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Nel Nord Italia i matrimoni civili superano quelli religiosi

Avvenire - pubblicato il 13/01/13

Sposarsi in chiesa resta comunque la scelta più comune

In Italia il matrimonio religioso resta la scelta più comune (60,2%), ma sempre più coppie decidono di sposarsi solo civilmente. Nel 2011 i matrimoni religiosi sono stati 124.443, quelli civili 80.387, ovvero il 39% del totale, mentre appena 15 anni fa non arrivavano al 20%.



Lo rivela l'Annuario statistico dell'Istat, sottolineando che decide di sposarsi con rito religioso il 76,3% degli abitanti del Sud, il 50,1% del Centro e il 48,8% del Nord. Dai circa 138.000 matrimoni del 2010 si è passati ai quasi 126.000 del 2011, e al Nord i matrimoni civili superano quelli celebrati in chiesa, con una percentuale del 51,7% contro il 39,8% della media nazionale. A livello internazionale, l’Italia si conferma ancora come uno dei Paesi con la nuzialità più bassa, con 3,6 matrimoni per mille abitanti (Agenzia Sir, 18 dicembre).



Per il professor Gian Carlo Biangiardo, docente di Demografia all'Università Bicocca di Milano, non si tratta di una novità, ma della continuazione di una tendenza già in atto da tempo. Già da vari anni, infatti, i matrimoni civili erano in aumento nelle grandi città, e ora il trend si è solo esteso anche ad altre zone. Tra le ragioni, ha indicato innanzitutto l'aumento dei matrimoni di persone “che non sono matrimoniabili religiosamente, ad esempio i divorziati”, ma incidono anche le nozze degli stranieri appartenenti a religioni diverse “che per semplificare le cose tralasciano il matrimonio religioso con rito concordatario e cose simili” (Il Sussidiario.net, 18 dicembre).



Se è vero che il matrimonio religioso testimoniava la scelta di un'impostazione basata sui valori cristiani, la crescente diffusione delle nozze civili può essere “la spia di un atteggiamento più possibilista” nei confronti di alcuni dibattiti etici diffusi oggi nella società, come quello sull'aborto o sulla fecondazione assistita.



Nel rapporto Istat si sottolinea anche la prosecuzione della tendenza alla diminuzione delle nozze in atto dal 1972. Nel 2011 i matrimoni sono stati quasi 13.000 in meno dell'anno precedente, trend che unisce tutte le zone della Penisola (Famiglia Cristiana.it, 29 novembre). Tra le cause vi è la crescente diffusione delle unioni di fatto, in continuo aumento. Le nozze sono poi sempre più tardive, con un'età media al primo matrimonio di 34 anni per gli uomini e 31 per le donne, sia per la scelta tra i giovani delle unioni di fatto o delle convivenze pre-matrimoniali che per la sempre più prolungata permanenza nella famiglia di origine.



Ci si sposa sempre più tardi per varie ragioni: l’aumento della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà dei giovani nell’accedere al mercato delle abitazioni e al mondo del lavoro, la condizione di precarietà del lavoro. Sulla situazione ha ovviamente inciso anche la crisi economica.



Quanto alla prosecuzione del matrimonio, se aumentano le separazioni diminuiscono leggermente i divorzi. Cresce anche il numero di minori per i quali è stato stabilito l'affido congiunto. I figli minori coinvolti in separazioni e divorzi sfiora gli 89.000 (Repubblica.it, 18 dicembre).



La fecondità in Italia è in lieve aumento, ma si diventa mamme sempre più tardi. Nel 2011 il numero medio di figli per donna è stato di 1,42 contro l'1,41 dell'anno precedente. L'Italia si colloca al decimo posto tra i Paesi europei, e si fanno figli soprattutto al Nord. L'età media per la maternità è 31,3 anni.

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