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Anche l’astrattismo può essere arte sacra?

Rodolfo Papa - pubblicato il 09/10/12

Al vertice dell’arte religiosa, si pone l’arte sacra.L’arte sacra, invece, non è semplicemente espressione della dimensione religiosa di ogni uomo, ma è intimamente connessa alla Fede e vive in essa e per essa. La Fede è virtù teologale, in quanto è emanazione della grazia santificante, avendo Dio come oggetto diretto e come motivo[2]. La dimensione sacra dell’arte, infatti, viene spiegata con riferimento alla “sacralità” del rito. L’aggettivo “sacro” viene attribuito innanzitutto al culto, ai riti, ai luoghi, appunto “sacri” e, solo di conseguenza, all’arte “sacra” e alle sue opere. L’arte religiosa diviene cioè “sacra” quando è finalizzata al sacro culto, al sacro rito, al sacro luogo, affinché «serva con la dovuta reverenza e il dovuto onore alle esigenze degli edifici sacri e dei sacri riti»(Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, n. 123). Dunque l’arte sacra è integralmente arte, ma trova la sua specificità nella sacralità del rito cui è destinata e che la informa dall’interno, affinché sia intimamente e interamente finalizzata alla sacralità, specchio delle verità di Fede, celebrazione e liturgia.

L’arte sacra si distingue, dunque, dall’arte religiosa proprio per un intimo legame con la liturgia; l’arte sacra è un’«arte adeguata alla liturgia»[3]; il legame con la liturgia è possibile grazie alla Fede. Nella Esortazione Sacramentum Caritatis, Benedetto XVI analizza «Il legame profondo tra la bellezza e la liturgia», sottolineando la speciale finalità delle arti sacre: «Lo scopo dell’architettura sacra è di offrire alla Chiesa che celebra i misteri della fede, in particolare l’Eucaristia, lo spazio più adatto all’adeguato svolgimento della sua azione liturgica […] l’iconografia religiosa deve essere orientata alla mistagogia sacramentale »(nn. 121, 123-125). Mi sembra chiarificatore proporre una definizione di arte sacra aggiungendo, alla classica definizione di arte propria della tradizione aristotelico-tomista “Ars est recta ratio factibilium”, la dimensione della Fides implicata dalla sacralità, ovvero “SacraArs est Fides etrecta Ratio factibilium”.

BIBLIOGRAFIA:

1) San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, q. 81, a. 8.

2) San Tommaso d’Aquino, Super Boethii De Trin., q. III, a. 2, resp.

3) J. Ratzinger, Opera omnia. Teologia della liturgia, Parte A: “Lo spirito della Liturgia”, cap. III: “Arte e liturgia”, Città del Vaticano 2010, vol. XI, p. 132.

LINK:

L’arte sacra autentica

Quale relazione intercorre tra religioni e sistema artistico?

3) Come la tradizione dell’arte cristiana conferma, l’arte sacra deve essere bella, universale, figurativa, narrativa.

La finalità liturgica, intimamente cristocentrica, dell’arte sacra implica delle caratteristiche che, pur modulate in modi diversi, appaiono ricorrenti nella tradizione dell’arte sacra cristiana. Infatti, il sistema dell’arte cristiano, entro il quale i vari stili (romanico, gotico, barocco, neoclassico, etc. etc.) costituiscono delle modulazioni armoniche e non dissonanti, appare dotato – di fatto e di ragione – di almeno quattro caratteri fondamentali, che riguardano in modo specifico la pittura: universalità, bellezza, figuratività e narratività.

Ogni arte sacra deve essere, innanzitutto, universale. L’ampiezza con cui può accogliere stili diversi consiste appunto nella universalità del messaggio “cattolico”; come la pluralità dei riti accade entro un’unica azione liturgica ecclesiale, così i molti stili si configurano non come soluzioni eccentriche e a se stanti, ma come sfumature di un’unica lingua che sa parlare in molti toni diversi. Al neotribalismo postcontemporaneo, si oppone l’universalità dell’arte sacra perenne, capace di parlare un linguaggio potenzialmente comprensibile per ogni uomo, in quanto fondato su facoltà e perfezioni naturalmente possedute dagli uomini, e su doni teologali donati per la salvezza di tutti.

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