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Intervista eccezionale col portavoce della Chiesa copta in Egitto

Le père Rafic Greiche © YouTube/ CBN
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Con l’avvicinarsi del viaggio di Papa Francesco in Egitto i prossimi 28 e 29 aprile, i.Media ha posto delle domande a padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa copta cattolica in Egitto, sulle attese e il contesto di questa visita storica.

i.Media: Quali sono le sfide in ballo per questa visita di Papa Francesco al Cairo i prossimi 28 e 29 aprile?

Padre Rafic Greiche: Prima del duplice attentato della domenica delle Palme, lo scopo del viaggio era visitare l’Egitto e incontrare il patriarca Teodoro II, il grande imam Al-Tayeb, il presidente Al-Sisi e la Chiesa cattolica. Ma dopo questi attacchi, il viaggio ha rivestito un’altra prospettiva: il Papa stesso ha insistito per venire, significando con ciò che non era intimidito dalle esplosioni. Abbiamo visto un Papa coraggioso, solidale col popolo e con la Chiesa in Egitto. In particolare coi copti, che sono stati colpiti, ma anche con tutti gli egiziani.

Ci aspettiamo quindi un messaggio di pace e di solidarietà, ma anche un messaggio di speranza. La visita del Papa è estremamente importante per il Paese e per la Chiesa. L’Egitto, da parte sua, deve mostrare che continua a essere sé stesso malgrado gli attentati.

i.Media: Papa Francesco viene in Egitto 17 anni dopo Giovanni Paolo II. Quali evoluzioni vede?

Padre Rafic Greiche: Nel contesto attuale, ci sono molti cambiamenti nella mentalità degli egiziani non cristiani. E questo soprattutto dopo che i cristiani hanno costituito una forza estremamente importante durante la rivoluzione del 30 giugno 2013, volta a rovesciare il governo islamico di Mohammed Morsi e dei Fratelli Musulmani. Da quel momento, i cristiani sono benvisti, anche se il terrorismo prosegue. Del resto è per questo che il terrorismo attacca i cristiani, a causa della loro solidarietà con la rivoluzione del 30 giugno.

Dopo le due bombe a Tanta e ad Alessandria [il 9 aprile u.s., N.d.R.], i musulmani sono venuti ad offrirci le loro condoglianze, hanno assistito ai funerali e sono venuti a dirci che «questo non è l’Islam». Si percepisce un cambiamento positivo. Fino a questo momento, i musulmani erano reticenti riguardo ai cristiani, a causa della narrazione salafista dei Fratelli Musulmani nelle moschee. Oggi, la diffidenza di fronte ai cristiani è scomparsa.

i.Media: La Chiesa cattolica in Egitto non ha l’impressione di essere dimenticata, in mezzo agli ortodossi?

Padre Rafic Greiche: In Egitto ci sono sette Chiese cattoliche orientali: i copti cattolici – che sono maggioritari – i melchiti, i maroniti, gli assiri, i caldei, gli armeni e i latini orientali. Insieme, tutti i cattolici sono meno di 300.000 in un oceano di copti ortodossi che si aggira tra i 17 e i 18 milioni di fedeli… e il resto degli abitanti sono musulmani. È il piccolo gregge di cui ha parlato Gesù. La Chiesa cattolica è presente in più settori: scuole, associazioni caritative, educazione della gioventù. Abbiamo anche dei seminaristi.

Ma non si può dire che i cattolici siano isolati o dimenticati dal Vaticano o dal Papa. Quando il Papa viene da noi, è per mostrarci un particolare segno d’amore.

i.Media: Che cosa si aspettano i cristiani dal presidente Al-Sisi e dal grande imama Al-Tayeb?

Padre Rafic Greiche: Il presidente Al-Sisi ha detto in più occasioni che ama i cristiani e che vuole che gli egiziani cristiani e musulmani siano trattati allo stesso modo.

Quanto al grande imam, ha recentemente incontrato il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. Può darsi che questi scambi non portino frutti dall’oggi al domani, ma questo corrobora già un dialogo costruttivo tra le due parti.

[intervista di Xavier Le Normand

traduzione a cura di Giovanni Marcotullio]

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