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La nullità matrimoniale è un divorzio “alla cattolica”?

Rafael Higueras Álamo - pubblicato il 28/01/13

La Chiesa ha per caso cambiato la sua dottrina sul matrimonio?

Il divorzio non esiste nel diritto canonico. Il matrimonio cattolico non si può spezzare. La nullità certifica solo che non è mai esistito. Il fatto che si verifichino vistosi casi di nullità tra persone famose non vuol dire che la Chiesa la “conceda” arbitrariamente. Ed anche se è vero che il numero di nullità è aumentato negli ultimi anni per via del progresso delle scienze mediche – soprattutto della psicologia –, tuttavia la dottrina continua ad essere immutabile.

Nel diritto ecclesiastico il concetto di divorzio non esiste, né come termine né come idea. È una realtà che si applica solo a un matrimonio civile (o a un matrimonio canonico, contratto davanti alla Chiesa, in cui i contraenti non fanno caso alla dottrina o alle norme della Chiesa e decidono di agire come cittadini dello Stato di fronte al tribunale civile, e non come cristiani).

Se una persona sposata ricorre ai giudici civili, potrà ottenere il divorzio solo in quanto dissoluzione di un contratto e di certi doveri che ne derivano nell'ambito strettamente civile, ma il divorzio non avrà mai rilievo nell'ambito ecclesiastico: di fronte a Dio e alla Chiesa, gli sposi continuano ad essere sposati per sempre.

Dal punto di vista della fede, il vero matrimonio cristiano è necessariamente fino alla morte (indissolubile), sempre che gli sposi abbiano prestato consenso in modo dovuto, non abbiano avuto impedimenti che invalidino il matrimonio in forma canonica (ovvero rispettino tutti i requisiti propri) e abbiano accettato senza riserve le proprietà del matrimonio cristiano (eterosessualità, unità e indissolubilità). A quanti non accettano Dio né la legge naturale risulterà ad ogni modo difficile, per non dire impossibile, accettare la dottrina della Chiesa sul matrimonio.

La Chiesa, però, concede che alcuni sposi, anche sposati da vari anni e con figli, possano chiedere che si dichiari la nullità del loro matrimonio. Il matrimonio cristiano è allora indissolubile o no? Il cardinal Journet ha affermato al Concilio Vaticano II: “Se il matrimonio contratto era valido è indissolubile. Non si può separare ciò che Dio ha unito”. Se nella Chiesa alcuni sposi che hanno contratto il matrimonio canonico si risposano è “perché il loro matrimonio precedente non era valido, ovvero non c'è stato matrimonio”.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (nº 1625 segg.) si parla del consenso matrimoniale, da cui nasce il matrimonio. Sposarsi deve essere un atto esente da violenza o da timore grave esterno, e nulla e nessuno può sostituire o soppiantare il consenso proprio e personale dei contraenti.

Allo stesso tempo, il matrimonio ha alcune caratteristiche che non possono escludersi, e da esso sorgono tra i coniugi alcuni doveri e diritti irrinunciabili e del tutto necessari: ad esempio che il matrimonio è “comunità di vita e amore”, il dovere di educare i figli, l'unità, l'indissolubilità…Quando si avvia un processo di nullità, si giudica su questi estremi: provare se ci sia stato o meno un consenso libero e se i contraenti avevano volontà o meno di contrarre un vero matrimonio cristiano, accettando tutti i suoi elementi imprescindibili.

Esiste tuttavia una “leggenda nera” sul tema: se una persona ha denaro, ottiene la nullità. È vero che il “peccato nell'uomo” è una realtà indiscutibile: alcuni sposi possono mentire, o si possono comprare testimoni e prove false, e alcuni giudici diocesani possono prevaricare o non essere giusti, ma ciò che conta è la dottrina, la verità che deve illuminare ogni azione di chi vuole essere onorato nella propria condotta.

Effettivamente il numero di matrimoni che vengono dichiarati nulli è notevolmente superiore rispetto ad alcuni anni fa. Da quando Giovanni Paolo II ha promulgato il nuovo Codice di Diritto Canonico il 25 gennaio 1983, si annullano matrimoni che prima non si annullavano. La Chiesa non cambia la dottrina di Gesù, ma le scienze umane, la conoscenza dello spirito, dell'intimo profondo dell'uomo (concretamente la psichiatria e la psicologia) hanno sperimentato un enorme progresso negli ultimi decenni e oggi i periti possono localizzare le limitazioni “interne” alla libertà, le limitazioni al consenso e alla volontà. Questa diagnosi è possibile alle persone esperte, non a tutti.

Proprio per questo, in molte occasioni nei processi di dichiarazione di nullità di un matrimonio canonico si richiede una perizia su questi estremi: capacità o incapacità del soggetto al momento di contrarre matrimonio a livello di volontà. Se il matrimonio sorge dal consenso, allora se uno dei coniugi aveva un'incapacità nella sua volontà il suo consenso ha potuto essere sufficientemente forte e serio da far derivare o meno il matrimonio che si voleva contrarre?
 Tutto ciò viene regolato nel Codice di Diritto Canonico (canone 1095): c'era un uso sufficiente della ragione? C'era discrezionalità di giudizio circa i diritti e i doveri essenziali del matrimonio in uno o in entrambi i contraenti?

Non sono solo questi gli elementi per chiedere la dichiarazione di nullità del matrimonio. C'è un'altra serie di questioni, come gli “impedimenti dirimenti” (cfr. Codice di Diritto Canonico, canone 1083 segg.), che rende invalido un matrimonio e quindi che possa essere dichiarato nullo.

Allo stesso modo, il matrimonio cristiano ha delle proprietà che non possono essere rifiutate quando lo si contrae, di modo che se il contraente le aveva rifiutate quando lo ha contratto il matrimonio è nullo.

In ogni caso, sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI, nei loro discorsi alla Rota Romana nel 1987 e nel 2009, avvertivano anche della tentazione dell'estremo opposto, ovvero considerare come impedimento qualsiasi difficoltà di tipo psicologico, per cui praticamente tutti i matrimoni potrebbero essere “annullabili”. Entrambi i papi insistono da un lato sulla necessità di unire la verità alla carità al momento di giudicare la possibile nullità di un matrimonio, dall'altro sull'aiutare i futuri sposi a comprendere bene la natura del matrimonio cristiano prima di dare il proprio consenso definitivo.

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