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La Commissione Europea scende in campo contro il gioco d’azzardo

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Settore che non conosce crisi e rovina a livello economico e sociale migliaia di persone

I giochi on-line rappresentano una delle attività di servizi che registrano la maggiore espansione nell’Unione Europea, con tassi annuali di crescita di quasi il 15%. Fioccano poi i siti di gioco d’azzardo non regolamentati. 

In un momento difficile come quello attuale, uno dei settori che non conosce crisi è quello del gioco d'azzardo, che oltre a indurre a una dipendenza che colpisce a seconda degli Stati una fascia di popolazione tra lo 0,5 e il 3%, portando alla rovina economica e sociale, può coinvolgere i giocatori in illeciti come riciclaggio di denaro e frodi. In questo contesto, la Commissione Europea ha adottato un piano d'azione per i giochi on-line per creare una maggiore cooperazione fra gli Stati dell’Unione e una collaborazione transfrontaliera per difendere i consumatori, soprattutto i minori, e contrastare gli illeciti legati all’azzardo.

“I consumatori, ma più generalmente tutti i cittadini, devono essere protetti; il riciclaggio di denaro e le frodi devono essere impediti; lo sport va tutelato nei confronti delle scommesse su partite truccate”, si legge nel documento, illustrato da Michel Barnier, responsabile per il mercato interno (Agenzia Sir, 23 ottobre).

Le cifre sul settore fornite dalla Commissione sono impressionanti. I giochi on-line costituiscono infatti una delle attività di servizi che registrano la maggiore espansione nell’Unione Europea, “con tassi annuali di crescita di quasi il 15% ed entrate stimate di circa 13 miliardi di dollari entro il 2015”. 6,8 milioni di persone partecipano a uno o più giochi come scommesse sportive, poker, casinò e lotterie. Ci sono poi migliaia di siti non regolamentati, “spesso situati al di fuori dell’UE, ai quali i consumatori sono esposti e che presentano notevoli rischi come le frodi e il riciclaggio di denaro”.

La Commissione vuole quindi adottare tre regolamenti destinati agli Stati membri: uno sulla protezione comune dei consumatori, un secondo “sulla pubblicità responsabile” dei giochi d'azzardo e un altro sulla “prevenzione e lotta contro le scommesse relative a partite truccate”. Si punta poi a creare strumenti di controllo ad uso dei genitori e a estendere le aree di applicazione della direttiva antiriciclaggio.

La Chiesa cattolica si è ripetutamente schierata contro il fenomeno e i pericoli che implica. Il numero 2413 del Catechismo ricorda che i giochi d'azzardo o le scommesse “non sono in se stessi contrari alla giustizia”, ma “diventano moralmente inaccettabili allorché privano la persona di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui. La passione del gioco rischia di diventare una grave schiavitù”.

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha definito il gioco d'azzardo “una nuova droga da cui bisogna guardarsi con grande determinazione e consapevolezza”, sottolineando la necessità che le istituzioni intervengano “a tutti i livelli” “su questa piaga che corrompe il modo di pensare e quindi i costumi” (Il Sole 24 ore, 3 gennaio).

In un editoriale pubblicato il 18 ottobre, anche il direttore di Avvenire Marco Tarquinio ha denunciato lo “scandalo al sole” del continuo dilagare del gioco d'azzardo, osservando che “la sistematica, puntuale, inesorabile e persino proterva difesa del perimetro in continua crescita di Azzardopoli per le vie delle nostre città e nel mondo digitale è una questione morale. E al suo interno c’è quella dello spazio che si ricava lo Stato biscazziere”  (Avvenire, 18 ottobre).

Nel “decreto Sanità” non sono infatti previsti fondi per la lotta alla ludopatia, la dipendenza dal gioco. La copertura per contrastare questa piaga c'era, ha ricordato il deputato Udc Paola Binetti, ed era previsto di attingere proprio agli introiti derivanti dall’azzardo. La realtà è che il vizio del gioco “è per l’erario una fonte di reddito forte e diretta”, e c'è quindi “un chiaro conflitto d’interessi dentro lo Stato: da una parte gli affari sociali, dall’altra l’economia” (Avvenire, 18 ottobre).

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