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La ricetta degli italiani di fronte alla crisi? La sopravvivenza

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Reggono le famiglie, ma il ceto medio soffre

La crisi che sta attraversando l'Italia colpisce soprattutto il ceto medio, rivela il Rapporto Censis 2012. Malgrado ciò, le famiglie reggono, cercando modi alternativi per “sopravvivere”.

Anche se differenziata e non ancora in grado di “invertire pienamente le tendenze negative”, nel contesto della crisi economica e finanziaria, in Italia c'è “una reazione”. Il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, ha riassunto così i temi principali del Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2012, che a suo avviso mette in luce la “costanza vitale della nostra forza di sopravvivenza”.

Tra gli elementi che saltano maggiormente agli occhi, ha spiegato, figura uno “smottamento del ceto medio”, che all'inizio degli anni Novanta rappresentava circa il 60% delle famiglie italiane e ha visto ridurre la ricchezza posseduta dal 66% al 48% del totale (Agenzia Sir, 7 dicembre).

Malgrado ciò, le famiglie reggono, operando “un riposizionamento su molti fronti”, ad esempio utilizzando la rete per consumare in modo competente e per risparmiare iscrivendosi a gruppi d’acquisto digitali e guardando con più serietà alla formazione dei giovani, da rendere sempre più professionalizzante.

Per Domenico De Masi, docente di Sociologia del Lavoro all’Università La Sapienza di Roma, esiste senza dubbio “uno scollamento tra il 'Palazzo' e la 'tribù'. La tribù capisce che ad esempio deve vivere con maggiore austerità, mentre il Palazzo continua a sprecare” (Radio Vaticana, 7 dicembre).

I soggetti sociali non si sono sentiti coinvolti dall’azione di governo. Se le istituzioni politiche si sono concentrate con rigore sulla fragilità dei conti pubblici e della credibilità finanziaria, sulla riduzione delle spese, le riforme settoriali e la razionalizzazione dell’apparato pubblico, infatti, i soggetti economici e sociali sono rimasti soli con le loro strategie di sopravvivenza, anche scontando sacrifici e restrizioni derivanti dalle politiche di rigore (Agenzia Sir, 7 dicembre).

Tre le grandi spinte di sopravvivenza che sono emerse: la prima è stata fare perno sul passato, per riprendere e valorizzare ciò che resta di funzionante del nostro tradizionale modello di sviluppo; la seconda è stata la crescente valorizzazione della differenza e la voglia di personalizzazione; la terza spinta è stata data dai processi di riposizionamento, come nel caso del riorientamento dei giovani verso percorsi di formazione tecnico-professionale con prospettive di inserimento lavorativo più certe, l’espansione della distribuzione organizzata e delle attività di commercio via web, l’aumento delle quote di mercato dell’Italia nelle aree emergenti del mondo grazie a specializzazioni produttive diverse dalle esportazioni tradizionali (Agenzia Sir, 10 dicembre). 


C'è stato poi un cambio di abitudini e consumi: negli ultimi due anni, 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o altri oggetti preziosi, 300.000 famiglie mobili e opere d’arte, l’85% ha eliminato sprechi ed eccessi nei consumi. 2,7 milioni di italiani coltivano ortaggi e verdura da consumare ogni giorno, il 62,8% ha ridotto gli spostamenti in auto e scooter per risparmiare sulla benzina, mentre c’è un boom delle biciclette (Famiglia Cristiana.it, 8 dicembre).
 

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