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Alla costruzione della basilica di San Pietro hanno lavorato anche delle donne?

Brian J. Geiger - CC
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La risposta vi sorprenderà...

Alcuni anni fa, quando studiavo, una delle mie professoresse preferite ci fece uno splendido regalo: una visita alla Fabbrica di San Pietro.

Per chi non sa di cosa si tratti, è il luogo all’interno della basilica in cui i grandi artisti hanno progettato e dato vita all’opera magnifica che oggi è San Pietro.

È un ente creato espressamente per la gestione dell’insieme dei lavori necessari alla realizzazione architettonica e artistica della basilica. La Fabbrica di San Pietro si occupa di tutto ciò che è necessario per il restauro, e custodisce un archivio con un gran numero di documenti preziosi catalogati, con migliaia di note, progetti, contratti, ricevute…

Non immaginate quanto fossi emozionata quando sono arrivata lì. Come esprimere tutti i sentimenti che ho vissuto in quel momento? L’unica cosa che posso dire è che avevo la pelle d’oca vedendo tutte quelle pergamene di pelle di capra o di pecora, custodite accuratamente in vetrine speciali.

All’improvviso immaginavo di veder lavorare lì tutti i grandi personaggi, come Sangallo, Della Porta, Raffaello, Borromini, Bernini o Michelangelo. Ho potuto vedere e ammirare due grandi tesori, uno schizzo con la firma di Michelangelo e la lista dei prezzi di Bernini di ogni ornamento dello splendido altare. Ogni piccolo dettaglio, come un’ape, aveva un prezzo.

Si dice che siano passati di lì più di 70 artisti, ma non ci sono dati certi, perché i documenti contenuti nell’Archivio vaticano vengono aperti e studiati a poco a poco.

Ho comunque ottenuto la risposta a una delle tante domande che mi sono posta nel corso dei miei studi e nelle mie passeggiate per ammirare le opere del Vaticano: ci sono state donne che vi hanno lavorato in un’epoca in cui centinaia di lavori erano riservate esclusivamente agli uomini?

Pensavo “Sicuramente no!”, ma sbagliavo di grosso. L’apertura di alcuni documenti dimostra tutto il contrario. C’erano delle donne che lavoravano il vetro, il ferro, i cristalli, che lucidavano il metallo, infornavano i mattoni e tagliavano i lapislazzuli per il tabernacolo del Bernini, e trasportavano anche il materiale nei carri.

Erano lavoratrici sconosciute e silenziose, come ha detto il presidente dlela Fabbrica di San Pietro, il cardinale Angelo Comastri: “Con il loro anonimo lavoro hanno contribuito alla realizzazione del massimo tempio della cristianità”.

Erano figlie e vedove degli impiegati incaricati di costruire la basilica, molti dei quali morti in incidenti sul lavoro, e ricevevano questa opportunità per poter continuare a sostenere la famiglia con salari giusti che distinguevano il cantiere della basilica.


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Lo ha confermato l’archivista Assunta Di Sante nel suo libro Quando la Fabbrica costruì San Pietro. Un cantiere di lavoro, di pietà cristiana e di umanità XVI-XIX secolo, in cui ricorda che fin dal XVI secolo la Fabbrica ha anticipato la modernità nel campo dell’edilizia, come anche in quello delle politiche sociali e lavorative, visto che i suoi lavoratori erano quelli pagati meglio in tutta l’Europa. L’istituzione, ha sottolineato la Di Sante, mise in atto politiche lavorative estremamente moderne per stabilizzare e garantire la sicurezza economica dei suoi dipendenti.

La magnifica basilica di San Pietro fu quindi eretta anche grazie alle mani di numerose donne, cosa poco comune all’epoca. Donne che venivano anche ben pagate vedendo rispettata la propria dignità.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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