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Boom di nuovi poveri: sulla strada clochard e “insospettabili”

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La Chiesa al fianco dei “poveri della porta accanto”

Li chiamano i “poveri della porta accanto”; sono le persone insospettabili che fino a poco tempo fa conducevano una vita “normale” e ora si trovano in situazioni di indigenza per via della crisi economica o di situazioni familiari critiche, dovendo chiedere aiuto anche per mangiare e dormire.

I poveri, quindi non sono più sostanzialmente gli stranieri giunti in Italia alla ricerca di una vita migliore e che hanno invece visto sfumare le proprie speranze. Solo a Roma, nel 2012 sono triplicati gli italiani che hanno chiesto di poter accedere ai pasti offerti dalla Comunità di Sant'Egidio. “Basta un evento complicato (una grave malattia, la perdita del posto di lavoro o una separazione dal coniuge) per trovarsi dall'oggi al domani in mezzo alla strada”, ha spiegato il portavoce della Comunità, Mario Marazziti (Sant'Egidio.org, 21 dicembre 2012).

L'Istat conferma la tendenza: in un anno è infatti raddoppiata (dal 6,7 al 12,3%) la quota di persone che non possono permettersi un pasto con apporto calorico adeguato almeno ogni due giorni (Corriere della Sera, 22 gennaio). In questo contesto, la macchina della solidarietà va avanti senza sosta, anche se non cessano di verificarsi eventi drammatici provocati proprio dalla povertà. Il 27 gennaio, ad esempio, sono stati ritrovati in un sottopasso del centro di Roma i corpi carbonizzati di due clochard. Si pensa che avessero acceso un fuoco per scaldarsi, ma non si escludono altre ipotesi come l'atto doloso (Radio Vaticana, 27 gennaio).

Per monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, “è un fatto emblematico”. “Il dramma più grande” è “non aprire gli occhi davanti alle situazioni di difficoltà in cui vivono tantissime persone” (Avvenire.it, 29 gennaio). Per questo, Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Acli di Roma, Ceis, l’Unitalsi romana e il Bancofarmaceutico-Roma hanno chiesto “un censimento di tutti i luoghi di povertà nascosta, dai sottopassaggi, ai sotto ponte fino alle gallerie in disuso”, per individuare velocemente le emergenze e “intervenire preventivamente con la distribuzione di coperte e pasti caldi”.

Si è detto che i due clochard erano forse africani. Sapere che potrebbero aver perso la vita in modo così drammatico persone in fuga da un Paese in guerra e con alle spalle un viaggio molto rischioso sarebbe “un paradosso tragico e ingiustificabile”, ha denunciato il presidente del Centro Astalli, padre Giovanni La Manna.


È l'indifferenza che uccide. “Non ce n’è sulla singola situazione, ma in generale”, ha sottolineato monsignor Feroci. “È come se la presenza dei clochard fosse accettata come strutturale”. Per Wainer Molteni, fondatore del sindacato dei senza fissa dimora “Clochard alla riscossa”, il primo problema da risolvere è quello dei documenti di identità, senza i quali i senzatetto, “qualora riescano a trovare un lavoro, non possono essere assunti in regola”. Se un italiano finisce sulla strada, ha aggiunto, “la sua residenza viene congelata e, una volta scaduta la sua carta di identità, non può più rinnovarla”; in questo modo perde “ogni diritto, da quello di voto all’assistenza sanitaria, fino al diritto al lavoro. I senzatetto sono clandestini nel loro stesso Paese”.


“Il volontariato non ce la fa da solo a rispondere a tutti i bisogni”, ha indicato ancora monsignor Feroci, auspicando una “sinergia forte” con le amministrazioni pubbliche. “I nostri operatori girano la notte e stanno vicino a quelli che hanno più bisogno, ma non ce la fanno ad aiutare tutti” (Agenzia Sir, 28 gennaio).

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