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Papa Francesco: “In chi soffre possiamo vedere Gesù”

CTV
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All’Angelus il pontefice ricorda il nuovo beato Josef Mayr-Nusser, «martire perché si rifiutò di aderire al nazismo» per fedeltà a Dio. Prega per il Perù colpito da «devastanti alluvioni»

Appello papale a «essere ogni giorno artefici di riconciliazione e strumenti pace». Perché «quando dimentichiamo la vera acqua andiamo in cerca di pozzi che non hanno acque pulite», avverte il Papa: «La Quaresima è l’occasione buona per vedere il volto del Signore in quello di un fratello o di una sorella sofferente». Un accorato richiamo a non farsi inquinare dai pregiudizi (gli eretici e gli scismatici furono i primi a seguire il Vangelo) e infine un fuori programma per la festa dei padri: «Salutiamo tutti i papà con un grande applauso».

Al tempo di Gesù, puntualizza, la «Samaria, tra Giudea e la Galilea, era abitata da gente che i Giudei disprezzavano, ritenendola scismatica ed eretica, ma proprio questa popolazione sarà una delle prime ad aderire alla predicazione cristiana degli Apostoli».

All’Angelus della terza domenica di Quaresima («tempo per avvicinarci a Gesù e incontrarlo nella preghiera in un dialogo cuore a cuore»), Francesco introduce la Preghiera mariana recitata con i fedeli riuniti in piazza San Pietro traendo spunto dal Vangelo del giorno che «ci presenta il dialogo di Gesù con la Samaritana».

L’incontro, sottolinea il Papa, «avvenne mentre Gesù attraversava la Samaria». E «mentre i discepoli vanno nel villaggio a procurarsi da mangiare, Gesù rimane presso un pozzo e chiede da bere a una donna, venuta lì ad attingere l’acqua e da questa richiesta comincia un dialogo».

Quindi «l’acqua che dona la vita eterna è stata effusa nei nostri cuori nel giorno del nostro Battesimo, allora Dio ci ha trasformati e riempiti della sua grazia, ma può darsi che questo grande dono lo abbiamo dimenticato, o ridotto a un mero dato anagrafico; e forse andiamo in cerca di pozzi le cui acque non ci dissetano».

Dalle Letture proposte dalla liturgia domenicale, Francesco trae lo spunto per la sua riflessione. Osserva il Pontefice, «come mai un giudeo si degna di chiedere qualcosa a una samaritana? Gesù risponde: se tu sapessi chi sono io, e il dono che ho per te, saresti tu a chiedere e io ti darei acqua viva, un’acqua che sazia ogni sete e diventa sorgente inesauribile nel cuore di chi la beve». Certo, «andare al pozzo ad attingere acqua è faticoso e noioso; sarebbe bello avere a disposizione una sorgente zampillante, ma Gesù parla di un’acqua diversa».

Quindi, evidenzia il Papa, «quando la donna si accorge che l’uomo con cui sta parlando è un profeta, gli confida la propria vita e gli pone questioni religiose».

Inoltre, aggiunge Francesco, «la sua sete di affetto e di vita piena non è stata appagata dai cinque mariti che ha avuto, anzi, ha sperimentato delusioni e inganni». Perciò «la donna rimane colpita dal grande rispetto che Gesù ha per lei e quando Lui le parla addirittura della vera fede, come relazione con Dio Padre in spirito e verità, allora intuisce che quell’uomo potrebbe essere il Messia, e Gesù, cosa rarissima, lo conferma: sono io, che parlo con te».

Allora, avverte il Papa, «questo Vangelo è proprio per noi! Gesù ci parla come alla Samaritana: noi già lo conosciamo, ma forse non lo abbiamo ancora incontrato personalmente, e non lo abbiamo ancora riconosciuto come il nostro Salvatore».

In questo modo «possiamo rinnovare in noi la grazia del Battesimo, dissetarci alla fonte della Parola di Dio e del suo Santo Spirito». E così «scoprire anche la gioia di diventare artefici di riconciliazione e strumenti di pace nella vita quotidiana».

Dopo aver appunto invocato un dono dello Spirito («scoprire la gioia di diventare artefici di riconciliazione e strumenti di pace nella vita quotidiana»), Francesco si rivolge alla Vergine Maria affinché «ci aiuti ad attingere costantemente alla grazia che scaturisce dalla roccia che è Cristo Salvatore, affinché possiamo professare con convinzione la nostra fede e annunciare con gioia le meraviglie dell’amore di Dio, misericordioso e fonte di ogni bene».

Dopo l’Angelus il Papa assicura la sua vicinanza «alla cara popolazione del Perù, duramente colpita da devastanti alluvioni». Prega «per le vittime e per quanti sono impegnati nel prestare soccorso». E ricorda che ieri, a Bolzano, «è stato proclamato Beato Josef Mayr-Nusser, padre di famiglia ed esponente dell’Azione Cattolica, morto martire perché si rifiutò di aderire al nazismo per fedeltà al Vangelo». Per «la sua grande levatura morale e spirituale egli costituisce un modello per i fedeli laici, specialmente per i papà, che oggi ricordiamo con grande affetto, anche se la festa liturgica di san Giuseppe, loro patrono, quest’anno sarà celebrata domani». Poi il Pontefice rivolge «un cordiale saluto a tutti voi pellegrini di Roma, dell’Italia e di diversi Paesi».

Saluta «le comunità neocatecumenali venute dall’Angola e dalla Lituania; come anche i responsabili della Comunità di Sant’Egidio dell’Africa e dell’America Latina. Saluto i fedeli italiani di Viterbo, Bolgare, San Benedetto Po, e gli studenti di Torchiarolo». A tutti augura «una buona domenica: non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!».

 

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