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Senza ecumenismo la fede rinuncerebbe a se stessa

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Conclusa la XLVI Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Con la celebrazione dei secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo presieduti da Benedetto XVI nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, si conclude stasera la XLVI Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sul tema: “Quel che il Signore esige da noi” (Michea 6, 6-8). Una settimana fitta di incontri e di iniziative in tutte le diocesi del mondo che ha offerto di nuovo l’occasione di riflettere sul significato dell’ecumenismo all’interno della Chiesa.

L’ecumenismo è tutt’altro che una questione di mera politica ecclesiale o una faccenda puramente pragmatica; esso, piuttosto, è intrinseco alla fede stessa. Pertanto, l’Anno della fede ci chiama anche ad attualizzare i fondamenti di fede del compito ecumenico della Chiesa e a cementarli nuovamente davanti a una situazione ecumenica profondamente mutata. (L'Osservatore Romano, 18 gennaio).

L’ecumenismo mira a sviluppare una cultura di ospitalità e di amicizia, incoraggiando la condivisione sia della gioia che del dolore tra i cristiani. In tal senso, siamo sempre chiamati ad alleggerire il fardello gli uni degli altri. E in questo spirito devono procedere i dialoghi teologici: veritatem facientes in caritate. (L'Osservatore Romano, 20 gennaio).

"Ogni domenica diciamo di credere nella Chiesa 'una'. Ma non si tratta di un concetto intellettualistico (…). Se non si vede, l'esperienza di questa unità ecclesiale, a cominciare dalla famiglia, dalla parrocchia e dalle diverse confessioni cristiane, il mondo non può credere. Solo se la Chiesa sarà unita, o almeno la gente vedrà che si sforza di trovare l'unità, cercando il perdono reciproco, purificando la memoria storica, si potrà superare quella crisi della fede che ha spinto Benedetto XVI ad indire un Anno speciale dedicato proprio alla fede” (Radio Vaticana, 19 gennaio).

Le grandi sfide per i dialoghi ecumenici oggi non sono più di natura dottrinale della fede, ma sono soprattutto di natura etica. Negli anni '70-'80, si diceva che la fede divideva ma l'agire univa. Oggi dobbiamo dire piuttosto il contrario con l'emergere di divisioni a livello etico. Si tratta, però, di una sfida da approfondire: non soltanto per la credibilità delle Chiese ma anche per la missione di portare il messaggio cristiano nelle nostre società. Se le Chiese e le comunità ecclesiali hanno visioni molto diverse tra loro a livello etico, non possiamo fare una buona evangelizzazione" (Agenzia Sir, 18 gennaio)

L'ecumenismo non è un discorso “di nicchia”: ecumenismo non è infatti un movimento particolare all’interno del cristianesimo, un “carisma” speciale di qualcuno. Ecumenismo è cristianesimo vero, essenziale. E’ cammino verso il Cristo senza particolarismi, senza condizionamenti che non siano quelli indicati dal Vangelo. L’unità è Lui, non il risultato di discussioni e compromessi tra noi (Azione Cattolica, 24 gennaio).

Il cammino ecumenico non è un progetto tra i tanti nella vita delle Chiese, da sperimentare per un pò e lasciar cadere quando le forze o l’entusiasmo vengono meno: è la risposta a un preciso comandamento del Signore, alla sua preghiera al Padre: «siano una cosa sola» (Gv 17,21) (Famiglia Cristiana, 19 gennaio).

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