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Senza conversione non può esserci nuova evangelizzazione

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Solo così si può mostrare la bellezza di un’esistenza vissuta nella fede

Per don Julián Carrón, presidente di Comunione e Liberazione, solo chi mostra la bellezza di una vita guidata dalla fede fa trasparire nella quotidianità la “novità” del messaggio di Cristo che cambia.

Presupposto essenziale per la nuova evangelizzazione di cui il mondo ha bisogno è la conversione, personale ed ecclesiale. In una lettera inviata alla Fraternità di Comunione e Liberazione al ritorno dal Sinodo dei vescovi a cui ha partecipato, il presidente del movimento, don Julián Carrón, ha sottolineato la necessità di convertirsi per far fronte al deserto in cui si sono trasformate molte realtà del mondo attuale.

Punto di partenza del Sinodo, scrive don Carrón, è stata la constatazione, “oggi palese a tutti, che la fede non è più un presupposto ovvio”. Questa situazione, osserva, non riguarda solo la fede come esperienza personale, ma ha delle conseguenze anche sulla vita delle Nazioni, per cui “terre feconde possono diventare deserto inospitale” (L'Osservatore Romano, 7 novembre).

Come diceva don Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, bisogna “recuperare la verità della nostra vocazione e del nostro impegno”; “anche noi, ci diceva, corriamo il rischio di 'ridurre il nostro impegno a una teorizzazione di metodo socio-pedagogico, all'attivismo conseguente e alla difesa politica di esso, invece che riaffermare e proporre all'uomo nostro fratello un fatto di vita'”.

Per poter offrire davvero agli uomini “un fatto di vita”, per don Carrón è necessario che “maturi in ciascuno di noi una autocoscienza tale della nostra dipendenza originale da farci rinascere in qualsiasi buio” ed “essere talmente presi dall'avvenimento di Cristo che la Sua memoria domini le nostre giornate”.

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