Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Non è offensivo evangelizzare le culture non cristiane?

© Public Domain
Condividi

Inviare missionari per evangelizzare gruppi non cristiani, come alcune tribù indigene, non è una mancanza di rispetto nei confronti della cultura di quei popoli?

La missione più intima della Chiesa si riassume nell’annuncio e nella trasmissione del Vangelo, che è «potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rm 1, 16), ma anche nel farsi strumento della presenza di Gesù nel mondo attraverso una iniziale opera di umanizzazione dei valori culturali mediante l’integrazione del cristianesimo, sempre rispettosa delle libertà altrui.

1. Occorre operare alcune distinzioni, per non incorrere in una certa confusione. I missionari sono missionari in quanto portano il Vangelo dove non è conosciuto, in obbedienza al comando di Cristo (Vangelo di Marco 16,16 e Matteo 28,19). La Chiesa che, attraverso di loro, entra a contatto con i popoli è ben cosciente che non tutto ciò che si rinviene in un modello culturale è positivo, prima di tutto per l’uomo. Vi è quindi, a volte, un’opera previa all’annuncio del Vangelo, ma ispirata ai valori del Vangelo, di umanizzazione di una cultura. Faccio un esempio: là dove una comunità cristiana ha potuto insediarsi i missionari si sono adoperati per aiutare affinché le persone che incontravano raggiungessero uno standard di vita veramente adeguato alla dignità umana. La lotta contro la povertà, la critica a sistemi sociali settari (come le caste in India), la condanna della poligamia e della schiavitù sono tutti aspetti di questo impegno, da parte cristiana, per umanizzare una società e questo indipendentemente che poi alcuni si facciano cristiani o meno.

2. Non è dunque propriamente una mancanza di rispetto per questi popoli il tentare di introdurre ed inoculare nel loro modo di vita stimoli atti a suscitare una nuova modalità di agire. E’ solo la prima fase di un’azione cristiana di fermento che trova nell’annuncio del Vangelo come l’apice di un percorso. Certamente, la critica di determinati modelli sociali, di consuetudini può portare in seno ad una società non cristiana delle tensioni, ma sono tensioni benefiche. In passato, è vero, la Chiesa ha compiuto degli sbagli applicando un metodo missionario nel segno dell’imposizione e della cristianizzazione forzata delle culture, ma questo è avvenuto molti secoli fa, con le campagne militari di Carlo Magno o, più tardi, con la scoperta del Nuovo Mondo. Queste esperienze appartengono alla storia della maturazione del metodo missionario.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni