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Se i cattolici dicono di non adorare le immagini, perché adorano un oggetto, la croce?

© JEFFREY BRUNO/ALETEIA
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Il Venerdì Santo la liturgia propone a tutti l'adorazione della Croce di Cristo

In primo luogo, bisogna distinguere tra la croce di Cristo (quella reale anche se sparsa per il mondo intero in schegge minuscole) e le croci che vediamo e tocchiamo.

Nella celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo, in effetti, c’è un momento liturgico in cui i fedeli passano ad “adorare” la croce, e lo fanno inginocchiandosi davanti ad essa, chinando semplicemente il capo o anche baciandola.

Quando parliamo di baciare la croce il Venerdì Santo in atto di adorazione non ci riferiamo alla croce che vedono i nostri occhi, ma alla croce di Gesù, quella sulla quale è stato inchiodato (Summa Theologiae, III Parte, questione 25, articolo 4).

Quella che baciamo misticamente o vogliamo baciare è la croce che è entrata a contatto diretto con il corpo di Cristo, e per questo ci avvaliamo, a mo’ di ponte, della croce che ci presenta il sacerdote il Venerdì Santo. Quella che adoriamo è quindi la croce di Cristo, che forma un’unità con Lui essendo impregnata del suo Sangue prezioso. Non possiamo separare Cristo dalla sua croce nella redenzione.

Anche se è vero che la croce è stata uno strumento di tortura, è anche vero che unita al Corpo di Cristo acquisisce per noi una connotazione totalmente diversa. La croce acquista il suo nuovo significato per la presenza di Gesù su di lei.

La croce è parte inseparabile del mistero pasquale che include passione, morte e resurrezione.

Ricordiamo questa antifona molto antica: “Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”. È chiaro che la croce di Cristo è davvero santa, e in essa Dio ha plasmato la nostra salvezza. Quella croce è redenzione non per se stessa, ma perché Gesù vi è stato inchiodato.

E se non possiamo separare la croce di Cristo dall’opera redentrice, non possiamo neanche separare il cristiano dalla croce. Gesù ci chiede di prenderci la nostra croce, ed è per questo che non si concepisce un cristiano senza croce.

Chiedendoci di prendere su di noi la croce, è ovvio che Egli non ci sta chiedendo di caricarci letteralmente una croce di legno, ma un’altra cosa, ciò che è indispensabile per seguirlo, per essere suoi discepoli (Mt 16, 24). E San Paolo dice che il messaggio della croce è forza di Dio (1 Cor 1, 18). La forza di Dio si esprime o si concretizza con la croce stessa, e noi, attraverso la sua croce, adoriamo la forza di Dio, adoriamo il suo amore, adoriamo Lui.

Quello che vuole la Chiesa è che attraverso la croce che ci viene proposta il Venerdì Santo adoriamo Gesù sofferente sulla sua croce, Gesù Cristo nell’atto della sua immolazione; adoriamo Gesù nel luogo e nel momento più estremo del suo amore.

Per questo adorare la sua croce è anche un gesto di riconoscenza nei confronti del Signore Gesù per il suo amore estremo, redentore e concreto, non solo a favore dell’umanità in termini collettivi, ma per ogni persona a livello individuale.

Bisognerebbe chiarire che l’adorazione della croce di Cristo è un’adorazione in ogni caso subordinata o relativa, non assoluta come quella che tributiamo a Dio Trinità.

Quando la liturgia dice che il Venerdì Santo si adora la croce, quello che si sta facendo è adorare Cristo, che vi è morto; non si tratta, dunque, di un atto di adorazione (o latria) assoluta ma relativa, perché grazie a quella croce intrisa del Sangue divino adoriamo il nostro Salvatore.

Per estensione, il culto di adorazione relativa si rivolge alle reliquie della croce autentica e ad altre reliquie di Cristo, come la Sindone di Torino. È un culto che obbliga ad avere attenzione, rispetto e devozione, includendo anche l’esposizione al culto dei fedeli, ma con sicurezza e protezione. L’immagine o reliquia non merita il culto per se stessa, ma perché è direttamente collegata a Cristo e all’adorazione che Egli merita in modo assoluto.

Si capisce che quando si adora la croce di Cristo non si sta dicendo che questa sia Dio o che con essa o attraverso di essa stiamo togliendo a Dio parte dell’adorazione che Gli si deve giustamente.

Il Venerdì Santo, quindi, nessuno adora l’oggetto che vediamo, tocchiamo e/o baciamo. Nessun cristiano idolatra alcun oggetto. Per sapere cosa sia l’idolatria guardiamo alcune definizioni. Il termine deriva dall’unione di “idolo” e “latria”, dove “idolo” è quello che prende il posto di Dio, e “latria” significa culto di adorazione.

Idolatria è quindi adorare (considerare come Dio o come una divinità) qualcuno o qualcosa diverso da Dio. L’idolatria consiste quindi nell’adorare qualcuno o qualcosa diverso da Dio (idolo), e un idolo è un’immagine di una divinità, adorata come se fosse la divinità stessa.

Da quanto detto concludiamo che i cattolici adorano solo Dio e che ai santi si deve rendere un altro tipo di culto (iperdulia per la Madonna e dulia per i santi).

Il cristiano sa chiaramente che l’idolatria è un peccato grave, perché questo significa negare il carattere unico di Dio per attribuirlo a persone o cose create. Un cristiano fa questo? Assolutamente no. Idolatria è paragonare (dare lo stesso peso e/o importanza) la creatura al Creatore, paragone inaccettabile sotto ogni punto di vista.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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