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21 anni ed entri in un convento di clausura? Intervista alla mia sorella minore

Jeffrey Bruno for Aleteia
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Le suore sono esseri umani reali con giorni felici come tutti

La mia sorella minore, cresciuta con me – sempre cantando e rubando i miei vestiti – si sta per tagliare i suoi lunghi capelli ricci, sta per indossare un abito e si appresta a diventare una suora contemplativa, di clausura.

Mi sono confrontata con questo fatto per mesi, e alla fine l’ho fatta sedere e le ho posto le domande che mi frullavano per la testa.

Quando hai iniziato a pensare che potevi avere una vocazione?

Ricordo che quando avevo più o meno 12 anni andavo a Messa ogni giorno e mi chiedevo come potevo pensare a Dio al mattino e poi dimenticarlo per il resto della giornata. Volevo rimanere in chiesa e non dimenticare Dio, e penso che questo sia stato all’origine di questo desiderio. Ovviamente non era un desiderio ben articolato nel mio cuore, ma nel corso degli anni si è rafforzato.

Hai appena 21 anni! Come sai di essere pronta per questa decisione?

Beh, non so se sono pronta, ma il convento è un luogo di formazione. San Benedetto lo definisce una scuola d’amore. Non si va a scuola perché si sa già tutto, ci si va per imparare. Sento di essere pronta a imparare.


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È facile vedere perché gli ordini attivi siano tanto necessari – insegnano, si prendono cura dei morenti, fanno molte opere buone. Ma perché il mondo ha bisogno delle monache contemplative?

Perché Dio ascolta le nostre preghiere. Vuole che preghiamo, e allora Dio ci ha create con la capacità di pregare e di aiutarci a vicenda. Siamo tutti collegati nella famiglia umana attraverso il Corpo di Cristo, e per via di questo legame d’amore possiamo offrirci a Dio ed essere un canale della grazia divina gli uni per gli altri.

Ci sono molte necessità nel mondo che non possono essere soddisfatte, ed è per questo che il mondo ha bisogno delle contemplative.

Cosa speri di offrire al mondo attraverso questa vocazione?

Non so cosa posso fare per il mondo. Sta a Dio deciderlo. Non posso fare molto a meno che Dio non elevi le mie preghiere e non le renda utili per qualcuno in qualche luogo. Gesù ha promesso che se rimaniamo in Lui porteremo molto frutto, e allora il mio progetto è solo rimanere in Lui, e forse in cielo vedrò quali frutti ha tratto Dio dalla mia vita.

C’è qualcosa di questa scelta che ti spaventa un po’?

Sì, certo. Quando la gente sente che entrerò in un ordine penitenziale tende ad assumere che debba amare l’idea di alzarmi nel cuore della notte, mangiare un tozzo di pane, andare in giro a piedi nudi d’inverno, ecc., e io non amo queste cose.

Spero, però, che dopo una vita intera alla scuola dell’amore questo crescerà e si svilupperà in me. E quindi sono un po’ spaventata dalla difficoltà di questa vita, a cui non sono abituata, a livello umano.

Non hai paura di annoiarti?

La noia è una croce con la quale bisogna lottare, ma come una madre lotta con lo stress. Le contemplative non hanno stress. Hanno molta noia.

Detto questo, però, la loro vita ha un ritmo molto bello fatto di preghiera e lavoro, e c’è una bellissima ora di ricreazione la sera in cui ci si riunisce tutte per parlare e cantare. E si formano amicizie incredibili. C’è quindi molta gioia in questo stile di vita semplice e austero.


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Hai mai avuto dei ripensamenti sulla tua vocazione? Cosa ti ha aiutato quando hai avuto dei dubbi?

Ho avuto sicuramente dei momenti difficili. Penso che quello che mi ha aiutato sia stato andare in un convento e incontrare alcune monache, e scoprire che sono esseri umani reali con giorni felici come tutti. Questo ha contribuito a far svanire tutte le immagini ideali che mi ero formata.

Quando si inizia a pensare che le monache non vivano come esseri umani ordinari si comincia a dire: “Oh, non potrei mai vivere così, perché sono un essere umano ordinario”.

Le monache non amano sempre pregare! Hanno distrazioni come chiunque altro. Non sono in ogni momento al culmine della contemplazione. Ma si va in convento per offrirsi a Dio nella propria natura umana, per vivere con Lui giorno dopo giorno.

Come ti senti all’idea di abbandonare famiglia e amici?

È molto dura. Amo la mia casa. Amo la mia famiglia.

È sicuramente il sacrificio più grande che ho mai fatto per Dio. Quello che rende il fardello più leggero (Mt 11, 30) è che mi sto spostando da una famiglia all’altra. Entrerò in una famiglia stupenda, con una madre e delle sorelle. E Gesù.


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Un’ultima domanda. Visto che non ne avrai bisogno, quando te ne andrai posso prendere tutti i tuoi bei vestiti?

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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