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È Dio a volere che una vita possa nascere da uno stupro?

© Jonathan Torgovnik
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Ha suscitato aspre polemiche la dichiarazione del candidato al Senato per lo Stato dell'Indiana (Stati Uniti) Richard Mourdock, secondo cui la gravidanza provocata da uno stupro “è qualcosa voluto da Dio”. La Chiesa è d'accordo con questa visione?

Lo stupro è sempre un atto intrinsecamente malvagio poiché il suo fine è la violenza contro un altro essere umano.

Per il Signore, la relazione sessuale può aver luogo solo nel contesto del matrimonio tra un uomo e una donna. Nella Genesi, lo constatiamo quando Adamo vedendo Eva dice: “Questa volta essa 
è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa”. La Scrittura prosegue: “Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Genesi, 2).

L'intimità che implica l'unione sessuale è intesa solo per gli sposi ed è stata pensata da Dio per essere libera, fedele e feconda. La Chiesa sostiene che questa unione è non solo fisica, ma anche spirituale: “nel matrimonio l'intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2360).

È quindi chiaro che lo stupro è un atto violento e un peccato grave perché è in diretta contraddizione con l'intimità che la relazione sessuale dovrebbe rappresentare. Il Catechismo afferma che “lo stupro indica l'entrata con forza, mediante violenza, nell'intimità sessuale di una persona. Esso viola la giustizia e la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all'integrità fisica e morale” (n. 2356).

Il Signore non ha mai inteso che l'atto sessuale venisse commesso in questo modo violento. Lo stupro è sempre un peccato grave.

La vita umana è sempre sacra dal momento del concepimento, indipendentemente dal modo in cui il bambino è stato concepito.

La vita umana inizia con il concepimento. Quando lo spermatozoo feconda un ovulo, è in quell'istante che viene creato un nuovo essere umano. “In base a tutti i criteri della biologia molecolare moderna, la vita è presenta dal momento del concepimento”, ha affermato il dottor Hymie Gordon, presidente del Dipartimento di Genetica della Clinica Mayo. Ogni nuova persona ha il proprio DNA, un codice genetico che mostra che è una persona unica.

Una nuova vita umana non è semplicemente la somma di un padre e di una madre, né la somma delle loro azioni. La Congregazione per la dottrina della fede scrive: “Dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto” (Dichiarazione sull'aborto procurato, n. 12)

Il beato papa Giovanni Paolo II ha scritto molto sul valore di ogni vita umana nell'enciclica Evangelium Vitae: “'Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato' (Ger 1, 5): l'esistenza di ogni individuo, fin dalle sue origini, è nel disegno di Dio” (Evangelium Vitae, n. 44). Il Signore conosceva ciascuno di noi, indipendentemente da come siamo stati concepiti, e ci amava ancor prima che esistessimo.

Il professor Joseph Arias del Christendom College ha spiegato che “perfino un grande bene come la vita umana potrebbe in alcuni casi risultare da un atto che implica il peccato. Alcuni bambini vengono concepiti con atti di fornicazione, adulterio, e nei tempi più recenti fecondazione in vitro. Dio proibisce queste azioni nella misura in cui sono immorali, ma le vite umane che ne derivano hanno sempre un valore inestimabile – soprattutto per la persona che è stata concepita e per quanti possono avere il privilegio di amarle in questa vita e in quella che verrà”.

C'è una differenza tra la volontà positiva di Dio e ciò che Egli permette che avvenga per il libero arbitrio della gente (la sua volontà permissiva). Il Signore trae spesso il bene da un mondo peccatore. Una nuova vita da azioni distruttive.

Le Sacre Scritture ci dicono che il Signore ha creato il mondo e lo ha definito una cosa buona; malgrado questo, vengono spesso commesse azioni malvagie contrarie al progetto di Dio, perché Dio ha dato agli uomini e alle donna il libero arbitrio. Se il Signore permette che il male venga scelto da uomini e donne, nella Sua Provvidenza, può anche trarre il bene dal male.

“Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 311).

Il professor Joseph Arias scrive: “È importante riconoscere che in un caso simile a questo [lo stupro], o in qualsiasi caso che implica il peccato, non è che Dio voglia il peccato perché ne derivi il bene [concepimento di una vita umana] e il buon risultato giustifichi quindi il peccato. Il peccato in quanto tale è sempre un male e proibito (non è affatto voluto da Dio); per definizione, non può essere giustificato, neanche dai risultati positivi che ne derivano. Il bene che ne deriva, ad ogni modo, resta un bene ed è capace di avere un ruolo positivo nella provvidenza divina”.

Quanto ai bambini concepiti con uno stupro, il professor Arias scrive: “Dio desidera positivamente il bene delle vite concepite, anche se il male implicato negli atti che hanno portato al loro concepimento era proibito ed ha permesso che accadesse”.
 

Il dolore e la sofferenza provati da una vittima di stupro è incalcolabile e richiede un'effusione di compassione e cura. La violenza perpetrata contro una donna non può essere cancellata, comunque, dalla violenza dell'aborto contro suo figlio. La sua guarigione può provenire solo dall'amore di Dio o dagli uomini di Dio capaci di rendere il suo amore tangibile.

 

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