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Dio mi parla? Come posso ascoltare la sua voce?

© Corinne SIMON/CIRIC
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Alcune persone affermano di poter parlare con Dio. Posso parlare con Dio?

La formula Parola di Dio di per sé, in senso proprio, indica l’azione o la forza creatrice che alimenta la storia, “quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana” (Concilio Vaticano II, Nostra Aetate, n. 2). Per chi crede in Dio infatti, la sua azione sostiene il processo cosmico, la sua Parola creatrice alimenta continuamente la storia umana.

Ma l’azione di Dio e la sua parola si esprimono sempre ed esclusivamente attraverso strutture create cioè attraverso il pensiero, la sensibilità, il sentimento delle creature coinvolte. Così nei confronti di Dio possiamo percepire solo messaggi interiori filtrati attraverso le nostre strutture cerebrali o possiamo interpretare gli eventi come espressione di quella forza arcana che alimenta i processi cosmici e regge gli eventi della storia umana.

Un modo privilegiato per ascoltare la Parola di Dio è leggere la Sacra Scrittura. Essa è detta parola di Dio solo in senso analogico non proprio, perché raccoglie le tradizioni orali di uomini che hanno raccontato con parole umane e secondo modelli culturali del loro tempo eventi vissuti nella fede in Dio e redatti poi per ispirazione divina.

In ogni caso per cogliere l’azione (la parola) divina in noi o nella storia è necessario raffinare la nostra sensibilità interiore coltivare il silenzio, praticare la preghiera e leggere i segni dei tempi.

Coltivare il silenzio significa imparare a gestire i nostri pensieri e stati d’animo in modo da essere sempre consapevoli di ciò che stiamo vivendo e non subire passivamente tutto ciò che i meccanismi celebrali istintivamente ci impongono.

Praticare la preghiera significa restare nella lunghezza d’onda dell’azione di Dio in noi così da sviluppare pensieri, sentimenti, desideri corrispondenti al bene e alla giustizia, cioè alla volontà divina.

Leggere i segni dei tempi significa cogliere l'azione di Dio in ordine alla venuta del suo Regno espressa nella storia attraverso i suoi testimoni. In questa prospettiva i segni dei tempi sono spesso marginali, scarsamente visibili, non apprezzati anzi spesso ridicolizzati perché non sintonizzati con le mode correnti. Nel senso teologico la formula “segni dei tempi” indica quelle novità di vita che, nel turbine della storia, l'azione di Dio riesce a suscitare, là dove trova persone fedeli pronte ad accoglierla. Sono segni del Bene che si apre strade nella storia attraverso i santi, della Verità che cerca formulazioni nuove, della Giustizia che tenta progetti di fraternità: segni del Regno che viene, ragioni della speranza messianica.

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