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Il gioco d’azzardo. Una tassa sulla fragilità…

© Richard GOLDBERG / SHUTTERSTOCK
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Dall'Ordine dei Cavalieri di San Martino un convegno-dibattito per conoscere e affrontare un problema che affligge circa 400 mila italiani

La piaga del gioco d’azzardo è un argomento che difficilmente le forze politiche affrontano realmente. A parte poche azioni isolate o dichiarazioni di comodo è evidente che solo dalla società civile, dall’associazionismo, può venire fuori un tentativo di argine. Per mobilitare le coscienze è però necessario far conoscere l’entità e la pericolosità del fenomeno. A dare un contributo a questa causa, l’Ordine dei Cavalieri di San Martino, che ha organizzato un convegno, nella cornice della bella chiesa di San Silvestro al Quirinale, a Roma, per gettare una luce su questa questione. Aleteia era partner dell’evento. Il Reggente dell’Ordine, Lorenzo Ferraro ci spiega chi sono i moderni seguaci del Santo caritatevole: “La nostra Associazione differisce da qualsiasi Ordine cavalleresco precedente ed abbiamo scritto delle regole che sono funzionali ai tempi che stiamo vivendo” dice. “In ogni epoca l’uomo ha sempre privilegiato la condivisione, l’aggregazione e la voglia di sperimentare. Nel recente passato far parte di un Ordine cavalleresco era un segno di lignaggio e di nobiltà oltre alla sensazione di sentirsi dei veri blasonati. Con l’avvento delle democrazie molti di questi valori sono stati di fatto superati” e aggiunge: “Il nostro Ordine infatti nasce per onorare il sacrificio dei vecchi cavalieri che diedero la loro vita per un ideale religioso e rendere il loro sacrificio, seppur con le dovute differenze ancora attuale; non si chiede infatti agli appartenenti di usare la spada per combattere ma di combattere con la mente le storture dell’essere umano. Abbiamo abolito il concetto di nobiltà e di autoreferenzialità dei vecchi Ordini a favore del volontariato, della carità, della interreligiosità, della difesa dell’ambiente e del recupero delle opere d’arte presenti nelle chiese, azioni che consideriamo sicuramente più al passo con i tempi”. Ecco perché hanno voluto impegnarsi contro la piaga del gioco d’azzardo…

Una cifra mostruosa

In fenomeni di questa portata, i numeri valgono più delle parole, eloquenti, del dottor Maurizio Fiasco, sociologo e presidente dell’Associazione Alea, che ha relazionato durante l’incontro la crescita esponenziale di un fenomeno che è nato meno di vent’anni fa. Nel 2001 apriva la prima Sala Bingo (una specie di tombola) in Italia, con la benedizione dello Stato che – in contrasto con la dottrina precedente – ha deciso di puntare sul gioco d’azzardo e dunque sull’esplosione del fenomeno per fare cassa. Le cifre dimostrano che è stato un successo, e dunque un dramma. Nel 1997 la spesa per il consumo d’azzardo era di 17 miliardi di euro (a valori correnti) in meno di vent’anni, nel 2016 la cifra è schizzata a quasi 96 miliardi di euro, un aumento di oltre il 450%.  Per fare qualche confronto: la popolazione italiana è cresciuta di meno del 10% nello stesso periodo e il PIL è cresciuto di meno del 50%. Questo vuol dire che sempre più persone e sempre più risorse vengono sottratte dall’economia e dalle disponibilità familiari per il gioco d’azzardo. Cifre da capogiro che spiegano perché l’Italia non cresce nonostante il resto d’Europa sia uscito dalla crisi economica. Il nostro Paese è infatti il primo in Europa per consumo di gioco d’azzardo e il terzo nel mondo. La media pro capite è di 1600 euro spesi tra scommesse e slot machine.

Una tassa sui poveri

La distribuzione del gioco d’azzardo e il profilo dei giocatori – spesso di bassa istruzione e di basso reddito, molti i pensionati che sperano di arrotondare – fa capire che quella che è a tutti gli effetti una tassa (lo Stato incassa circa 10 miliardi di euro dalle concessionarie) che è tanto più pesante quanto più povero è il giocatore, una imposta regressiva perché il peso di 100 euro di spesa per chi guadagna 1000 euro è molto più alto di chi guadagna il doppio. Se la risposta che avete in mente è che “basta non giocare”, dovete capire che in moltissimi casi, è come dire ad un drogato o ad un alcolizzato di non assumere determinate sostanze. Facile a dirsi, ma complicato a farsi, specialmente se nessuno vuole aiutarti, se i controlli sono pochi e se le pubblicità non fossero così martellanti. Del resto le sale da gioco sono concepite per tenerti incollato alle macchinette. Luoghi dove tutto è studiato per non interrompere in nessun modo l’esperienza di gioco: cibo e bevande vengono portate presso il giocatore, le sale sono tutte per fumatori, i colori degli schermi e il posizionamento delle luci studiate nel dettaglio per stimolare la soddisfazione dei giocatori. E infatti la quota di investimento è cresciuta.

Una trappola per i minori

Si stima che non meno di 1.3 miloni di ragazzi tra i 14 e i 19 anni siano già scommettitori con cifre ovviamente modeste ma comunque che si aggirano sui 23 euro medi a settimana. La paghetta sparisce così, tra un videopoker e le scommesse sportive. Anche in questo caso le app per cellulari sono spesso concepite per aggirare i divieti dei genitori, basta sottrrarre una volta il numero della carta di credito e si continua a giocare nel segreto della propri stanzetta.

La risorsa sicura della malavita

Se qualcuno dice “meglio legalizzato che in mano alle mafie” si può rispondere con tranquillità dicendo che il giro di affari della criminalità organizzata non è stato intaccato dalla legalizzazione del gioco d’azzardo. Anzi. Daniele Poto, di Libera, spiega come il Rapporto Antimafia delle Camere del 2015 (riferito al 2014) parlasse di 22 miliardi di euro di azzardo totalmente in nero, una cifra che grosso modo rappresenta un quarto del giro legale di quell’anno (88 miliardi). Una parte delle slot machine non viene mai collegata al sistema centrale voluto dallo Stato, generando profitti apparentemente legali e in più producendo un ulteriore danno erariale. Ma il cosiddetto nero va di pari passo con l’aumento del settore legale, si mischia ad esso e ne gonfia la portata. In più di una occasione si sono scoperte società di comodo legate a clan mafiosi o – in maniera perversa – di strozzini che possedevano sale da gioco dove ai clienti veniva offerto tanto il gioco quanto il credito, con indebitamenti mostruosi e famiglie rovinate dai debiti. In Italia tra le 300 mila e le 500 mila  persone sono colpite da azzardo patologico, una vera e propria malattia mentale che distrugge le famiglie e impoverisce la società.

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