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Sarà beato l’uomo che di fronte ad Hitler disse: “Non mi arruolo con il Reich”

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E' il martire altoatesino Giuseppe Mayr-Nusser

L’appuntamento è per le 10 di sabato 18 marzo al Duomo di Bolzano. A quell’ora infatti inizierà la Santa Messa di Beatificazione del martire Giuseppe Mayr-Nusser, fedele laico, morto nel 1945 sotto il nazismo (Radio Vaticana, 17 marzo).

MESSA, ROSARIO E POVERI

Il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, spiega che Mayr-Nusser nel 1934, a 24 anni, fu eletto presidente dell’Azione Cattolica di Trento e nel 1939 presidente della nuova Conferenza di San Vincenzo fondata a Bolzano. La sua giornata era Messa quotidiana, rosario quotidiano, servizio ai poveri e lavoro.

L’ADESIONE ALL’ANTI-NAZISMO

In occasione delle Opzioni in Alto Adige del 1939 si schierò con i Dableiber, ovvero coloro che, contrari all’emigrazione verso il Terzo Reich, vollero mantenere la cittadinanza italiana (La Civiltà Cattolica, 2008), e aderì segretamente al movimento antinazista “Andreas Hofer Bund

Nel 1942 sposò Hildegard, da cui ebbe un figlio, Albert. Arruolato a forza nelle SS, rifiutò per motivi religiosi di prestare giuramento al nazionalsocialismo.

IL GRAN RIFIUTO

Obbligato ad arruolarsi, perché lui era di lingua tedesca, nel 1944 fu inviato a Konitz, presso Danzica, in Polonia, nel campo di addestramento delle SS. Qui gli fu chiesto di prestare il giuramento al Führer ma egli rifiutò, per la sua fede. Lui disse un ‘no’ frontale a Hitler davanti a tutte le SS che si formavano.

DA SAN TOMMASO A GUARDINI

Quando era giovane, spiega ancora il cardinale Amato a Radio Vaticana, aveva letto le opere di San Tommaso, quelle di Romano Guardini, ma soprattutto le Lettere dal carcere di Tommaso Moro, che – come Gran Cancelliere di Inghilterra – aveva detto ‘no’ al suo sovrano per non rinnegare la propria identità cattolica. E quindi questo ‘no’, detto per salvare la propria coscienza, Josef lo ha portato nel suo cuore fino a quella esperienza tragica di dover dire ‘no’ a Hitler, firmando la sua condanna di morte.

LA MORTE SUL TRENO

Fu quindi arrestato, processato e condannato a morte: caricato su un treno verso il campo di concentramento di Dachau, morì durante il tragitto per le conseguenze dei maltrattamenti subiti.

Molti anni dopo, un ex soldato tedesco che lo aveva scortato nel trasferimento disse di aver trascorso 14 giorni con un “santo”.

“GIOVANE DI FEDE E CORAGGIO”

«La Chiesa di Trento gioisce con la Chiesa sorella di Bolzano-Bressanone per la beatificazione di Josef Mayr-Nusser». Così l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi alla vigilia della proclamazione del nuovo beato altoatesino.

«Osserviamo stupiti – aggiunge monsignor Tisi – gli occhi di un giovane, soprattutto nel cuore, che cammina con coraggio e fede enormi verso il sacrificio della propria vita. Lo fa soprattutto per due ragioni. Perché sente dentro di sé la voce insopprimibile della coscienza, che troppe volte ci ostiniamo a soffocare. In secondo luogo, perché Josef sa che nulla possono le parole, se non portano alla testimonianza, da lui definita ‘la nostra unica arma efficace, con semplicità e senza pretese» (Ansa.it, 17 marzo).

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