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La violenza sulle donne si sconfigge con educazione e formazione

Avvenire - Famiglia Cristiana - pubblicato il 26/11/12

Da parte delle donne servono coraggio e consapevolezza di non essere sole


Nel mondo, 6 donne su 10 subiscono nella loro vita una forma di violenza fisica o sessuale. In Italia, già più di 100 le donne uccise dall'inizio dell'anno.


Il 25 novembre è stata celebrata la “Giornata internazionale per fermare la violenza contro la donna”, istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 in ricordo dello stesso giorno del 1960, quando nella Repubblica Dominicana dei sicari mandati dall’allora dittatore Rafael Trujillo tesero un agguato alle quattro sorelle Mirabal, attiviste politiche, uccidendone tre (Avvenire, 25 novembre 2011).

 Quella contro le donne è una delle maggiori violazioni dei diritti umani e include abusi di carattere fisico, sessuale, psicologico ed economico. Fenomeno trasversale rispetto a razza, cultura, benessere, collocazione geografica ed età, può essere localizzato ovunque e ha aspetti sia pubblici – stupri etnici, persecuzione religiosa, repressione politica – che privati – violenza domestica, abusi sessuali, controllo forzato delle nascite e selezione sessuale, omicidi d’onore…

Nel mondo, sei donne su dieci sperimentano nella loro vita una forma di violenza fisica o sessuale. Uno degli aspetti più inquietanti della questione è che il più delle volte chi compie violenza contro una donna è un uomo a lei vicino: marito, fidanzato, fratello, figlio, amico (http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/davverougualiperchediversi.aspx, Avvenire.it, 25 novembre). Le donne vengono quindi cancellate dagli uomini che pretendevano di amarle, “come se si potesse coniugare il verbo amare al singolare, senza rispetto per l'amata”  (Famiglia cristiana, 25 novembre).

 Secondo una statistica Istat del 2007, tuttavia, solo il 18% delle donne che riconosceva di aver subìto maltrattamenti o violenze riteneva quella condotta “un reato”, anche se il 44% arrivava alla consapevolezza che quel comportamento fosse “sbagliato” e non semplicemente (come un altro 36%), “qualcosa che accade”, una fatalità da tollerare in silenzio. 

Come ha infatti osservato l'avvocato Geraldine Pagano, il più delle volte le donne impiegano “molto tempo a capire lo stato di difficoltà in cui si trovano perché sottovalutano i campanelli d'allarme che precedono le situazioni a rischio” (Famiglia cristiana, 25 novembre). A volte, ha aggiunto, a paralizzarle è la paura: “temono di non poter pagare l’avvocato, di perdere i figli, di non avere un posto dove andare”.

Per lo psichiatra e criminologo Marco Cannavicci, il problema è la persistenza di una considerazione della donna come sottomessa all'uomo, contraria alla crescita del ruolo sociale femminile degli ultimi decenni (Famiglia cristiana, 25 novembre). In questo contesto, già nella scuola dell’obbligo si dovrebbe inserire il discorso della parità tra maschile e femminile, anche se la cosa più importante è “insegnare al giovane come controllare le emozioni”, cosa che molti adulti non sanno fare.

In Italia sono già più di 100 le donne uccise dall'inizio dell'anno. Nei giorni scorsi, la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, ha presentato un disegno di legge che propone di introdurre un'aggravante specifica nell'articolo 576 del Codice Penale, per punire con il carcere a vita chi uccida dopo anni di maltrattamenti e chiunque uccida “in reazione a un'offesa all'onore proprio o della famiglia di appartenenza o a causa della supposta violazione, da parte della vittima, di norme o costumi culturali, religiosi o sociali ovvero di tradizioni proprie della comunità d'origine”, caso che si adatta alle giovani straniere uccise da parenti per presunti costumi troppo occidentali (Famiglia cristiana.it, 25 novembre). Allo stesso modo, si propone di introdurre anche un reato specifico di “matrimonio forzato”.

In realtà, si è sottolineato da più parti come i dati diffusi sull'argomento vadano ridimensionati. Se in Italia gli omicidi di donne sembrano non diminuire o addirittura aumentare, quantomeno in percentuale, è soprattutto perché sono diminuiti gli omicidi in generale, principalmente per la flessione dei delitti della criminalità organizzata, passando dai 1.901 del 1991 ai 526 dello scorso anno. Poiché le vittime dei delitti di criminalità erano in genere uomini, ecco che gli omicidi che hanno come vittime le donne sembrano conoscere un boom, anche se secondo l'Istat sono scesi dai 192 del 2003 ai 137 dell'anno scorso (Tempi.it, 24 novembre).

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