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Il neoateismo? Risposte sempliciste che non soddisfano

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Il fenomeno sta “perdendo il suo carattere di novità”

Il neoateismo sta perdendo consensi ovunque. E la conseguenza è non di rado un rinnovato interesse per il cristianesimo. Il successo del neoateismo sembra giunto al capolinea, e la conseguenza di questa perdita di consensi è spesso un rinnovato interesse per la religione cristiana. Lo ha sottolineato proprio un convertito, Alister McGrath, oggi filosofo e teologo anglicano tra i più apprezzati al mondo, docente al King’s College di Londra e presidente dell’Oxford Centre for Christian Apologetics.



“La nascita del nuovo ateismo ha creato un interesse culturale su Dio”, ha indicato, confessando che nei suoi dibattiti con i nuovi atei li ha spesso “ringraziati per aver suscitato una nuova curiosità sulle tematiche della religione, di Dio e del senso della vita” (Avvenire.it, 27 ottobre).



Il fenomeno del neoateismo, ha constatato, sta tuttavia “perdendo il suo carattere di novità”: “si tratta di semplici slogan che oggi vengono visti come semplicisti, e non come asserzioni accurate di sintesi intellettuale”, e molti di coloro che una volta pensavano che il nuovo ateismo offrisse buone risposte alle grandi domande della vita “oggi stanno capendo che esso offre semplici frasi fatte che non soddisfano gli interrogativi profondi”.


 
A questo proposito, ha ricordato che varie persone si sono convertite al cristianesimo come risultato della loro lettura dei libri del neoateo Richard Dawkins. Molti, infatti, hanno letto Dawkins “con l’aspettativa di trovarvi sofisticate risposte alle grandi questioni della vita”, riscontrando invece “qualcosa di inadeguato e superficiale”. “Ma hanno mantenuto aperta questa loro sete di domanda e hanno trovato la risposta nel cristianesimo”.

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