra parrocchia di quartiere» (Korazym, 31 gennaio).

Ma di questo è consapevole lo stesso presidente del Pontificio Consiglio per la cultura. «Mettendo da parte ogni “stampo freddo nell’analisi del mondo giovanile”, il porporato ha suggerito di puntare piuttosto “sulla fede nei giovani” cioè sulla “fiducia nelle loro potenzialità, pur sepolte sotto quelle differenze che a prima vista impressionano”. Si tratta di entrare in questa “zona grigia del mondo giovanile” per stare accanto alle persone, soprattutto a quelle più deluse da “una politica che non può guardare solo all’economia” senza avere anche “un respiro alto e grandi prospettive” (L'Osservatore Romano, 1 febbraio).

E il cardinale sembra spingersi anche più in là: «Largo ai giovani nella Chiesa. (…) Tra i primi cristiani non c’erano forse tante persone giovanissime, come per esempio Timoteo? Il biblista rammenta una celebre frase che San Paolo rivolgeva spesso al suo discepolo Timoteo, divenuto poi vescovo di Efeso e martire: «Nessuno disprezzi la tua giovane età ma sii tu di esempio agli altri. Applicati dunque alla lettura, all'esortazione, all'insegnamento». Parole che sembrano essere valide anche oggi. “Sottolineano infatti l'esigenza di dare più attenzione ai giovani persino nella Chiesa, dove dovrebbero poter accedere a incarichi di responsabilità”» (Il Messaggero, 31 gennaio).

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