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Tutti i non cattolici vanno all’inferno?

© Nickolay Stanev
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La Chiesa insegna che anche ebrei e musulmani possono andare in paradiso?

All’inferno, alla perdizione eterna, ci va chi chiude il suo cuore a Dio e alla verità che Lui creando ha scritto nel cuore di ogni uomo; chi vive nel suo egoismo e fa della sua libertà un pretesto per vivere in modo autonomo, dimentico del bene. Non possiamo fare una ripartizione a priori ma esortiamo ogni uomo di buona volontà a vivere per Dio in Cristo suo Figlio.



1. Vale per tutti il monito paolino di attendere alla salvezza «con timore e tremore» (Fil 2,12). Cos’è perciò la salvezza? È la liberazione dalla precarietà della vita, dall’essere nemici di Dio e, nella dimensione eterna che la corona, dalla possibilità di disubbidire a Dio a causa del peccato che portiamo in noi. Essere “salvi” significa essere in Dio per sempre, sicuri nel suo Amore. Eravamo come uomini caduti da un grande dirupo in un burrone profondo. Per rialzarci avevamo bisogno di un soccorso dall’alto, di Qualcuno che ci portasse fuori da quella condizione. Questa salvezza ci è stata conquistata da Gesù Cristo, che incarnandosi ha sofferto ed è morto per noi. Con il suo sacrificio della Croce ci ha liberato dai nostri peccati e ci ha reso figlio di Dio, innestandoci così nel suo Corpo che è la Chiesa. Ci ha portato in alto, aprendoci le porte della vita eterna nel suo Regno. Apparteniamo a Dio mediante Gesù suo Figlio e solo mediante Lui abbiamo accesso a Dio. Dio infatti nessuno lo ha mai visto: solo il Figlio lo può mostrare, solo Lui lo rivela (cf. Gv 1,18). Così, divenuti membra di Cristo, siamo inseriti in Lui e, per suo mezzo, nella sua Chiesa, suo prolungamento sacramentale. Cristo ha costituito la Chiesa una e universale perché perpetuasse nel tempo la sua presenza misterica e portasse gli uomini a Dio: fate miei discepoli tutte le genti dirà Gesù agli Apostoli prima di ascendere al Padre (cf. Mt 28,19).



2. La condizione in cui Cristo ha posto i suoi discepoli, membra del suo mistico Corpo che è la Chiesa, è perciò la condizione ordinaria della salvezza: ogni uomo può salvarsi se, battezzato, rinasce dall’acqua e dallo Spirito e professa la sua fede in Cristo Redentore. Per questa ragione la Chiesa, sin da S. Cipriano, ha coniato un adagio che recita: extra Ecclesiam nulla salus, fuori della Chiesa non c’è salvezza. Fuori del Corpo sacramentale di Cristo, la sua Chiesa, non si può ottenere la salvezza. Ora, questo significa che coloro che non sono membra del Corpo mistico, la Chiesa, non si salvano?



3. Per introdurre quest’altro aspetto della salvezza, ricordiamo le parole di S. Paolo a Timoteo: Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4). Ogni uomo è invitato da Dio con la mozione della sua grazia alla salvezza nella verità. La verità è Cristo, dunque, ogni uomo, anche chi non è battezzato, deve arrivare alla conoscenza di Cristo per salvarsi. Questo come può avvenire? Qui siamo in una condizione straordinaria. Iddio, che in Gesù ha istituito i sette sacramenti, non rimane vincolato ad essi nel suo operato, ma la sua volontà salvifica si estende anche oltre. La salvezza può avvenire anche con ciò che la Chiesa ha definito battesimo di desiderio o desiderio del battesimo. Se un uomo non riesce a ottenere il battesimo di acqua, ma vive in modo moralmente onesto, con una coscienza pura perché fondata sulla legge morale naturale e perciò è proteso a Dio anche senza conoscerlo e fa il bene, può salvarsi. Si postula che costui, in condizioni ordinarie, avrebbe accettato di essere battezzato e perciò desidera, almeno implicitamente, il battesimo, porta della salvezza. Non se ne annulla la necessità ma si vede la sua cogenza anche oltre i confini sacramentali della Chiesa. Perciò, ogni uomo, di ogni religione, può salvarsi, purché desideri la verità, il Cristo. Il desiderio muove alla fede e quindi alla salvezza.

Non si tratta di un “sincretismo salvifico” ma della possibilità di riconoscere l’unica Verità per esserne posseduti per sempre.

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